Valentino Parlato è morto a 86 anni. Comunista, fondatore e direttore del manifesto, voce critica della sinistra

Valentino Parlato è morto a 86 anni. Comunista, fondatore e direttore del manifesto, voce critica della sinistra

“E’ morto Valentino Parlato, tra i fondatori del manifesto, di cui è stato più volte direttore e presidente della cooperativa editrice. Era nato a Tripoli, in Libia, il 7 febbraio 1931. Comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino alla radiazione, lavorato a Rinascita, fondato e difeso il manifesto in tutta la sua lunga storia”. Così nella home page de Il Manifesto i colleghi danno la notizia della morte del giornalista che quest’anno compiva 86 anni. Valentino Parlato, tra i fondatori de Il Manifesto, di cui è stato più volte direttore e presidente della cooperativa editrice, era nato a Tripoli, in Libia, il 7 febbraio 1931. A Roma dal 1951, continua gli studi di legge intrapresi a Tripoli, e all’università conosce Luciana Castellina. Si iscrive al Pci e ne diviene funzionario. Nel 1953 viene inviato alla Federazione di Agrigento, ma l’apparato gli sta stretto e davanti alla prospettiva di restare in Sicilia aspettando una futura candidatura al Parlamento, decide di tornare a Roma. Di nuovo a ‘L’Unità’, e sempre nel Pci, vicino alle posizioni di Giorgio Amendola, fino a entrare nel Comitato centrale del Partito. Il giornalismo, in quegli anni, continua a praticarlo a ‘Rinascita’, chiamato da Giancarlo Pajetta a fare il redattore economico.  Il 27 novembre del 1969, la radiazione dal Pci. Viene cacciato assieme a Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli, Lucio Magri e Luciana Castellina, da un partito che non tollera voci critiche e castiga quei dirigenti per aver proposto una “rivoluzione culturale” e una “riforma generale del partito”. Quella pattuglia di eretici aveva già fondato da pochi mesi quello che poi sarebbe diventato un giornale-partito, come diceva Parlato: ‘il manifesto’, quotidiano comunista che nella testata si richiama al ‘testo sacro’ di Marx e Engels. Pietro Ingrao al Comitato centrale del 15 ottobre del 1969, prima della radiazione, aveva parlato di “posizioni sbagliate” dei “compagni del manifesto”, ma dopo questo ossequio alla liturgia del Pci aveva cercato di ragionare e far ragionare: “A mio giudizio – aveva detto Ingrao – la divergenza con i compagni del manifesto non verte tanto sulla valutazione delle novità profonde della situazione che si presenta oggi al nostro partito, quando sui modi e sui contenuti con cui dobbiamo affrontarla”. Quotidiano ‘il manifesto’ lo diventa il 28 aprile del 1971. Parlato ne è direttore dal 19 settembre 1975 al 30 novembre 1985, ma non monarca. Perché in quella “direzione condivisa” è affiancato da Pintor, Ferraris, Foa, Castellina e Rossanda. Dirige ancora il quotidiano dal primo gennaio 1988 al 30 luglio del 1990 e poi dal primo ottobre 1995 al 30 marzo 1998.

La testimonianza di Luciana Castellina

Valentino Parlato “era diffidente, non preda di facili entusiasmi, e però al tempo stesso gli piaceva ‘annusare’ le cose nuove”: questa la fotografia che Luciana Castellina ne fa all’agenzia AGI e che con lei è stato protagonista della nascita e del cammino del quotidiano il manifesto. “Valentino è stato quello che al giornale è stato presente in modo più continuativo e più a lungo – ricorda Luciana Castellina, la cui voce al telefono svela chiaramente la commozione -, sempre alla sua scrivania. Aveva una resistenza straordinaria, frutto della sua generosità, perché Valentino era un generoso, e ha unito il suo destino a quello del giornale”. Che tipo di persona era Parlato? “Un uomo molto socievole e semplice, non indulgente però. Uomo capace di grande empatia e si capisce oggi il perché dei tantissimi messaggi di cordoglio e della gente che subito ha voluto rendergli omaggio. E’ questa una grande risposta della gente alla notizia della sua morte. I social hanno subito diffuso la notizia”. Ecco, a proposito dei social o di quanto di nuovo avanza, Castellina sottolinea che Parlato era appunto diffidente, ma non scappava davanti all’essere curioso di capire, o quanto meno sapere e quindi provare a decifrare e, nel caso, giudicare e decidere. Un esempio su tutti, di recente, proprio l’iscrizione a Sinistra Italiana: “Mi disse ‘mi piace, m’iscrivo’. Punto. Senza tanti giri e preamboli o chissà quali discorsi. Lui era così. Unico”. Che giornalista era Parlato? E qui Luciana Castellina dice che Valentino “era molto intelligente, e così al manifesto non abbiamo mai sentito la differenza tra l’essere giornalista e politico. E’ un pezzo di storia che davvero va via, una persona che è stata il manifesto, dove da sempre si vive e lavora senza mediazioni proprietarie”.

Il cordoglio della Cgil

Con la morte di Valentino Parlato “perdiamo un grande intellettuale comunista”, scrive in una nota la Cgil, che “esprime profondo cordoglio” e “partecipa al dolore della moglie Delfina, dei figli Enrico, Matteo e Valentina, e di tutti coloro che l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene”. “Giornalista, intellettuale e politico – sottolinea Corso d’Italia – Valentino si è sempre schierato dalla parte del lavoro e si è sempre impegnato per provare a costruire un paese migliore. La sua voce, spesso critica – sottolinea la Cgil – e le sue riflessioni, sempre attente ai grandi cambiamenti, ai rivolgimenti epocali a livello mondiale della politica come dell’economia, hanno rappresentato un riferimento importante e sono state uno stimolo per tutta la sinistra italiana”.

Sinistra Italiana: “Compagno straordinario. Era stato con noi al convegno su Antonio Gramsci, ad ascoltare e discutere”

“Ci ha lasciato oggi a 86 anni Valentino Parlato, comunista, tra i fondatori del manifesto, compagno straordinario, protagonista della storia della sinistra del nostro Paese”. Lo scrive sulla propria pagina Facebook, Sinistra Italiana. “Lo avevamo incontrato pochi giorni fa in un convegno sul pensiero di Antonio Gramsci – si legge – era stato con noi ad ascoltare e discutere. Partecipava molto spesso ai nostri appuntamenti e alle mobilitazioni, non mancava mai e ci mancherà molto. Pochi mesi fa aveva deciso di iscriversi a Sinistra Italiana con nostro grande orgoglio. Lo aveva annunciato con un articolo sul Manifesto in cui scriveva: ‘mi sono iscritto a Sinistra Italiana in contrasto alla mia attuale tendenza a dimettermi da tutto. Sinistra Italiana perché, già nella sua formulazione, non vuole essere un partito ma una corrente politico-culturale di ricostruzione di una vera sinistra, fondata sui contrasti della nostra società’. “Ciao Valentino, ci mancherai”, concludono da Sinistra Italiana.

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