D’Alema “costretto” a lasciare la presidenza della Fondazione europea del Pse. Un complotto non oscuro. Il ruolo determinante di Renzi. Speranza: “Una vendetta politica ordinata dall’Italia”

D’Alema “costretto” a lasciare la presidenza della Fondazione europea del Pse. Un complotto non oscuro. Il ruolo determinante di Renzi. Speranza: “Una vendetta politica ordinata dall’Italia”

Sette anni di presidenza di Massimo D’Alema portano la Feps, Foundation for european progressive studies, uno dei centri studi più prestigiosi nel mondo, “pensatoio dei socialisti europei”, a fare un balzo nel panorama mondiale delle fondazioni, dal 79esimo al terzo posto. Non basta per una riconferma. Non basta aver aperto un dibattito culturale, già, la politica è cultura o non è, non basta il coinvolgimento di intellettuali come Piketty e Stiglitz, tanto per citare due personalità fra le tante che hanno collaborato con la Feps. Proprio l’ultimo libro di Stiglitz porta la prefazione di D’Alema e sarà presentato in autunno. Alla assemblea della Fondazione, tenuta a Bruxelles, D’Alema aveva chiesto di rinviare la votazione relativa al presidente al mese di ottobre, evitando una spaccatura, annunciata, della Fondazione e consentendo a lui la presentazione del libro con Stiglitz. Niente da fare. A Bruxelles si doveva  consumare quella che è stata chiamata la “vendetta italiana”, una trama non oscura ordita dal clan renziano. Era stata La Stampa, unica testata cui era pervenuta da “fonti non ignote”, a pubblicare una lettera in cui sette fondazioni, a partire dalla importante fondazione Ebert, si erano schierate contro D’Alema perché “ha supportato la scissione del suo partito ed è una figura chiave nella creazione di un nuovo movimento politico che competerà contro il Pd”. Davvero incredibile che ben sette fondazioni che si richiamano ai partiti socialisti e democratici, abbiano fatto l’esame del sangue ad una personalità del mondo socialista che opera per rafforzare, nel suo paese e a livello internazionale, la forza del socialismo, un socialismo che perde colpi e, vedi elezioni francesi, rischia la scomparsa.

Un colpo di coda di un partito del socialismo europeo in piena crisi

Una discriminazione che nega pluralismo e democrazia. Un Pse in piena crisi in Europa che già ai tempi del referendum a difesa della Costituzione, era intervenuto a sostegno di Renzi, poi sconfitto dal voto popolare. D’Alema aveva invitato il Pse a non interferire sulle scelte nazionali compiute da una parte del Pd, che poi si doveva dimostrare vincente. Niente da dire invece da parte dei dirigenti del Pse per le prese di posizione di Renzi a sostegno di Macron e, guarda caso, proprio contro i socialisti francesi. La “colpa” della presidenza D’Alema è stata quella di approfondire studi e ricerche sulla necessità di andare oltre la “Terza via blairiana”, ricerca insopportabile per un Pd che si è spostato sempre più verso il centrodestra con puntate anche nel campo tipico delle destre, leggi migranti. Giornali, come Huffington Post, ne parlano apertamente.

I socialisti europei si spaccano in due. Una trama non oscura

Scrive il quotidiano di diretto da Lucia Annuziata: “La notizia, certo, è che alla fine Massimo D’Alema è costretto a cedere alla portoghese Joao Rodriguez la presidenza della Feps, la fondazione europea che l’ex premier ha presieduto per sette anni con orgoglio e passione. Ma la notizia è, soprattutto, che a Bruxelles si consuma una ‘vendetta’ tutta italiana nella regia, di Matteo Renzi contro l’odiato D’Alema, e tutta italiana nelle modalità”. Ancora, I socialisti si spaccano in due sull’ex premier. Tedeschi, portoghesi, spagnoli: è stato il segretario del Pd a “cucire” una maggioranza “contro” D’Alema, attraverso il suo plenipotenziario in Europa, Giacomo Filibeck, il segretario generale aggiunto del Pse. Una trama fitta, fatta di incontri, telefonate, (Gianni Pittella, presidente del gruppo Socialisti e democratici al Parlamento europeo, sapeva niente? ndr) al punto che in parecchi dei suoi avevano suggerito a D’Alema un passo indietro. Passo indietro che non c’è stato.  Roberto Speranza, coordinatore di Articolo1-Mdp di cui D’Alema è stato uno dei fondatori va giù durissimo. “Oggi – afferma – si è scritta una pagina nera della storia del Pse che rappresenta limpidamente la crisi drammatica del socialismo europeo. Si consuma una vendetta politica ordinata dall’Italia”. Di “fatto gravissimo” che “spezza il clima di collaborazione” parlano anche gli europarlamentari Paolucci, Panzieri e Zanonato.

Il Pse già malandato prende un altro colpo, si squalifica ancor più

Da settimane, si legge, la vendetta “è stata costruita da Renzi, d’intesa con Filibeck. Il segretario del Pd ha scelto una candidata portoghese, parlamentare esperta, e con il premier socialista del Portogallo ha lavorato per coprirsi a Sud. Fonti informate parlano di contatti anche nella giornata di oggi. Con Schulz è stato costruito l’asse del Nord. Col segretario del Pse Stanishev la copertura ad Est”. Un vero e proprio colpo di stato, si potrebbe dire, costruito da esponenti del Pse noti per le sconfitte riportate, responsabili della crisi in cui versa il socialismo europeo. Le cronache dell’assemblea   raccontano che D’Alema dopo una lunga discussione ha chiesto di non dividere, di non spaccare la fondazione, di tener fuori dal dibattito le vicende nazionali e di spostare la votazione all’11 ottobre. Niente da fare, la votazione non veniva rinviata, la “vendetta” italiana doveva andare fino in fondo. Si votava, 22 contrari al rinvio, i tedeschi, favorevoli francesi e inglesi. 22 a 15, D’Alema prende atto, si chiama fuori. Il partito del socialismo europeo già tartassato prende un altro colpo, si squalifica agli occhi del mondo della politica e della cultura.