Con la Cgil a piazza San Giovanni. Tanti giovani, allegria e combattività. Malinconiche banalità di Gentiloni. Parlano esponenti delle sinistre. Domenica faccia a faccia al Brancaccio. Difficile cammino unitario. .Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà

Con la Cgil a piazza San Giovanni. Tanti giovani, allegria e combattività. Malinconiche banalità di Gentiloni. Parlano esponenti delle sinistre. Domenica faccia a faccia al Brancaccio. Difficile cammino unitario. .Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà

A vedere la faccia malinconica di Paolo Gentiloni e ad ascoltare le parole pronunciate a Bologna nel corso di una intervista collettiva sul palco di “Repubblica delle idee”, il quotidiano sempre più bollettino di Renzi Matteo, ci torna alla mente un vecchio film, Bambi, splendido cartone animato, più correttamente un lungometraggio di animazione prodotto dalla Walt Disney nel 1942 e distribuito in Italia nel 1948. I protagonisti sono Bambi, un cervo  dalla coda bianca, i suoi genitori (il Grande Principe della foresta e la madre senza nome), i suoi amici Tamburino (un coniglio dal naso rosa), Fiore (una moffetta) e la sua amica d’infanzia e futura compagna Faline. C’è una tenerezza che ti strappa il cuore nel rapporto fra la madre e Bambi che ascolta i suoi consigli, norme di vita nel mondo degli adulti. Uno in particolare: “Quando non sai cosa dire è meglio che non dici niente”. Bambi sorride felice. Gentiloni, a Bologna, era meglio se evitava di commentare la grande manifestazione della Cgil. Con l’aria malinconica, dolente diciamo, che è gli solita affermava “La manifestazione di oggi ovviamente non la condivido, sarei un po’ matto perché è contro decisioni del mio governo”. Era noto a tutti che la decisione di reintrodurre i voucher era stata del suo governo, con Renzi sullo sfondo. Quindi la prima ovvietà poteva risparmiarsela.

L’offesa del premier al più grande sindacato italiano: in fondo manifesta solo la Cgil

Poi una banalità che suona offesa al più grande sindacato italiano. “Quella promossa dalla Cgil contro la reintroduzione dei voucher non è una manifestazione dei sindacati ma di un sindacato, anche se il più importante e non solo dal punto di vista numerico. L’intero paesaggio sociale italiano non è sulle stesse posizioni della Cgil”, ha osservato il capo del governo, citando le rappresentanze di “piccole e medie imprese, cooperative, altri sindacati” e per questo “la rispetto ma non la condivido”. Dunque per il presidente del Consiglio visto che si tratta di un solo sindacato si può prendere a pesci in faccia, si possono scippare alcuni milioni di cittadini che hanno apposto la loro firma ai quesiti referendari, si può violare la Costituzione, tanto si tratta di un solo sindacato. Non solo. Ci ha colpito il tono dimesso, la malinconia che il suo volto esprimeva mentre pronunciava parole che non dovrebbero uscire dalla bocca di un presidente del Consiglio. E non può prendere a scusante il fatto che il Capo dello Stato ancora non si sia pronunciato, lui che, ancora una volta chiamato in causa da Susanna Camusso, è il garante della Costituzione.

Il “rosso Cgil” colora la piazza storica della sinistra italiana. La presenza degli studenti

Ascoltando Gentiloni, il malinconico, ci sono tornati a mente i volti dei tanti, tantissimi giovani, che hanno affollato le vie di Roma e poi piazza San Giovanni. Volti allegri, tante bandiere rosse, il “rosso Cgil”, sventolate, tanti berrettini rossi e bianchi per pararsi dal sole che ti infiammava la testa. “Perché – ho chiesto ad un gruppo di giovanissime e giovanissimi – siete così allegri?”. “Perché siamo in tanti a difendere la Costituzione, i diritti che a noi, prime vittime dei voucher, sono negati. Perché siamo tornati in strada così come per il referendum a difesa della Carta. Perché allora abbiamo vinto e vogliamo vincere ancora”. Dà forza alla presenza dei giovani, degli studenti, la presa di posizione di Rete della Conoscenza, Unione degli studenti e Link Coordinamento Universitario in piazza con la Cgil contro quella che a loro dire è “la vergogna della manovrina”. “Siamo in piazza con le lavoratrici ed i lavoratori – dichiara Martina Carpani, coordinatrice nazionale della Rete della Conoscenza – perché siamo indignati dall’assenza di democrazia nel nostro Paese. Il ‘No’ del 4 dicembre ha dato un risultato chiaro: priorità ai temi del lavoro, dell’istruzione, al contrasto alle disuguaglianze. Si continua invece come al solito a fare gli interessi di pochi”. “La fiducia, passata nel silenzio generale – continua Francesca Picci, coordinatrice nazionale Unione degli Studenti – è un atto gravissimo per le forze politiche che non hanno votato contro la manovrina. Dopo che non ci hanno fatto votare i referendum, hanno trovato un modo per aggirare la Costituzione contro gli interessi di tante e tanti giovani sempre più sfruttati a partire dalle esperienze di alternanza scuola-lavoro a scuola, dei tirocini alle università, fino al lavoro volontario e sottopagato”. ”Questo governo sta ancora una volta tradendo la nostra generazione – afferma Andrea Torti, coordinatore di Link coordinamento universitario – già privata in ogni sua parte del diritto allo studio, alla pensione, del lavoro degno. Noi non ci fidiamo e non ci siamo mai fidati. Non ci sarà la fiducia delle persone che subiscono un lavoro non degno per questa manovra indecente. Siamo in piazza ed è solo l’inizio, perché deve ripartire il riscatto. Le priorità sono i nostri bisogni, non gli interessi di pochi”.

Lavoro, diritti, democrazia per costruire una politica che guarda ai problemi dei cittadini

È a questi giovani che, in primo luogo, devono risposte concrete le forze politiche che si richiamano alla sinistra, oggi divisa, frazionata, alla ricerca di una unità difficile da trovare se ognuno guarda  al proprio ombelico, se al politichese non si sostituisce la Politica, con la P maiuscola, fatta di progetti, programmi, proposte, per affrontare tre grandi problemi del nostro Paese, dell’Europa:  “Lavoro, diritti, democrazia”. La reintroduzione dei voucher è la forma più odiosa decisa dal governo, la rivincita cui ambiva Renzi Matteo, mandato a casa con il voto del 4 dicembre.  Domenica, al Teatro Brancaccio, gli esponenti delle  formazioni della sinistra che erano presenti alla manifestazione e che hanno rilasciato dichiarazioni e interviste si troveranno di nuovo insieme al teatro Brancaccio per iniziativa di Montanari, vicepresidente di Libertà e Giustizia, un movimento che ha dato un significativo contributo alla vittoria del 4 dicembre, e di Anna Falcone, vicepresidente del Comitato per il no. Sotto il palco assolato si sono confrontati a distanza, mediatori i giornalisti con le loro interviste, al Brancaccio si guarderanno in faccia, esprimeranno proposte, valutazioni, su come andare avanti, la platea sarà formata da esponenti di sindacati, a partire della Fiom di Landini, di movimenti, associazioni, cittadini che hanno raccolto l’appello. Mancherà Pisapia così come è mancato a Piazza San Giovanni. Il suo messaggio inviato a Susanna Camusso parla, a proposito del ritorno dei voucher, come di “una scorrettezza”  nei confronti dei cittadini, dei sindacati che non sono stati consultati. Una visione restrittiva dell’accaduto. Non è solo “una scorrettezza”, fanno notare i dirigenti della Cgil presenti nella storica piazza, ma  uno “sfregio” alla Costituzione.

Raffica di interviste, Bersani, D’Attorre, Speranza, Scotto, Fratoianni, Rossi, D’Alema

L’assoluta gravità della situazione  e la necessità di una scesa in campo è il tratto comune delle numerose dichiarazioni. Bersani, in particolare, è fra i più gettonati. Si riferisce a quanto compare sui giornali, Repubblica in particolare. Dobbiamo evitare che Renzi porti tutti a una comune rovina, “Listone? Leggo sui giornali – dice – di strategie oniriche… siamo a una strategia al giorno ma attenzione che una strategia al giorno toglie il leader di torno”. “Io sono per una sinistra di governo e non di testimonianza, che si può esprimere solo nella forma del centrosinistra e con politiche alternative a quelle fatte fin qui. Noi con la destra non ci andiamo”.  “Voglio credere –conclude – che tutti quelli che si ritengono di centrosinistra si sottraggano al teatrino e facciano sentire la loro voce sui problemi concreti della gente; dobbiamo tornare ai diritti del lavoro, agli investimenti e occuparci di fisco e sanità. Noi con la destra non ci andiamo”. E con Pisapia come la mettiamo dal momento che il 1 luglio Articolo1-Mdp sarà con il “Campo progressista” in piazza Santi Apostoli? Qual è il programma di una eventuale alleanza? Dice Alfredo D’Attorre, impegnato per Articolo1 alla costruzione di una bozza di programma: “Renzi ormai è stato già sconfitto perché credo che il 4 dicembre sia comunque uno spartiacque. Il problema è come evitare che la sua sconfitta trascini con sé tutto il centrosinistra.

Noi dobbiamo evitare che Renzi – che non è quel vincente che immaginava di essere ma che all’appuntamento decisivo ha perso – porti tutti a una comune rovina. Il senso della nostra sfida è costruttivo e ricostruttivo”. Rispondendo all’appello di Civati (Possibile) a costruire una lista unica di sinistra afferma: “Vedo possibile la costruzione di una formazione larga, innanzi tutto attorno ai temi del lavoro. Noi saremo sia all’iniziativa di domani promossa dai comitati per il No al referendum (al teatro Brancaccio di Roma, ndr) e poi siamo coprotagonisti dell’iniziativa che ha lanciato Pisapia. Il punto qual è? Dobbiamo essere larghi e inclusivi, ma senza dare l’idea che stiamo facendo la solita ridotta della sinistra minoritaria perché quello sarebbe il maggior favore a Renzi. Noi dobbiamo occupare uno spazio largo che ha lasciato scoperto il Pd renziano. Non dobbiamo essere una forza di testimonianza. L’unità è una condizione importante, ma conta il profilo politico”. Una risposta anche a Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, il quale aveva affermato: “In piazza oggi con la Cgil per difendere i diritti del lavoro. Aver reinserito i voucher è una truffa persino dal sapore eversivo. Un furto con destrezza nei confronti della democrazia italiana. C’è un popolo in questo Paese che non si rassegna ai soprusi e alle ingiustizie, lo comprenda il Pd e il governo Gentiloni. E questa manifestazione ci dice che serve una sinistra che rimetta al centro i diritti, la lotta alle ineguaglianze, il mondo del lavoro”. Parla il coordinatore di Articolo1, Roberto Speranza: “Non va ridotto il sistema politico italiano a Renzi-Grillo: è molto più complesso.

Una frattura con il popolo di centrosinistra che si oppone alle politiche del renzismo

Le politiche fatte da Renzi in questi anni hanno provocato una frattura con il popolo di centrosinistra, questa piazza lo dimostra e rappresenta una parte significativa di quel popolo che si oppone alle politiche degli ultimi anni del renzismo e che fa parte a sè”. Arturo Scotto. deputato di Articolo1: “Questa manifestazione rappresenta un punto di svolta importante. Dopo un furto di referendum come è stato quello compiuto, la reazione popolare è stata straordinaria e la Cgil rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per migliaia di persone e milioni di lavoratori. Noi siamo qui e pensiamo che a questa piazza vada data anche una rappresentanza politica”. Forse, questo è proprio lo snodo più importante e anche più difficile. Il punto di partenza non può che essere questa manifestazione e non gli “scenari” e i retroscena con i quali i media trasformano i problemi del nostro paese in chiacchiericcio. Enrico Rossi, il governatore della Toscana, esponente di Articolo1 con poche parole indica anche il cammino futuro che non può essere segnato dalle interviste e dai virgolettati dettati dai collaboratori del segretario del Pd.

Una grande e bella manifestazione. Io c’ero, orgoglioso di esserci

Dice Enrico Rossi: “Una grande e bella manifestazione di lavoratori e di giovani contro il lavoro precario e non tutelato contro la ‘vigliaccata’ di avere tolto e poi rimesso i voucher per evitare il referendum. Io c’ero, felice e orgoglioso di esserci”. “Quell’io c’ero, orgoglioso di esserci” è tutto un programma, chiari i riferimenti agli “assenti” che preferiscono  le interviste pilotate con scriba compiacenti, come l’editore detta. Fra gli assenti, uno molto importante. Massimo D’Alema che non ha potuto partecipare per motivi personali, sempre agli onori delle cronache politiche dove gli attacchi, anche personali, contro di lui sono pane quotidiano non solo per gli scriba di marca renziana, ma anche per chi, essere “antidalemiano”, è quasi un vezzo, di sicuro un lasciapassare per le comparsate televisive. D’Alema, uno dei fondatori di Mdp di cui Pisapia dice che ha visioni della politica diverse dalle sue quasi che il pluralismo delle idee sia un male da combattere e non un segno di democrazia, ha rilasciato alle agenzie di stampa una nota in cui afferma: “La manifestazione della Cgil è la giusta risposta del mondo del lavoro alla vergognosa vicenda dei voucher. Alla mortificazione dei diritti dei lavoratori rappresentata dal Jobs Act, il Governo ha aggiunto l’insopportabile sopruso di non consentire lo svolgimento del referendum, negando ai cittadini la possibilità di difendere i propri diritti”.

Grazie alla Cgil per l’ imponente iniziativa di partecipazione democratica

“Purtroppo, per motivi strettamente personali – afferma -, non posso essere oggi in piazza San Giovanni, ma esprimo piena solidarietà a tutte le lavoratrici e ai lavoratori e gratitudine alla Cgil che ha voluto organizzare, ancora una volta, un’importante e imponente iniziativa di partecipazione democratica”. Domani, domenica, un’altra giornata importante per quella “partecipazione democratica” di cui parla D’Alema. Partecipazione  che  al teatro Brancaccio,  si annuncia  molto elevata, una tappa importante, in un cammino, un percorso molto difficile. Quando a sinistra si parla di rapporti unitari, di ricerca dell’unità, di progetti condivisi, la storia italica dimostra che le difficoltà ci sono, difficili da superare. Questa volta, forse il ritorno in campo della Cgil è un incentivo, c’è la speranza di farcela. Il percorso non si annuncia né facile né breve. In un editoriale pubblicato su l’Ordine Nuovo” nell’aprile 1920, Gramsci attribuisce il motto a  Romain Rolland: “La concezione socialista del processo rivoluzionario è caratterizzata da due note fondamentali, che Romain Rolland ha riassunto nel suo motto d’ordine: Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”.

 

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