Comunali. Chi ha davvero vinto e chi ha davvero perso. Pd e M5S condividono la sconfitta. Ad Arcore si torna a sorridere

Comunali. Chi ha davvero vinto e chi ha davvero perso. Pd e M5S condividono la sconfitta. Ad Arcore si torna a sorridere

Il giorno dopo le elezioni comunali, nel Pd sembra prevalere una certa cautela in attesa dei ballottaggi. Una cautela confermata plasticamente dalla scelta del segretario Matteo Renzi di dedicare appena quattro righe su Facebook al commento dei risultati elettorali. “Buoni i dati delle amministrative, adesso avanti per i ballottaggi. In bocca al lupo ai sindaci già eletti. Il giorno dopo delle elezioni solitamente si fanno tante analisi, chiacchiere e discussioni, come è persino naturale. Noi oggi abbiamo fatto una scelta diversa”, scrive Renzi, prima di andare nei paesi terremotati di Accumoli e Amatrice insieme al governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Al Nazareno, però, le analisi del risultato si fanno, eccome. Il vicesegretario Maurizio Martina e il responsabile Enti locali Matteo Ricci hanno ricevuto la consegna da Renzi di “picchiare duro” sul Movimento 5 stelle per approfittare del periodo negativo dei grillini, ma senza cantare troppo vittoria.

Il Pd si dichiara soddisfatto dall’esito elettorale. Ma dietro i sorrisi compare la delusione

“Siamo molto soddisfatti dal risultato, le amministrative sanciscono in maniera chiara e netta la sconfitta del Movimento 5 stelle”, dice infatti Ricci in conferenza stampa, dicendosi “assolutamente fiducioso” per il secondo turno. Che però è tutto da giocare, con città importanti come Genova e Parma in cui il centrosinistra appare indietro. “I conti si fanno alla fine, da qui ai prossimi quindici giorni noi saremo pancia a terra sulle comunali poi si faranno i ragionamenti del caso sul livello nazionale”, ha detto Martina. E proprio qui, infatti, sta l’indicazione di Renzi (che in campagna elettorale si è impegnato poco o nulla, ma che per il secondo turno dovrebbe scendere in campo) ai suoi. Rispetto alla settimana scorsa, il voto delle comunali non ha spostato niente nelle strategie su legge elettorale ed eventuale voto anticipato. Ettore Rosato cita proprio le parole di Renzi al Corriere della Sera: “Matteo ha detto che si vota nel 2018, per noi il discorso è chiuso”. E un altro deputato Dem aggiunge: “Non cambia nulla, anche perché non è stato un grande successo. Aspettiamo i ballottaggi, ma non mi sembrano risultati che possano spingere una nuova accelerazione verso le urne”. Anche per quanto riguarda la legge elettorale, spiega il parlamentare, “non ci sono i numeri” per norme di impianto maggioritario. Di nuovo Rosato chiarisce: “Abbiamo detto che non accetteremo un accordo sulla legge elettorale più stretto di quello che avevamo raggiunto sul tedesco. Non faremo una legge elettorale contro qualcuno”, vale a dire che il Pd non firmerà un’intesa se non ci saranno sia M5s che Fi. Casomai una indicazione che può provenire dalle urne è quella relativa alle alleanze, con l’obiettivo di allargare il centrosinistra. E l’interlocutore privilegiato, per Renzi, resta Giuliano Pisapia. Certo, rileva Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria, “sul piano locale le coalizioni sono esperienza consolidata” mentre “a livello nazionale la cosa è più complessa. Comunque, Renzi ha detto che Giuliano Pisapia è un interlocutore autorevole che deve far parte del progetto di centrosinistra per il governo del Paese”. Da questo punto di vista, ragiona un esponente Pd, “si potrebbe valutare il premio alla coalizione, per fare il patto con Pisapia. Ma bisogna prima vedere se il patto è davvero possibile. E, comunque, Fi non lo accetterà mai…”.

M5S: i grandi sconfitti cercano giustificazioni e scuse, e lanciano appelli a sostenere i loro 9 candidati nei ballottaggi

Dalla parte dei grandi sconfitti di questa tornata elettorale, i grilli, Di Battista non nasconde le difficoltà: “Non è il momento delle chiacchiere. Io mi sono speso. Speravo in molti più ballottaggi. Ma ci sono tanti cittadini che si stanno impegnando e che possono arrivare ad amministrare diversi comuni. Quindi sotto a lavorare. Vanno sostenuti e io lo farò”. Nonostante la linea ufficiale precisata dal post di Beppe Grillo sul blog (“noi cresciamo, i partiti si nascondono dietro le liste civiche”), dalle reazioni dei parlamentari a 5 stelle qualche prudente espressione di delusione e di sorpresa per il risultato del Movimento emerge: “Le amministrative per il M5S sono – da sempre – le elezioni più complesse. Io credevo – ha osservato Di Battista – che in alcuni comuni ce l’avremmo fatta e invece no. Quindi che si fa? Ci si impegna ancor di più. Non è facile. Ci presentiamo quasi sempre con candidati sconosciuti. Ma non è questo l’obiettivo del Movimento? Noi crediamo nel cittadino che si fa Stato e nel presentarci sempre da soli per non dover scendere a compromessi con nessuno. Questo fa sì che il percorso nei territori sia lungo e difficile. L’abbiamo sempre saputo”. “Adesso – ha ribadito il popolare deputato – tutte le energie devono essere rivolte ai comuni dove siamo al ballottaggio e dove in tanti si impegnano da mesi notte e giorno. Nei prossimi giorni vi farò sapere dove sarò a dargli una mano. Come sempre”. Insomma, riemerge nei 5Stelle il tema della giustificazione della sconfitta, che tuttavia, come una sorta di ossimoro, è anche l’elemento che li distingue: la loro presunta novità, le facce nuove, che erano il segno distintivo del successo del 2013, questa volta sono considerate come un limite all’affermazione sul territorio dei candidati 5Stelle. Si tratta di un leit motiv, di una parola d’ordine, che circola insistentemente nelle dichiarazioni di tutti gli esponenti grilli, di prima, seconda e ultima fascia, dal sindaco di Livorno Nogarin al Corriere della Sera a Di Maio e Di Battista, insieme con l’appello a sostenere i nove candidati grillini giunti al ballottaggio sui circa 140 comuni oltre i 15mila abitanti in cui si erano presentati. Ma nell’elenco dei comuni non compare alcun centro di dimensioni importanti, come avvenne solo lo scorso anno quando Roma e Torino fecero davvero scalpore. I nove comuni in cui i 5Stelle sono al ballottaggio sono i seguenti:  Fabriano, Carrara, Ardea, Guidonia, Canosa, Mottola, Acqui Terme, Santeramo e Scordia, e insieme non raggiungono la popolazione di un quartiere di Roma.

L’impietoso confronto dei numeri nei capoluoghi dice che Pd e M5S escono entrambi malconci

In realtà, se confrontiamo i dati relativi alla performance del Partito democratico e del M5S nei 25 comuni capoluoghi scopriamo che entrambi hanno subito una sconfitta elettorale, che per il partito di Renzi è coperta solo dal sistema elettorale che consente le alleanze, mentre per i grillini è senza attenuanti. Il Partito democratico, ad esempio, registra una sola punta verso l’alto col 29% registrato a Monza, a Lucca e Pistoia non va oltre rispettivamente il 21 e il 23%, mentre ad Asti, Frosinone, Lecce e Palermo conquista tra il 5 e il 9%, e nelle altre 18 realtà staziona tra il 10 e il 19%. Significativi i dati di Genova, appena un 19,83%, e di La Spezia, dove il Pd si ferma al 15. Eppure Genova esprime la ministra della Difesa Pinotti e Spezia il ministro della Giustizia. Al contrario, i risultati dei grillini sono ancora più deprimenti nei 25 capoluoghi. In sei di essi si attestano tra il 18 di Genova, il 15 di Asti, il 13 di Palermo, il 12 di Taranto, Trapani e Alessandria. Negli altri 19 capoluoghi, risultati ad una sola cifra. Penalizzati dal forte astensionismo? Da candidati nuovi, talmente nuovi, da essere fantasmi? Può darsi tutto. Ma i numeri sono numeri, e ci dicono che la presenza grillina sul territorio si è rarefatta, liquefatta. E questo è un grave problema politico.

E mentre nelle fortezze piddine e grilline si piange, ad Arcore si sorride

E mentre nelle fortezze piddine e grilline si piange, ad Arcore si torna a sorridere. Berlusconi dichiara in una nota: “Il risultato del voto è rilevante: nonostante il maggiore radicamento storico del Pd alle elezioni amministrative, dimostrato dal grande numero di sindaci uscenti, il centro-destra si dimostra fortemente competitivo ovunque, e, oltre alla vittoria al primo turno a Frosinone, partecipa ai ballottaggi praticamente in tutti i comuni capoluogo, nella maggior parte dei casi con buone possibilità di vittoria”. Inoltre, “questo avviene anche nelle regioni storicamente più legate alla sinistra, come la Liguria, l’Emilia-Romagna e la Toscana, dove siamo al ballottaggio in tutti i capoluoghi chiamati al voto. Si tratta di elezioni amministrative, molto condizionate da fattori locali, quindi è saggio non trarne indicazioni affrettate a livello politico generale”. “Oggi – scrive ancora Berlusconi – il centrodestra ha davanti a sé una sfida importantissima. Quella di portare il nostro modello di buongoverno liberale in molte città italiane. Per questo dobbiamo impegnarci a fondo: la sfida è quella di battere la sinistra, continuando a privilegiare le ragioni dell’unità, ma soprattutto a parlare di temi concreti, di programmi e di progetti realizzabili, meno tasse comunali, più sicurezza, meno burocrazia, più trasparenza, più ordine e pulizia, più controlli degli immigrati, attrazione per gli investimenti, attenzione a chi è rimasto indietro. E’ quello di cui le città italiane da sud a nord hanno bisogno. I candidati sindaci sostenuti da Forza Italia sapranno realizzarlo”. Ecco la vera sfida, Berlusconi l’ha lanciata. Chi la raccoglierà?