Caso Consip. Al Senato Forza Italia salva il Pd, Luca Lotti e il governo da una sconfitta certa. Rottura tra renziani e Mdp

Caso Consip. Al Senato Forza Italia salva il Pd, Luca Lotti e il governo da una sconfitta certa. Rottura tra renziani e Mdp

Il governo si impegna al rinnovo dei vertici di Consip al più presto possibile. In attesa che la giustizia faccia il proprio corso, è questa la conclusione della vicenda parlamentare relativa alla società di acquisti della pubblica amministrazione: una conclusione quasi scontata, perché con le dimissioni arrivate proprio stamattina da parte di due dei tre membri del consiglio di amministrazione la decadenza dell’attuale cda diventa automatica, tanto che l’assemblea degli azionisti è già in programma per il 27 giugno proprio al fine di procedere al rinnovo.

I numeri sono chiari: Forza Italia salva il Pd, Luca Lotti e il governo

Oltre all’impegno contenuto nella mozione di maggioranza, a prima firma del capogruppo Pd Luigi Zanda, sono stati accolti anche gli impegni, previsti dalla mozione Augello, di ricostituire l’immagine dell’azienda attorno ad un management estraneo alla vicenda giudiziaria in corso e di riferire tempestivamente i risultati di un’inchiesta amministrativa. “Mi pare siano i fatti a dimostrare che non c’è stata alcuna volontà di insabbiamento e di non parlare del caso Consip” ha chiosato Franco Mirabelli del Pd poco prima del voto, ma la questione continua a non convincere le opposizioni. In realtà, la mozione della maggioranza sul caso Consip a prima firma Luigi Zanda è stata votata da 28 senatori di Forza Italia (nel cui gruppo non c’è stato alcun voto contrario); da 8 di Ala e da 3 della Federazione della Libertà, il nuovo gruppo creato dal leader di Idea Gaetano Quagliariello. La mozione è stata quindi votata da 39 senatori di opposizione, i quali, di fatto, hanno salvato il ministro dello Sport Luca Lotti dalla richiesta sostenuta da Mdp, M5S e Sinistra Italiana, di un intervento del presidente del Consiglio per annullargli tutte le deleghe. Senza questi voti, infatti, la maggioranza si sarebbe fermata a quota 146, 15 voti al di sotto della maggioranza necessaria al Senato di 161 senatori. E inferiore anche alla maggioranza necessaria per il numero legale fissata a quota 152.

Martelli, M5S, “Ma di cosa stiamo parlando?”. Cecilia Guerra: “indissolubile il legame tra i vertici Consip e Luca Lotti”

Carlo Martelli, del Movimento 5 Stelle, si chiede per esempio “cosa stiamo votando, se l’impegno del governo riguarda un rinnovo che già deve esserci in automatico?”. E anche secondo i partner di maggioranza di Alternativa Popolare Bruno Mancuso “quanto emerso getta un’ombra pesante sull’opportunità di andare avanti con l’attuale consiglio di amministrazione, ma dobbiamo ribadire la necessità di dare ampia libertà alla magistratura, fiduciosi nel lavoro della giustizia. L’unica soluzione però adesso è dare un segnale di discontinuità forte e chiaro”. Anche Articolo 1 si sfila: “Il tratto distintivo della vicenda è la commistione tra affari e politica che si evince dalle pressioni che ci vengono raccontate – dice Cecilia Guerra – Per questo porre l’attenzione solo sui vertici Consip è limitativo: per noi è imprescindibile l’indissolubilità delle vicende del ministro Lotti e quella dell’amministratore delegato Marroni”.

Forza Italia si sostituisce anche nell’area di governo? Pronto il nuovo Nazareno?

Si è prodotta una evidente frattura nella maggioranza di governo: Forza Italia ha sostituito i voti di Mdp su un caso esplosivo che rischiava di mandare in frantumi il governo Gentiloni, proprio per la pesantezza del ruolo giocato dal ministro Luca Lotti, uomo ombra di Renzi, e presenza ingombrante nel Consiglio dei ministri. L’affaire Consip non è questione di poco conto: parliamo della più grande centrale degli acquisti pubblici, che smista decine di miliardi di appalti, e sulla quale si è levata la scure di un’inchiesta che ha fatto tremare i vertici del Pd e del governo, di altre importanti istituzioni del Paese. L’amministratore delegato della Consip, Marroni, è stato ascoltato dai magistrati la scorsa settimana per oltre sette ore e l’interrogatorio è stato segretato, intanto per la delicatezza della posta in gioco, e poi per la presenza di vertici dello Stato nell’inchiesta. Per questa ragione, Mdp al Senato ha preteso dal Partito democratico un atteggiamento di cautela nei confronti del ministro Lotti, costringendolo a fare il passo indietro e sostanzialmente a dimettersi. Ciò non è accaduto, e la questione da giudiziaria è tornata ad essere politica, come sempre è stata.

La reazione isterica di esponenti del Pd e il sospetto che Mdp non voterà la manovra finanziaria di fine anno

“Ora Gentiloni deve fare chiarezza, serve una verifica politica”, gridano dal Pd che manda un avvertimento anche al Colle: la finestra per il voto anticipato si chiuderà ad ottobre, in piena sessione di bilancio, e a quel punto Mdp avrà mani libere per votare contro la manovra con il rischio di andare all’esercizio provvisorio. Se i rapporti dentro la maggioranza tra Pd e Mdp fossero un test per future alleanze elettorali, non c’è da ben sperare. “Non c’è colla o Prodi che tenga, come si fa a stare insieme ad uno come Gotor che descrive Renzi come Satana?”, è la domanda retorica dei renziani che sperano ancora di riuscire a separare il destino di Giuliano Pisapia da quello di Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema. D’altra parte, osserva oggi un polemico Orfini, i governi di Prodi, con l’Ulivo e con l’Unione “non furono stagioni straordinarie, ma esperienze finite male”. E al professore che ha polemizzato con la “politica dei tweet”, il presidente dem ricorda che “a volte si può essere più chiari sulla direzione di marcia con un tweet che con 300 pagine illeggibili in cui c’era dentro tutto il contrario di tutto”. Ma se il tema delle alleanze è tutto da costruire, la maggioranza di governo è realtà e non avrà mesi facili. “Parliamo di amministrative perché se parliamo di politica, visto come vi siete comportati oggi è complicato”, dice Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria nazionale del Pd, rivolgendosi in Transatlantico a Nico Stumpo, Mdp, descrivendo lo stato dei rapporti. E’ vero che il ‘partito del non voto’ è sempre attivo per evitare la fine anticipata della legislatura ma da ottobre si chiude la finestra per l’anticipo delle urne. “A quel punto Mdp voterà contro la manovra”, ragionano al Nazareno ormai con il rammarico su come fosse giusto il tentativo di votare il 24 settembre per avere un nuovo governo e una maggioranza diversa fresca di legittimazione per fare la manovra. Un messaggio non tanto velato a chi sostiene a tutti i costi la stabilità della legislatura proprio per avere la garanzia di approvare entro dicembre la legge di bilancio. Ma Pier Luigi Bersani non vede ambiguità nel comportamento del suo movimento: “Il governo e la legislatura devono andare avanti ma senza pretendere di chiuderci la bocca”.

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