Uno. Un numero triste. Il dramma dei bambini non accompagnati, sbarcati a migliaia sulle nostre coste. Solo uno accolto dagli altri paesi. Dal G7 parole al vento. Il volto inumano di un’Europa che dimentica il significato della solidarietà

Uno. Un numero triste. Il dramma dei bambini non accompagnati, sbarcati a migliaia sulle nostre coste. Solo uno accolto dagli altri paesi. Dal G7 parole al vento. Il volto inumano di un’Europa che  dimentica il significato della solidarietà

Si è appena concluso il G7 di Taormina dove, oltre al dibattito sul clima ed alla lotta al terrorismo, si è discusso di migranti. Un impegno concreto, a parole, quello assunto dai leader mondiali, che hanno sottolineato che la gestione dei flussi migratori richiede “sforzi coordinati a livello nazionale e internazionale”, come si legge nel comunicato finale. Parole concilianti e buone intenzioni, che come sempre si scontrano con la realtà cruda e drammatica che i migranti si trovano ad affrontare ogni giorno. È di ieri la dura denuncia del Parlamento di Strasburgo: l’Italia ha bisogno di 5000 posti nell’Unione per ricollocare i minori non accompagnati arrivati sulle nostre coste, ma i paesi europei hanno accolto finora “soltanto un minore non accompagnato”. Un dato inconcepibile, che simboleggia in tutta la sua tragedia la mancata solidarietà all’interno dell’Europa. Un’Europa troppo impegnata tra tecnicismi, vincoli di bilancio, forse, per guardare al volto umano, spaventato e disorientato di quei bambini che arrivano stremati sulle nostre coste. Solo ieri il mondo intero si commuoveva per la struggente immagine di un bambino esangue sulle coste turche: oggi gli ha voltato del tutto le spalle, lasciando al loro destino i piccoli che, dopo aver perso ogni cosa, oggi perdono il sostegno dell’Europa intera.

Sta fallendo l’intero piano di ricollocazione dei migranti

L’intero piano di ricollocazione sta fallendo. Al 27 aprile erano stati ricollocati 17.903 richiedenti asilo: 12.490 dalla Grecia e 5.920 dall’Italia: appena l’11 per cento degli obblighi assunti. Il programma di accoglienza solidale naturalmente esclude Italia, Grecia e Germania, che fanno quanto possibile nella gestione del fenomeno. In quanto paesi di arrivo, spetta agli altri stati aiutarli nel controllo dei flussi migratori. La solidarietà in tal senso si limita a Finlandia e Malta, che rispettano gli obblighi. Solo la Finlandia, inoltre, rispetta “sistematicamente” quanto previsto per il capitolo doloroso dei “minori non accompagnati”.

Maglia nera a Ungheria e Slovacchia, seguono Austria, Polonia, Repubblica Ceca

La maglia nera in tema di solidarietà spetta a Ungheria e Slovacchia, che rifiutano la ricollocazione e hanno portato la commissione Ue davanti alla Corte europea di giustizia. Austria, Polonia e Repubblica Ceca sono fra i Paesi che collaborano di meno. Un dato accomuna tutti gli altri paesi: sono ancora molto in ritardo. Non di rado i paesi di arrivo si trovano di fronte a criteri restrittivi e discriminatori imposti da alcuni Stati membri, escogitati per rifiutare le quote di accoglienza. Questi, ad esempio, ricollocano soltanto le madri sole o escludono richiedenti di alcune nazionalità, ad esempio gli eritrei. L’Italia intanto si dà da fare: nel 2016 ha ricollocato più richiedenti asilo di quanti sia riuscita a dirottarne negli altri stati Ue. Lo scorso anno sono sbarcati sulle coste della penisola 181.436 persone, il 18% in più rispetto al 2015. Di questi il 14% erano minori. L’obiettivo ambizioso che si è posto il Consiglio europeo sembra sempre più lontano: l’impegno a garantire il traguardo di 160 mila ricollocazioni.

Laura Boldrini:” Una nuova Europa senza muri e senza paura”

Per garantire tale risultato, l’Europarlamento invita gli stati a dare la priorità ai “richiedenti vulnerabili”, in particolare ai minori non accompagnati. Inoltre chiede alla Commissione di procedere con le sanzioni. Così come scattano per tutti i vincoli imposti, è opportuno che la procedura d’infrazione si avvii anche nei confronti dei paesi che non rispettano il programma sui migranti, i diritti umani. “Se i paesi non incrementeranno rapidamente le loro ricollocazioni, i poteri della commissione vanno usati senza esitazione”, si legge nella mozione presentata. Solo così si potrà intravedere il profilo umano della nuova Europa “senza muri e senza paura” di cui ha recentemente parlato Laura Boldrini.

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