D’Alema. Cerchi il colpevole di qualsiasi cosa? È lui, sempre. Accuse gratuite di Damilano a Piazzapulita. La risposta: “Sei uno stupido”. Poi: “mi spiace di averlo trattato in modo ruvido”. Sullo sfondo il renzismo, Pisapia, la sinistra

D’Alema. Cerchi il colpevole di qualsiasi cosa? È lui, sempre. Accuse gratuite di Damilano a Piazzapulita. La risposta: “Sei uno stupido”. Poi: “mi spiace di averlo trattato in modo ruvido”. Sullo sfondo il renzismo, Pisapia, la sinistra

Massimo D’Alema? Una leggenda metropolitana. Ormai tutti i guai dell’Italia si devono a lui. Marco Damilano, vicedirettore dell’Espresso, commentatore politico certo non di primo pelo, una delle  “firme” di punta del giornalismo italiano, invece di intervistare  Massimo D’Alema a “Piazzapulita” parte lancia in resta, nel silenzio di Corrado Formigli, intentando una specie di processo al passato di D’Alema. Gli ricorda il “gruppo” di collaboratori da lui creato a metà anni ’90, che annoverava gente come Fabrizio Rondolino, Nicola Latorre, Claudio Velardi, Matteo Orfini: “Tutta gente che oggi è diventata renziana – dice Damilano – Non si sente un po’ responsabile per aver creato politicamente Matteo Renzi?”. D’Alema ribatte: “Per questo lo combatto tutti i giorni, per rimediare all’errore fatto”. Ma Damilano non si accontenta. Non vediamo quale sia la colpa di D’Alema. O meglio ne ha una: di essere circondato di persone di sicura fede di sinistra, comunista, che poi ne hanno tradito la  fiducia e sono diventati protagonisti ricercati dai conduttori di talk show  per attaccare uno dei protagonisti della vita politica italiana ed europea. Una colpa? Se è così chi è senza peccato scagli la prima pietra perché di coloro che transitando dal  Pd hanno rinnegato il passato diventando tifosi renziani al cento per cento, se ne trovano quanti se ne vuole. Basta scorrere l’elenco di ministri, viceministri, sottosegretari, qualcuno/a proveniente dalla Cgil, oggi schierati a difesa dei voucher, allo scippo di un referendum sottoscritto da tre milioni di cittadini. Damilano ha accusato D’Alema di aver affossato il governo Prodi, di aver “tramato” contro di lui, di aver anticipato chi ha voluto eliminare l’articolo 18 dallo statuto dei lavoratori, di aver insomma anticipato il jobs act.

Un processo in tv senza che l’accusato avesse possibilità di smentita

Un processo in tv, a ruota libera senza che l’accusato avesse qualche possibilità reale di smentita. Eppure Damilano sapeva bene come erano andati i fatti, perché Bertinotti aveva ritirato il sostegno al governo Prodi, per il fallimento della candidatura a presidente della Repubblica. Proprio su questo argomento D’Alema gli aveva concesso una intervista. Così come non è un segreto che l’ex presidente del Consiglio nel corso di un Congresso, non in segrete stanze, sia intervenuto in dissenso con Cofferati, ma non per abolire l’articolo 18. Nel Pci si discuteva, ci si confrontava, non solo nelle stanze della direzione, ma anche pubblicamente.

D’Alema di fronte non ad una intervista sull’oggi per la quale era stato invitato da Formigli  ma ad un interrogatorio da primo grado si è sentito offeso: “lei dice che vuole ricostruire l’Ulivo – gli ha detto Damilano – in realtà è quello che lo ha ucciso”. Ancora: “A Prodi ha detto stai sereno mentre lo faceva affondare”. D’Alema è scattato: “Lei è uno stupido”, ha sibilato. Formigli che aveva perso il controllo della trasmissione non ha saputo più che fare. Più tardi D’Alema rispondendo ad una domanda di Damilano ha trovato il modo di ricondurre l’intervista su un piano di normalità. Ha detto rivolto al suo interlocutore: “Mi spiace di averlo trattato in modo ruvido ma lei è un conservatore da leggenda del passato”.

Perché una intervista tanto rancorosa. La linea del gruppo editoriale

Ci domandiamo perché  una “firma” come il vicedirettore de L’Espresso si sia reso protagonista di una intervista così rancorosa? Per trovare una risposta non c’è bisogno di andare molto lontano. Il gruppo editoriale che fa capo a De Benedetti, in omaggio alla linea sostenuta da Eugenio Scalfari fino a qualche giorno fa, si è fatto sostenitore di “Campo progressista”, leggi Pisapia, l’ex sindaco di Milano che  qualche tempo fa ha lanciato questa associazione per dare sostegno a Renzi Matteo in cerca di voti. L’operazione avrebbe dovuto coinvolgere Articolo1-Mdp, in vista di una alleanza per ricostruire il centrosinistra, a guida Renzi Matteo. In particolare Repubblica ha sostenuto l’operazione. Lo stesso Pisapia, senza mai pronunciarsi ufficialmente faceva sapere che in una eventuale alleanza con Mdp non c’era posto per D’Alema, un “antirenzista” che imbarazza Pisapia. Proprio in una intervista a Bersani rilasciata a Repubblica, il giornalista gli chiede: “L’antirenzismo di  D’Alema è un imbarazzo per Pisapia?”.

Il problema non è l’antirenzismo  ma  l’intesa  fra l’ex premier e Berlusconi

Il problema non è “l’antirenzismo” di D’Alema, ma il fatto che Renzi ha scelto Berlusconi come suo partner di un eventuale governo. Il problema è politico. Questo dovrebbe saperlo bene anche Damilano. E forse  ci  vorrebbe un po’ di rispetto per una personalità, certo ruvida, ma che ha avuto, da segretario di un grande partito, presidente del Consiglio, ministro, ora cofondatore di Articolo1-Movimento democratici e progressisti. Anche perché, malgrado Renzi abbia provato a rottamarlo è sempre in campo. Chi rischia grosso è proprio lui. Non è un caso che Veltroni cui il giovanotto di Rignano si è richiamato tornando al Lingotto oggi lo abbia sconfessato. Con le scelte che sta facendo in merito alla legge elettorale e alle elezioni anticipate “si torna agli anni ‘80 e si rischia l’instabilità totale”.

Per uno che si dichiara innovatore è come una mazzata. Ne tenga conto anche Damilano al quale, malgrado la caduta di stile a Piazzapulita, confermo la mia stima e amicizia.