Banche venete: in corso il salvataggio. Atteso il decreto da parte del governo. Costerà dai 10 ai 12 miliardi di soldi pubblici. Le responsabilità di Renzi. Megale (Fisac Cgil): a Bruxelles per difendere il posto di lavoro. Si parla di 3-4 mila “esuberi”

Banche venete: in corso il salvataggio. Atteso il decreto da parte del governo. Costerà dai 10 ai 12 miliardi di soldi pubblici. Le responsabilità di Renzi. Megale (Fisac Cgil): a Bruxelles per difendere il posto di lavoro. Si parla di 3-4 mila “esuberi”

Il calcio d’inizio della partita lo ha dato la Commissione europea, Dg competition, direzione generale per la concorrenza, commissario la danese Margrete Vestager che qualche giorno fa era stata anche in Italia per “informarsi” faccia a faccia sulla vicenda  che riguarda la vendita delle due banche venete,  Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca. Ora si attende il decreto da parte del Consiglio dei ministri, annunciato per il mattino, poi rinviato al pomeriggio, ma nel corso della giornata se ne sono perse le tracce. Comunque, tempo da perdere non ce n’è più. Già si sono perduti due anni, mentre la situazione delle due banche andava sempre più peggiorando. Dice il senatore Massimo Mucchetti, Pd, presidente Commissione Industria: “La crisi delle venete era conclamata  da almeno due anni. Il governo  allora retto da Renzi si illuse che la riforma delle Popolari avrebbe portato a Vicenza e a Montebelluno i denari del mercato. Se si fosse mosso per tempo avremmo risparmiato buona parte della spesa”. Che per lo Stato, per i cittadini cioè, stando agli ultimi calcoli si aggirerà attorno ai dieci-dodici miliardi. Veneto  Banca e Popolare di Vicenza verranno messe in liquidazione poi si procederà alla successiva vendita di asset a IntesaSanpaolo per il prezzo simbolico di un euro. Si dice che il Tesoro stia ancora cercando di alzare il prezzo tenendo conto anche del forte impegno che cadrà sulle finanze pubbliche. È stato lo stesso Gentiloni  ad assicurare  che “risparmiatori e correntisti delle due banche saranno garantiti”. Il calcio d’inizio non vuol dire che tutto è risolto.

Ancora da appurare le responsabilità di chi ha gestito le banche e di chi doveva controllare

Anzi, ora si apre la partita vera perché le responsabilità di chi ha gestito le due  banche e di chi doveva assicurare il controllo sulla gestione sono ancora tutte da appurare. Sarà lavoro della Commissione d’inchiesta sulle banche approvata dopo solo dopo molti rinvii. Forse non ne avrà il tempo visto che siamo in scadenza di legislatura. Senza forse, il ritardo con cui è stata approvata la Commissione è “voluto”, in modo che tutto finisca, come si dice a tarallucci e vino. Ed a pagare saranno i cittadini italiani.  Gentiloni ha rassicurato “risparmiatori e correntisti” ma ha dimenticato i lavoratori delle due banche. Glielo ricorda Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, il sindacato dei lavoratori delle banche il quale, in una dichiarazione a Rassegna Sindacale, chiede al governo “di operare con fermezza nei confronti della Dg competition della Commissione europea per impedire che passi la volontà di chi vorrebbe i licenziamenti nelle due banche venete”. Addirittura si parla di circa 3000-4000 lavoratori che se ne dovrebbero andare a casa, i famosi “esuberi”. “Nella Commissione Europea – aggiunge il dirigente sindacale – c’è chi da tempo vuole utilizzare le crisi bancarie per far pagare il prezzo sociale più alto al nostro Paese. Questo è inaccettabile e va respinto senza se e senza ma”. “Per queste ragioni l’11 luglio – prosegue Megale – saremo a Bruxelles ad incontrare le istituzioni europee per difendere l’occupazione dei lavoratori bancari e la tutela dei risparmiatori retail”. “Abbiamo apprezzato – conclude il leader dei bancari della Cgil – la decisione di Intesa di avanzare una disponibilità ad intervenire, contribuendo così a mettere in sicurezza l’occupazione e i risparmiatori. Una disponibilità utile al Paese.

Fisac Cgil. Tutti i lavoratori dovranno essere tutelati e non uno lasciato solo

Ma tutti i lavoratori dovranno essere pienamente tutelati e nessuno dovrà essere lasciato solo. Per questo il Governo dovrà fare fino in fondo la sua parte senza incertezze”. Ma da questo orecchio  sia  il premier sia il ministro Padoan che ha tenuto i contatti con i Commissari Ue sembrano non udire. Allo stato attuale, la palla è stata messa al centro, l’arbitro ha fischiato. Ora il campo da gioco è tutto italiano. Dalla Bce è arrivata l’attestazione secondo cui “entrambe le banche stavano fallendo o erano vicine al fallimento”. Di conseguenza, la Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca “saranno sottoposte alle procedure italiane di insolvenza”. L’Eurotower ha “informato” il Single Resolution Board (Srb), l’organismo europeo che deve evitare impatti negativi di un fallimento bancario sul sistema, il quale ha concluso che “non ci sono le condizioni per un’azione di risoluzione”. Era l’altro anello necessario – scrivono le agenzie di stampa – per evitare il bail in, che avrebbe messo in pericolo anche i detentori di bond senior e i depositi sopra i 100 mila euro. Il “bail in” significa salvataggio dall’interno o interno. Visto che i media usano una terminologia inglese quasi che tutti i lettori conoscano questa lingua e siano attrezzati dal punto di vista delle regole bancarie sarà utile spiegare che è una modalità di risoluzione di una crisi bancaria tramite l’esclusivo e diretto coinvolgimento dei suoi azionisti, obbligazionisti, correntisti. Stando alle dichiarazioni dell’Srb le due banche non hanno portata sistemica e dunque possono essere messe in liquidazione coatta amministrativa, secondo le regole nazionali e non secondo la procedura della messa in risoluzione della disciplina europea.

Torniamo così al decreto del Consiglio dei ministri. Dovrebbe dare il via libera alla separazione della parte “malata” delle due banche e, contemporaneamente, l’acquisizione degli attivi sani degli istituti da parte di Intesa.  È attesa anche la nomina dei commissari liquidatori,  scontata la presenza tra questi di Fabrizio Viola, ad della Vicenza. Lunedì mattina gli sportelli riapriranno, si fa per dire, normalmente. Con un aggravio di 10-12 miliardi per le finanze pubbliche, pagati dai cittadini di questo  paese. C’è chi sussurra che il ritardo nella emanazione del decreto sia voluto. Meglio far passare i ballottaggi di domenica. Non vogliamo crederci. Ma non l’escludiamo. Renzi è capace di tutto. Anche di più.