Calenda consegna l’Ilva ad Arcelor Mittal. Gli esuberi da tagliare? 5780. Per il governatore Emiliano è “pressapochismo politico. Così si chiude la storia dell’Ilva”. I sindacati scrivono al vescovo di Taranto

Calenda consegna l’Ilva ad Arcelor Mittal. Gli esuberi da tagliare? 5780. Per il governatore Emiliano è “pressapochismo politico. Così si chiude la storia dell’Ilva”. I sindacati scrivono al vescovo di Taranto

Il Mise ha assegnato l’Ilva ad ArcelorMittal e Marcegaglia. Lo annuncia una nota del ministero in cui si precisa che il ministro Carlo Calenda ha firmato il decreto di aggiudicazione ad Am Investco Italy, la joint venture formata dai due gruppi. “Il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda – si legge nella nota – ha firmato oggi il decreto che autorizza i Commissari straordinari del Gruppo Ilva in amministrazione straordinaria a procedere alla aggiudicazione dei complessi aziendali del gruppo Ilva ad Am Investco Italy, il cui capitale sociale risulta detenuto da ArcelorMittal Italy Holding (51%), ArcelorMittal (34%) e Marcegaglia Carbon Steel (15%)”. “In conformità a quanto previsto dalle regole di gara – prosegue il Mise -, si svolgerà immediatamente una fase negoziale in esclusiva tra i Commissari straordinari e l’aggiudicatario finalizzata ad eventuali miglioramenti dell’offerta vincolante, come previsto dalla procedura di gara. Il decreto del Ministro indica le priorità sulle quali i Commissari dovranno svolgere tale negoziazione”. L’offerta di Am Investco Italy comprende un’offerta economica di 1,8 miliardi di euro e un canone di affitto annuo di 180 milioni di euro. Per quanto riguarda l’ambiente, è prevista l’esecuzione entro il 2023 del piano ambientale, in linea con quanto definito dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con investimenti per 1.137 milioni, tra i quali 301 milioni destinati alla copertura dei parchi minerari a tutela del territorio che insiste sulla centrale; 196 milioni alle cokerie e 179 milioni al piano acque. AM propone inoltre tecnologie per una ulteriore riduzione dell’impatto ambientale quali: la separazione magnetica delle scorie fini, nastri trasportatori elettrostatici per contenimento delle polveri, tecnologie per la riduzione dei gas e tecnologie per il trattamento delle acque. Al di fuori del piano vengono previste nuove tecnologie (ad oggi ad un diverso stadio di maturità) adottabili per mitigare ulteriormente l’impatto ambientale, nonché la disponibilità alla valutazione dell’impiego della tecnologia DRI e le condizioni della sua sostenibilità economica. Previsto inoltre il mantenimento della produzione a 6Mt, sostanzialmente in linea con l’attuale, fino al completamento del Piano ambientale, come previsto dalla legge e il successivo ripristino dei volumi nel 2024 ai livelli ante-sequestro nei limiti dell’Aia vigente (8Mt) mediante 3 altoforni.L’offerta prevede poi investimenti per circa 2.400 milioni di cui 1.250 milioni di investimenti tecnologici e 1.150 milioni di investimenti ambientali. Con riferimento ai livelli occupazionali il piano Am Investco Italy prevede un organico pari a 9.407 occupati nel 2018, destinati a ridursi nell’arco del Piano a 8.480 occupati costanti. Il costo del lavoro è indicato in 50mila euro nel 2018 (in linea con i livelli attuali dell’Ilva) e in 52mila euro a partire dal 2021. Oggi l’organico delle società Ilva oggetto del trasferimento è composto da 14.220 lavoratori ed il ricorso alla cig straordinaria riguarda complessivamente un massimo di 4.100 addetti. “I lavoratori che non verranno assunti dall’acquirente – conclude il Mise – rimarranno in capo all’Amministrazione straordinaria per tutta la durata del programma e potranno essere impiegati nelle attività di bonifica e decontaminazione che saranno eseguite dalla procedura. Nessun lavoratore sarà dunque, in ogni caso, licenziato e/o lasciato privo di protezione”.

Gli interrogativi e le critiche durissime a Calenda del governatore della Puglia, Michele Emiliano

“Il ministro Calenda ha firmato il decreto di aggiudicazione del Gruppo Ilva ignorando le richieste formulate dai sindacati di un ulteriore confronto. Ignorando, inoltre, i contenuti del rilancio operato dall’altra cordata e rinunciando di fatto a migliorare, attraverso una ulteriore competizione nell’interesse di ambiente e lavoratori, le proposte in campo”: con una nota, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, contesta la decisione del Mise di assegnare l’Ilva ad Am Investco Italy. “Rimangono – aggiunge Emiliano – degli interrogativi sospesi: quando avrà inizio l’opera di ambientalizzazione più volte rivista? Non entro il 30 settembre dal momento che sarà difficile che la commissione europea possa esprimersi entro quella data sulla potenziale sovraproduzione del gruppo Mittal. Chi assicura che Mittal non abbandoni l’operazione nel caso in cui la commissione europea ponga condizioni non più convenienti? Chi garantirà il mantenimento degli impegni occupazionali (già oggi assolutamente insoddisfacenti) nel caso in cui la commissione europea abbassi sensibilmente la produttività diIlva? È stato valutato il costo per la collettività del tempo necessario alla commissione per esprimersi? Chi garantirà la continuità aziendale in questo lasso di tempo, che potrebbe essere anche lunghissimo? E a che costo, visto il totale spregio del piano ambientale di fatto sospeso dalla firma del decreto?”. “Ancora una volta – incalza il governatore – motivazioni imperscrutabili finiscono per ripercuotersi sulla comunità tarantina e pugliese. Nulla nella firma del decreto risulta razionale o anche solo logico. Nulla nella fretta indiavolata del ministro Calenda risulta aver, anche incidentalmente, valutato gli effetti della sua decisione sulla vita dei tarantini. Con una sola firma sono state mortificate le legittime aspirazioni di una città e di un asset strategico del paese. Uno sconcertante esempio di pressapochismo politico rischia di mettere la parola fine alla storia dell’Ilva e alla speranza di ambientalizzare il controverso simbolo di Taranto”.

Fiom, Fim e Uilm e Usb scrivono all’arcivescovo di Taranto, Santoro contro i tagli all’Ilva

I sindacati metalmeccanici di Taranto, Fim, Fiom, Uilm e Usb condividono le parole dell’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro sull’Ilva, ne raccolgono e rilanciano le preoccupazioni sul ridimensionamento della fabbrica soprattutto occupazionale, e chiedono udienza – ora che l’Ilva è stata assegnata ad Arcelor Mittal e Marcegaglia – per costruire un percorso condiviso. “Riteniamo fondamentale – scrivono in una lettera all’arcivescovo – rilanciare quanto da lei dichiarato per aprire una fase di grande partecipazione civile e per rivendicare il diritto di poter lavorare in una fabbrica che non inquini. Facciamo nostre le parole da lei pronunciate: ‘Faremo tutto il possibile perché questi esuberi non ci siano. Non ci devono essere. Non ci possono essere. Taranto è una città che ha sofferto tanto: non possiamo permettere alla politica di privarci del nostro bene più prezioso, la speranza’. Sulla base di quanto dichiarato – sottolineano i sindacati a Santoro – proveremo a costruire una piattaforma rivendicativa che non si rinchiuda dentro la fabbrica, ma provi a interagire con le sofferenze della città. Taranto – aggiungono i sindacati – deve provare a rinascere da questa difficile fase, mettendo da parte le paure e le divisioni reagendo, di fronte ad un disastro sociale che sta per travolgere un’intera comunità, con grande senso civico e unendo le forze buone religiose e laiche della nostra amata terra. Non è ammissibile – affermano ancora i sindacati – che il governo scarichi le proprie responsabilità verso un territorio già fortemente martoriato, che ha pagato in termini occupazionali, ambientali e sanitari. Papa Francesco in visita allo stabilimento siderurgico di Genova ha citato anche il primo articolo della Costituzione: ‘L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro’ e il presidente della Repubblica Luigi Einaudi, per ribadire che la dignità è fondata nel lavoro e non nel mero guadagno. Ha lanciato quindi il monito a stare attenti agli speculatori e alle leggi che li favoriscono, perché alla fine lasciano la gente senza lavoro”.

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