Blitz anticamorra tra Roma, Napoli, Milano e Pescara. Sequestrati 280 mln di beni ai clan. Le ‘lavatrici’ del denaro del narcotraffico nella Capitale e nel capoluogo lombardo

Blitz anticamorra tra Roma, Napoli, Milano e Pescara. Sequestrati 280 mln di beni ai clan. Le ‘lavatrici’ del denaro del narcotraffico nella Capitale e nel capoluogo lombardo
Nelle province di Roma, Napoli, Milano e Pescara, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, nel corso di una operazione condotta anche con la partecipazione dei Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria di Roma, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale DDA, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere a due distinte associazioni per delinquere finalizzate all’estorsione, l’usura, il riciclaggio, l’impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, e il fraudolento trasferimento di beni o valori.
 
Decine di perquisizioni in corso. In campo Dda di Roma, Carabinieri e Finanzieri
 
Decine le perquisizioni, in corso per l’intera mattinata di venerdì, e un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica – DDA di Roma che i Carabinieri ed i Finanzieri stanno eseguendo con il sequestro di esercizi commerciali (bar, ristoranti, pizzerie e sale slot), immobili, rapporti finanziari/bancari, auto e moto, società, quote societarie. La maxi-operazione scaturisce da un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, convenzionalmente denominata “Babylonia”, riguardante due sodalizi criminali in vertiginosa crescita sul territorio capitolino, con base a Roma e Monterotondo (RM).
 
Due i sodalizi criminali disarticolati dal Nucleo Investigativo dell’Arma e dai finanzieri della Tributaria
 
Sono due i sodalizi criminali sgominati dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e dai finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria grazie ad una operazione coordinata dalla Dda. Il primo gruppo criminale è riconducibile a Gaetano Vitagliano, personaggio di spicco nel settore del narcotraffico internazionale, contiguo al clan camorrista degli Amato-Pagano, denominato degli “Scissionisti”, operante a Nord di Napoli. La figura “imprenditoriale” di Vitigliano emerge a partire dal 2011, in concomitanza della sua liberazione dal carcere romano di Rebibbia, ove era detenuto per traffico internazionale di stupefacenti tra l’Olanda e l’Italia. Da quel momento, ha costruito un vero e proprio impero, creando attorno a sé un’articolata organizzazione criminale dedita al riciclaggio ed al consequenziale reimpiego di proventi illeciti.
 
I clan avevano investito milioni per l’acquisto di bar, gelaterie, pasticcerie, sale slot e tabacchi
 
 
Negli ultimi anni, il gruppo imprenditoriale ha ampliato in maniera esponenziale gli investimenti nel settore commerciale dell’esercizio di bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, sale slot e tabacchi, gestiti tramite numerose società intestate fraudolentemente a prestanome ed ai suoi prossimi congiunti. Le indagini hanno certificato i rapporti di natura finanziaria, finalizzati al riciclaggio di denaro sporco, tra Gaetano Vitagliano e Davide Siciliano, detto “Capitone”, noto esponente del clan camorristico Amato-Pagano, attualmente detenuto per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Tali rapporti sono stati mantenuti, durante le fasi dell’attività d’indagine, per il tramite di Luigi Siciliano e Gennaro Capasso detto “Genny”, entrambi elementi apicali del medesimo clan, rispettivamente fratello e cognato del detenuto Davide Siciliano. Attraverso un’articolata manovra investigativa, consistita in intercettazioni, servizi dinamici sul territorio ed accertamenti bancari, è stato ricostruito il singolare modus operandi dell’organizzazione criminale.
 
I milioni del narcotraffico finivano per creare ‘lavatrici’ di denaro sporco a Roma e Milano
 
Gaetano Vitagliano, sfruttando gli ingenti capitali accumulati col narcotraffico, ha acquisito numerosi locali a Roma e Milano creando società “fantasma”, utilizzate per ripulire il denaro. Il denaro ripulito – con la partecipazione di quattro funzionari di banca infedeli, due dei quali tratti in arresto – veniva poi reimpiegato nel circuito legale, tramite società create per la gestione degli esercizi commerciali, tutte fittiziamente intestate a terzi. Utilizzando il medesimo stratagemma Gaetano Vitagliano riciclava i proventi illeciti della famiglia Siciliano, da cui riceveva denaro “sporco” che restituiva dopo averlo ripulito mediante cambiali e assegni bancari emessi da imprenditori compiacenti tra cui Giampiero Mei, uno degli arrestati. Nel corso delle indagini è stato ricostruito un ulteriore complesso canale di riciclaggio. In particolare, Gaetano Vitagliano ha immesso diversi milioni di euro di provenienza illecita, giustificandoli come “finanziamento soci”, in una società di Andrea Scanzani, imprenditore ritenuto appartenente al sodalizio, per la realizzazione di un’imponente opera edilizia nel Comune di Guidonia – Montecelio. Scanzani, dopo aver realizzato il progetto immobiliare, ha poi riconosciuto a Vitagliano la titolarità di fatto di oltre decine di appartamenti tra i 200 edificati. Alcuni di questi appartamenti sono stati poi utilizzati come corrispettivo “in nero” nella compravendita delle attività commerciali rilevate dal gruppo Vitagliano.