Berlusconi invia Letta al Nazareno per bloccare il Codice antimafia, che si estende ai reati di corruzione. Un coro di no, ma si temono i franchi tiratori

Berlusconi invia Letta al Nazareno per bloccare il Codice antimafia, che si estende ai reati di corruzione. Un coro di no, ma si temono i franchi tiratori

Sembra che Silvio Berlusconi, dopo il voto decisivo di Forza Italia per l’approvazione della mozione Zanda sul caso Consip, che ha salvato il governo e Luca Lotti, voglia passare subito all’incasso, chiedendo al Pd di rivedere il testo del Codice antimafia in queste ore in discussione in Commissione Giustizia al Senato. Pare che sia interesse di Berlusconi modificare, rallentare o addirittura insabbiare il Codice Antimafia. E il leader di Forza Italia ha inviato Gianni Letta a verificare presso il centro di comando del Pd la disponibilità a rivedere alcune norme. Perché? Perché nella nuova stesura del Codice antimafia sono contenute norme che prevedono l’estensione ai reati di corruzione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali. Ed è inserito il reato di corruzione in atti giudiziari, il reato per il quale Berlusconi è imputato a Milano nel processo Ruby ter. E per quanto l’avvocato principale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, che è anche deputato, si sbracci per sostenere che quelle norme sono sbagliate oggettivamente e non si applicano alle vicende giudiziarie di Berlusconi, da esponenti politici di primo piano e dalle forze sociali giungono appelli per confermare il testo, senza emendamenti, e in particolare l’articolo 1, che appunto prevede l’estensione ai reati di corruzione.

Rosy Bindi: la proposta di Forza Italia è irricevibile

Per Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, la richiesta di Forza Italia di rivedere le norme sulla corruzione contenute nel nuovo Codice antimafia in discussione in Senato è “irricevibile”. Infatti,”è inaccettabile la richiesta di chi non vuole confiscare i beni anche ai corrotti. Oggi la mafia è corruzione”, aggiunge.

Giuseppe Massafra, segretario confederale Cgil: “le richieste di Gianni Letta sono una cosa inaccettabile e indecente”

Ma anche la Cgil esprime forti perplessità e preoccupazioni sull’integrità del Codice Antimafia. Infatti, Giuseppe Massafra, segretario confederale della Cgil, scrive in una nota che “siamo preoccupati per quanto sta avvenendo al Senato nel corso del dibattito parlamentare sul Codice antimafia. Le richieste di Gianni Letta a nome di Forza Italia per ‘alleggerire’ i contenuti sono una cosa inaccettabile e indecente”. Giuseppe Massafra prosegue: “il Paese deve liberarsi con decisione dei fenomeni mafiosi e di corruzione e deve farlo in fretta. Si è perso perfino troppo tempo per questa vitale riforma”, sostiene il dirigente sindacale. “Ora – continua – ci aspettiamo dalla maggioranza di governo rigore e fermezza e nessun arretramento sul testo portato in aula dalla Commissione Giustizia”. Il segretario confederale della Cgil sottolinea che “le aziende sequestrate e operative sono circa 18.000 e coinvolgono 200.000 lavoratori. Dati che – sostiene in conclusione Massafra – evidenziano l’urgenza di aggredire questa enorme economia mafiosa che produce un fatturato di 20 miliardi di euro, e la necessità di finanziare la riforma della Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati per gestire al meglio questo enorme patrimonio dello Stato”.

Lucrezia Ricchiuti, Mdp: “le provocazioni di Forza Italia vanno respinte senza esitazione dalla maggioranza”

“Il Codice antimafia è una priorità assoluta: il provvedimento all’esame del Senato presenta una chiara portata risolutiva in grado di correggere i limiti e le inadeguatezze della legislazione vigente, con uno sguardo di prospettiva. Le provocazioni di Forza Italia per ritardare ulteriormente il voto finale, svilire norme qualificanti o agitare la non operatività del nuovo Codice, vanno respinte senza alcuna esitazione dalla maggioranza”, ha dichiarato in una nota la senatrice Lucrezia Ricchiuti, capogruppo Mdp commissioneantimafia. “Ritengo infatti una scelta giustissima aver esteso le categorie dei soggetti destinatari delle misure di prevenzione personali e patrimoniali anche agli indiziati dei delitti di pubblica amministrazione – ha proseguito Ricchiuti -. Finalmente così sequestri e misure contro i beni della mafia potranno essere applicate ai corrotti”. “Il Gruppo Articolo 1-Mdp si batterà con tutta la sua forza per approvare il testo così come ci sollecitano l’Arci, Libera, la Cgil, le Acli, Avviso Pubblico, il mondo sindacale e associativo, il Procuratore Nazionale antimafia Franco Roberti, il Presidente dell’ANAC Cantone e tutti i magistrati impegnati in prima linea contro le mafie – ha concluso la senatrice – E’ questo l’unico modo per ricordare degnamente, e non solo a parole, il sacrificio di Falcone e Borsellino e delle loro scorte che 25 anni vennero barbaramente trucidati da Cosa Nostra”.

Il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, conferma che il testo passerà in seconda lettura, così come uscirà dal Senato. Non si capisce se è una promessa o una minaccia. E se al Senato si confermasse invece l’asse Pd-Forza Italia che ha già salvato il governo nel caso Consip? Se è vero che esistono forti pressioni per emendare l’articolo 1 o di bloccare la legge, tanto che Berlusconi si è convinto di mandare in avanscoperta uno come Gianni Letta, difficile che non riesca a sortirne effetti positivi, per lui. Forza Italia, e lo stesso Berlusconi, potrebbero usare altre leggi per esercitare pressioni, ricatti o addirittura vendette. A cominciare dal disegno di legge sulla Concorrenza, sulla quale il ministro dello Sviluppo economico Calenda intende giocare tutte le sue carte, fino alle dimissioni.

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