“Un sussulto nella coscienza del Paese”, oggi come ieri, ancora in campo contro il tentativo di imbavagliare i giornalisti. Si comincia con le intercettazioni e non si sa dove si va a finire. Il Pd guida la campagna una volta appannaggio delle destre

“Un sussulto nella coscienza del Paese”, oggi come ieri, ancora in campo contro il tentativo di imbavagliare i giornalisti. Si comincia con le intercettazioni e non si sa dove si va a finire. Il Pd guida  la campagna una volta appannaggio delle destre

“Un sussulto nella coscienza del Paese”. Così la Federazione nazionale della Stampa italiana scrive in un comunicato che annuncia un importante appuntamento in Piazza del Popolo a Roma per difendere la libertà di stampa. La manifestazione nasce da un appello, sottoscritto da oltre 440 mila persone, che porta le firme di Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, raccolto e rilanciato dalla Fnsi. Tantissime le adesioni, dal mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport, le iniziative che si sviluppano in tutto il Paese si susseguono con grande intensità e partecipazione. Arrivano adesioni dalle organizzazioni internazionali dei giornalisti.

Perché questa grande mobilitazione, perché c’è il “sussulto” di cui parla la Fnsi, perché la grande attesa per la manifestazione che si svolgerà sabato 3 ottobre 2009 alle 15,30 a Piazza del Popolo? Lo spiega a chiare lettere un appello del sindacato dei giornalisti alla partecipazione, di popolo, non solo degli addetti ai lavori. E così sarà. Riportiamo alcune parti del volantino di presentazione. Appello che valeva ieri e vale ancora oggi. “Le ragioni che spingono i giornalisti italiani a scendere in piazza sono i disegni di legge bavaglio, le azioni giudiziarie di un premier (Berlusconi, ndr) che, anziché rispondere alle domande rivolte da un giornale, sceglie la strada della citazione a giudizio. E ancora: le continue, giornaliere invettive pubbliche dei potenti, a cominciare dal premier, contro giornali – invitando i grandi gruppi industriali a non usare più quei giornali per la loro pubblicità – e giornalisti, considerati non graditi”. “Una minaccia aperta per chi fa informazione – prosegue la Fnsi – E un attacco al diritto delle italiane e degli italiani a conoscere i fatti che contano”.

Federazione della Stampa, ottobre 2009: i giornalisti non si faranno mettere il guinzaglio

“L’allarme, dunque, è molto alto nel Paese. Non è la prima volta che è stata necessaria la mobilitazione anche contro governi diversi da quello attuale. Ma oggi si sta vivendo una fase di grande pericolo, con attacchi senza precedenti. I giornalisti non si faranno mettere il guinzaglio. Il mondo dell’informazione, assieme al mondo del lavoro ed alla società civile, è chiamato a scongiurare questo pericolo. L’informazione è il pilastro di ogni democrazia e la sua funzione non appartiene alla disponibilità del potere di turno. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ritiene che ogni ferita che il sistema dei media subisce determini un forte contraccolpo alla libertà di tutti.  Per questo sosteniamo i principi e i valori dell’articolo 21 della Costituzione e tuteliamo il diritto inalienabile di ogni cittadino a un’informazione libera, completa e plurale. Un’informazione che non deve subire alcuna forma di bavaglio”. Parole che bruciano, mantengono intatto il loro valore. Cambiano i protagonisti ma non cambia la voglia di mettere il bavaglio all’informazione. Dalla manifestazione di Piazza del Popolo, un grande successo, non passa neppure un anno e il mondo dell’informazione è chiamato a dare di nuovo battaglia, a fare appello alle forze democratiche, ai sindacati, anche agli editori, a movimenti e associazioni.

Piazza San Giovanni si riempie di popolo e di post it contro la legge bavaglio che poi decade

Questa volta, luglio 2010, viene scelta Piazza San Giovanni, piazza storica della Cgil, del Pci, della sinistra. I post it, a migliaia, vengono compilati ed affissi dai cittadini che li riempiono con slogan efficaci. La fantasia popolare è capace d tutto. Punge, dissacra, traduce in poche parole problemi di grande significato, la libertà dell’informazione. È il primo di luglio, una giornata splendida, la piazza si riempie di centinaia di migliaia di persone. I post it vengono affissi un po’ ovunque. Confesso un “furto”, me ne porto a casa, in una borsa, una bella quantità. Sono conservati, con tutti gli onori, in soffitta insieme agli oggetti cui tengo di  più. Quei post it, di diversi colori, il giallo è prevalente, possono, devono tornare ad essere protagonisti. Allora la nuova legge bavaglio sulle intercettazioni era stata presentata dal ministro Alfano, terzo governo Berlusconi. Finì la legislatura e di questa legge non se ne fece più nulla. Federazione della Stampa promosse la manifestazione come aveva fatto ad ottobre, insieme all’Ordine dei giornalisti e, udite udite, con l’adesione degli editori. Fra coloro che presero parte alla manifestazione, ricorda Travaglio in un editoriale sul “Fatto”, Bersani, Fassino, Gentiloni, Veltroni, Zingaretti, Bertinotti, Di Pietro, Bindi, i vertici Fiom-Cgil, intellettuali come Saviano, Maraini, Onida e vari artisti. Anche quella battagli fu vinta.  Il disegno di legge passò al Senato, ma Napolitano fece capire che non avrebbe firmato quel testo se non veniva modificato alla Camera. Poi non se ne fece più niente, morì così come era nato.

I corsi e i ricorsi storici: ora è il ministro Orlando, Pd, a guidare i fan del bavaglio

Ma la storia non è mai finita.  È il caso di richiamare un grande filosofo napoletano. Giambattista Vico, vissuto a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, elaborò una teoria sulla storia umana molto interessante, nota come “teoria dei corsi e dei ricorsi storici”. Alcuni avvenimenti si ripetevano nel  corso dei secoli con le medesime modalità, non per caso, ma per un disegno della divina provvidenza. Basta sostituire a questa entità astratta quella ben più concreta delle forze politiche ed il gioco è fatto. Si dà il caso che fra coloro che sostengono l’uso forzato del bavaglio per i giornalisti impiccioni che pubblicano intercettazioni fastidiose per il potere, vi siano esponenti di una forza politica che nel 2009 e anche nel 2010 si trovavano a Piazza del Popolo e a Piazza San Giovanni, autorevoli esponenti del Pd, a partire da Gentiloni, ora premier, autorevoli parlamentari del Pd, addirittura il ministro della Giustizia, Orlando, avversario di Renzi Matteo alle primarie, da sinistra diceva lui, freme perché si vada al voto di fiducia sulla legge in cui si parla anche di intercettazioni. Addirittura si vuole impedire la pubblicazione di“intercettazioni che non abbiano rilevanza penale”. Questo è diventato il cavallo di battaglia di uno schieramento  che, se dovesse vincere, porterebbe il paese verso una deriva di marca reazionaria.

Larticolo 54 della Costituzione non parla di rilevanza penale ma di disciplina ed onore

Fa venire i brividi il fatto che esponenti del Pd, un ministro, proprio quello della giustizia, con la g minuscola, ignorino, fanno finta, l’articolo54 della Costituzione che così recita: “Mi piace Caricamento…Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Chiarissimo l’intento dei padri costituenti. Parlano di “disciplina ed onore”, la rilevanza penale è altra cosa. Ci sono le leggi dello  Stato. Anche se talvolta vengono violate. L’informazione, in una società libera e democratica è un bene comune. Il giornalista ha il dovere di informare. Ma per adempiere a questo compito, una missione vorrei dire, deve essere messo in grado di esercitare il “suo” diritto ad informare, senza lacci e laccioli, senza intimidazioni, senza la mannaia di querele temerarie. Questo dicevano quelle piazze romane nelle manifestazioni che abbiamo ricordato, una mobilitazione, un sussulto della coscienza diceva allora la Federazione della Stampa, alla quale viene voglia di dire, se ci sei, batti un colpo. Prima che sia troppo tardi.