Banche venete. 20 minuti di finto Consiglio dei ministri per salvarle. Allo Stato costerà 17 miliardi. Regalo di denaro pubblico a Banca Intesa. Responsabilità di Renzi. Mancanza di controlli e vigilanza

Banche venete. 20 minuti di finto Consiglio dei ministri per salvarle.  Allo Stato costerà 17 miliardi. Regalo di denaro pubblico a Banca Intesa. Responsabilità di Renzi. Mancanza di controlli e  vigilanza

Non ci voleva molto a capire che i continui rinvii del Consiglio dei ministri con all’ordine del giorno il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza erano solo scena. Il decreto era pronto fin da ieri, ma non si voleva che uscisse prima della aperture delle urne per il ballottaggio. Ad elezioni avviate, come si dice quel che è fatto è fatto, con particolare attenzione al voto dei cittadini veneti, si poteva dare notizia. I ministri non hanno discusso un bel niente, il tavolo era già apparecchiato. Se qualcuno avesse obiezioni le tenesse per se. Gentiloni e Padoan avevano deciso in accordo con la Commissione Ue, nella persona di Margarete Vestager, la Commissaria alla direzione generale per la concorrenza. I ministri non ci hanno fatto una bella figura. Hanno solo preso atto, non hanno battuto ciglio di fronte al fatto che ben 17 miliardi, questo l’importo complessivo delle “risorse mobilitate”, così ha puntualizzato il ministro Padoan, risorse che sono denaro pubblico, regalato a Intesa che con un solo euro si porta a casa la “parte buona” delle due banche e lascia allo Stato che dovrà provvedere a saldare i crediti, la “parte cattiva”. “Un intervento a favore di correntisti e risparmiatori” e “delle economie del territorio” per evitare “un fallimento disordinato”, ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine del Cdm. “Si è trattato – ha aggiunto – di una decisione importante, urgente e necessaria”.

Esilaranti dichiarazioni del ministro Padoan: le risorse previste già conteggiate

Il ministro dell’Economia PierCarlo Padoan ha fornito i dettagli dell’operazione come riportano le agenzie di stampa sottolineando che “l’importo complessivo delle risorse mobilitate è di 17 miliardi, anche se l’esborso immediato nei confronti di Intesa ammonta a 5,2 miliardi”. Le cifre non impattano sui saldi di finanza pubblica, ha spiegato, perché sono già incorporate nel cosiddetto decreto salva-banche. “Il governo ha utilizzato le regole europee nel migliore modo possibile”, ha concluso Padoan. L’alternativa, ha messo in guardia, sarebbe stato “lo spezzatino”. Ci consenta il ministro e ci scusino i lettori se usiamo una espressione berlusconiana, ma il fatto che “le cifre sono già incorporate nel decreto salvabanche” non elimina il fatto che per salvare i due istituti serve denaro pubblico, risorse sottratte ai già magri bilanci dello Stato, ai cittadini in ultima analisi. Non elimina neppure le responsabilità del governo Renzi e del ministro Padoan che avevano sperato che con quel decreto richiamato, la condizione precaria delle due banche poteva essere superata con l’intervento di fondi privati, leggi Atlante con cui l’ex premier sembrava avere qualche dimestichezza. Dimenticavano premier e ministro che nel 2014 il titolo di Veneto Banca era quotato a 39,5 euro e quello di Popolare Vicenza a 62,5 euro. Due anni dopo il Fondo Atlante ricapitalizzava le banche  a 10 centesimi per azione mettendo in crisi 99 mila soci delle due banche. Padoan ha ribadito che sarà garantita la piena tutela degli obbligazionisti e dei titolari di depositi.

Gli azionisti non sono tranquilli. Attendono i reali contenuti del decreto

Ma gli azionisti non sono per niente tranquilli. I reali contenuti del decreto non sono stati resi noti. Le preoccupazioni degli azionisti restano tutte. Padoan ha annunciato che il decreto entrerà subito in vigore per garantire la normale operatività bancaria. Ma il fatto che si sia atteso fino all’ultimo minuto prima di convocare un consiglio dei ministri fantasma non lascia ben sperare. Anche perché una vicenda in cui sono in gioco una manciata di miliardi non può eludere un passaggio parlamentare come già è stato chiesto dalle opposizioni.

Non una parola sul problema degli “esuberi”. Intesa: paghi il governo

Non solo, non una parola è stata detta per quanto riguarda la ristrutturazione prevista che significa nelle intenzioni del progetto di Intesa la perdita di tre, quattromila posti di lavoro. Una ipotesi respinta dai sindacati. Agostino Megale, segretario generale Fisac Cgil ha ribadito un concetto espresso più volte in questi giorni: “Il governo non può lasciare soli i lavoratori, occorre mettere in atto tutti gli strumenti necessari per salvaguardare l’occupazione”. Notizie che filtrano dallo stesso ministero parlano di una richiesta di Banca Intesa che accettando di rilevare il personale dei due istituti, avrebbe chiesto al governo di farsi carico delle spese degli esuberi (tra i 3 e i 4 mila) che l’operazione dovrebbe comportare, tra circa 1,2  e 2,5 miliardi. Decreto approvato ma restano aperti molti problemi. Il pressapochismo del governo ha portato ad una situazione più che allarmante. Il rinvio del consiglio dei ministri, polvere negli occhi per i cittadini, ha messo a rischio l’apertura degli sportelli delle due banche, con l’interruzione delle attività. Senza il decreto Banca Intesa non avrebbe potuto procedere con l’acquisto. Il Cda della banca si era riunito in mattinata ed aveva dato mandato all’amministratore delegato, Carlo Messina, di chiudere l’operazione molto conveniente per Intesa. Dovranno arrivare a stretto giro di posta anche il decreto del ministero dell’Economia per la liquidazione e la nomina dei commissari da parte della Banca d’Italia.

Sinistra Italiana: si proceda subito a nazionalizzare le due banche

Fra i primi interventi sull’operazione “banche venete” quello di Giovanni Paglia di Sinistra Italiana-Possibile. “Padoan – dice – sembra non aver imparato la lezione del 2015 e si prepara a fare con le due banche venete la stessa identica operazione che portò alla risoluzione di Etruria e delle altre tre. Cambiano i nomi, ma rimane l’incapacità di opporre un secco no alle pretese assurde della Commissione Europea”. “Si apra un contenzioso, se necessario, ma – prosegue – si proceda subito alla nazionalizzazione delle banche, anziché socializzare le perdite e privatizzare gli utili, come ci si appresta a fare”. Dal canto suo Adusbef, sottolinea che il buco generato negli anni dai due istituti ammonta complessivamente a più di 40 miliardi.

Adusbef: inaccettabili le condizioni di Banca Intesa

L’associazione dei consumatori definisce “inaccettabili” le condizioni di Banca Intesa ed evoca “i quattro fondi d’investimento internazionali, che avevano offerto una iniezione di capitali freschi per 1,6 miliardi in Popolare di Vicenza e Veneto Banca a fine maggio, senza ricevere alcun riscontro dalle autorità italiane”. Di “situazione drammatica degli azionisti” parla Renato Bertelle, presidente dell’associazione azionisti Banca Popolare di Vicenza. “Posso immaginare –prosegue – che ora i commissari porteranno avanti il loro lavoro per quanto riguarda le obbligazioni in corso, i crediti esigibili ma anche i debiti di chi farà causa. Ma per quest’ultimo ambito bisognerà vedere se ci saranno i soldi”.  Interviene anche il senatore Quagliariello, capogruppo di Idea. “Dopo il caso Mps –afferma –  non è tollerabile che altri miliardi dei cittadini vengano impiegati senza un quadro di chiarezza e senza che l’esecutivo possa dimostrare che ogni strada alternativa sia stata esperita. Esigiamo una risposta immediata – conclude Quagliariello – e pretendiamo che il ministro Padoan abbia il buon gusto di presentarsi in Parlamento prima che strade irreversibili siano state intraprese”.

Megale, segretario generale Fisac Cgil: “lavoreremo per la messa in sicurezza dei posti di lavoro e dei correntisti”

In serata, il commento del segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale: “il decreto è un fatto positivo poiché dovrebbe tutelare pienamente l’occupazione e i risparmiatori ma la verifica dei contenuti sarà  indispensabile per un giudizio di merito compiuto. E’ importante aver respinto le pretese della Direzione generale della Concorrenza di Bruxelles relative ai licenziamenti prevedendo, con l’acquisizione da parte di Intesa-Sanpaolo, la messa in sicurezza dei posti di lavoro e dei correntisti. Certo bisognerà fare i conti con gli esuberi presenti nelle due banche venete e dovremo farlo negoziando con Intesa-Sanpaolo sulla base del fondo volontario di settore per 7 anni. In ogni caso nessun lavoratore verrà  lasciato solo, sia che vada in Intesa-Sanpaolo o resti nella Bad Bank con le partecipate non acquisite. Tutte le vicende relative alle crisi bancarie di questi anni stanno mettendo in evidenza elementi di incertezza da parte dei Governi Italiani nei confronti della Commissione Europea, che richiederebbero invece una linea e una strategia sul sistema bancario più netta e definita”.