Cgil. In decine di migliaia da ogni parte d’Italia a piazza san Giovanni per chiedere rispetto e democrazia. Contro i voucher, e il lavoro sfruttato

Cgil. In decine di migliaia da ogni parte d’Italia a piazza san Giovanni per chiedere rispetto e democrazia. Contro i voucher, e il lavoro sfruttato

“È una buona partecipazione “, è il commento di Nino Baseotto, segretario organizzativo della Cgil al termine della manifestazione per la democrazia e il rispetto dei diritti costituzionali, calpestati dalla reintroduzione dei voucher, a piazza san Giovanni a Roma. Decine di migliaia di persone, giunte da ogni parte d’Italia hanno dato vita a due enormi cortei, due serpentoni partiti da piazza della Repubblica e da piazzale Ostiense, diretti a san Giovanni, dove la manifestazione è stata conclusa dal segretario generale Susanna Camusso. Decine di migliaia di persone partite nella notte in nave, in treno, in bus, per affollare i due cortei che hanno riempito Piazza San Giovanni. Chiedono rispetto per il lavoro, la democrazia e la Carta costituzionale. Ognuno ha la sua storia, ma le parole d’ordine sono simili: no alla “truffa” dei voucher, sì a rispetto, non smobilitiamo.

Nei due cortei i volti del lavoro povero e sfruttato. “Non ci stiampo più”, gridano 

“Siamo orgogliosi del lavoro che ha fatto la Cgil. La battaglia sui voucher è solo un piccolissimo tassello di quello che stiamo mettendo in campo in difesa dei diritti del lavoro”, ha detto dal corteo, Massimo Cogliandro, segretario generale della Fillea Piemonte. Per Maurizio Landini, leader della Fiom, incrociato in via Labicana, “la manifestazione di oggi conferma il fatto che governo e parlamento non hanno più il consenso della maggioranza di giovani, lavoratori, pensionati e cittadini del paese. Anche oggi ci si ripropone di proseguire la nostra battaglia per la centralità del lavoro e della persone”. Pasquale Paolino, segretario Filcams di Potenza denuncia: “mille lavoratori degli appalti della Regione Basilicata – mense ospedali, vigilanza, pulizie – devono fare i conti con capitolati di spesa sempre più bassi. Parliamo di uomini e donne che già vivono con 500 euro mensili. Ora qualcuno pensa di poter ridurre sotto le quattro ore la giornata ma come si fa a vivere così”. Nel corteo anche una delegazione di lavoratori della H&M che lo scorso 10 giugno hanno scioperato contro l’ipotesi di chiusure di 4 negozi a Milano, Cremona e Mestre. “Ci hanno comunicato un esubero di 89 persone – spiega una delle lavoratrici, Ilaria Bettarelli – tutte assunte con contratti a tempo indeterminato. Nello stesso tempo in negozi prossimi a quelli in chiusura si procede ad ampliare persone ma solo con contratti a chiamata”. Luca Turcheria, coordinatore della Rsu della Perugina afferma: “Abbiamo due vertenze aperte per le quali siamo chiamati a lottare con tutte le nostre forze da una parte contro il tentativo di Nestlè di ridimensionare Perugina tagliando 340 posti di lavoro; dall’altra contro un governo che calpesta la nostra volontà e quella di milioni di italiani reintroducendo i voucher. Noi non ci stiamo”. Dalla Fiom di Reggio Emilia, Antonio dice: “”Siamo qui perché questo governo ha dimostrato che quando c’è da prendere in giro i cittadini, non si risparmia. Ora si sono inventati i nuovi voucher, ma il problema è sempre lo stesso: nel 2017 non puoi continuare a creare forme di lavoro legalizzato che ricordano gli anni 50 del secolo scorso, senza diritti né certezze né contributi”.

Susanna Camusso: “la nostra battaglia non finirà. Già 150mila firme sul nostro appello, delle quali Mattarella non può non tenere conto”

Dei voucher “avete cambiato le norme, ma non la schifezza che sono”, ha gridato Susanna Camusso dal palco di san Giovanni. C’è stato un “furto” da parte del governo e la Cgil ricorrerà alla Consulta per chiedere il “rispetto delle regole”, ha aggiunto la segretaria generale della Cgil. Poi, la promessa: “lo diciamo con nettezza: la nostra battaglia non finirà così. Continuiamo a raccogliere le firme sul nostro appello che sono già più di 150mila perché con tutto il rispetto e la misura dovuta noi suggeriamo al presidente della Repubblica che siamo davanti a un’esplicita violazione costituzionale” e “ricorreremo alla Corte”.

Camusso: “avevano paura del voto dei cittadini e non hanno avuto coraggio a fare una battaglia a viso aperto”

“Vorrei partire da una constatazione, la più triste, avevano paura del voto dei cittadini, di andare nel Paese tra la gente a discutere di cosa è il lavoro, di cosa vuol dire precarietà e incertezza della propria situazione”, ha detto in apertura del suo discorso Camusso. Il governo ha cancellato i voucher per scongiurare il referendum e poi, ha affermato Camusso, li ha reintrodotti con un’altra formula: “in verità non hanno avuto il coraggio di fare una battaglia a viso aperto” e si sono affidati invece a “furbizie” e lo hanno fatto “per un motivo preciso”, perché “la campagna che avevamo fatto aveva portato al cetro il lavoro” mentre “bisognava proseguire a produrre precarietà”, per poter pagare “meno” i lavoratori e “cacciarli via quando avessero voluto. Per questo non se la sono sentita di andare in nessuna piazza del paese” e si sono nascosti dietro “voti blindati e di fiducia” mascherando l’emendamento sui voucher in una “manovra urgente per i conti pubblici”.

Camusso: “i nuovi voucher non sono contratti ma transazioni commerciali, senza diritti”

Riferendosi alla ministra Anna Finocchiaro, senza nominarla, Camusso ha detto che con lo strumento di regolazione del lavoro occasionale inserito in manovra “si reintroduce l’ennesima forma di precarietà, raccontando che è un contratto, mentre invece è una pura transazione commerciale che non prevede nessun diritto per i lavoratori”. “Non si può rubare il voto ai cittadini e il futuro ai ragazzi e alle ragazze del paese”, ha aggiunto. “Davanti a noi – ha proseguito – abbiamo uno scorcio di legislatura, non sappiamo quanto durerà” ma per Camusso ci sono molte cose da fare: “la si smetta con i bonus, nel traccheggiare, e si costruisca invece un piano di investimenti e lavoro, scelte strategiche per il Mezzogiorno, non può essere che ancora una volta i fondi strutturali” siano spesi in “mille rivoli”. E al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che sull’Ape social e sui lavoratori precoci ha avuto “qualche mese di ritardo”, ricorda che la “vertenza sulle pensioni” è ancora “aperta”.