Trump in Israele appoggia il falco Netanyahu, e domani sarà nei Territori palestinesi. I grandi giornali del mondo indignati. Ma silenzio colpevole dall’Europa della Mogherini, e dall’Italia di Alfano (che non meritiamo)

Trump in Israele appoggia il falco Netanyahu, e domani sarà nei Territori palestinesi. I grandi giornali del mondo indignati. Ma silenzio colpevole dall’Europa della Mogherini, e dall’Italia di Alfano (che non meritiamo)

“Il dialogo con Trump è stato proficuo”, con lui “ci capiamo al volo” e “vorrei ringraziare in particolare per il profondo impegno per la sicurezza di Israele”, ha detto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, parlando in conferenza stampa congiunta con il presidente Usa, Donald Trump, al termine del loro incontro a Gerusalemme. “Sono sicuro che l’alleanza israelo-americana crescerà in forza e apprezziamo enormemente il cambiamento avvenuto nella politica nei confronti dell’Iran”, ha detto ancora Netanyahu. Le parole di Netanyahu lasciano intendere a meraviglia il cambiamento, rischiosissimo, della politica estera americana impressa da Donald Trump.

Ridefinito il nemico, il “male”, nella parte iraniana, e sciita, dell’Islam, vendute armi per 380 miliardi di dollari alle monarchie saudite e del Qatar, ora in Israele sostiene “proficuamente” la politica di Netanyahu, e un’idea di pace che certo non contempla la soluzione dei due stati. Anche oggi, a poche ore dall’arrivo in Italia, dove Trump incontrerà il papa a Roma e poi volerà a Taormina per il G7, la nostra diplomazia e quella europea brillano per assenza. Gli Stati Uniti fanno affari vendendo armamenti a regimi dove i diritti umani sono calpestati e vilipesi, e nessuno se ne adonta. Gli Stati Uniti rivedono la loro politica verso Gerusalemme Est, piazzandoci addirittura la propria ambasciata, e consacrandola dunque capitale dello Stato ebraico d’Israele, con conseguenze inenarrabili, e nessuno se ne adonta. Eppure, l’Europa ha un Alto rappresentante della sua politica estera, Federica Mogherini, che pure si è fatta un vanto dell’accordo sul nucleare contro la fine delle sanzioni con l’Iran. E oggi? Nulla da dire circa la svolta di Trump, che all’Iran si rivolge per dire che “non avrà mai un’arma nucleare”? Nulla da dire al presidente Rouhani che invece replica proprio citando gli accordi sottoscritti con le potenze occidentali? Nulla ha da dire il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, che tra poche ore accoglierà (festante, sicuramente) il presidente Trump in Italia? Insomma, Trump fa un viaggio in Medio Oriente col quale cambia l’asse geopolitico sul quale ha lavorato Obama per otto anni, insieme all’Unione europea, alla Germania e alla Francia, e ora tutti zitti e coperti? Eppure, basterebbe leggere i quotidiani internazionali per capire come stanno davvero le cose ( e se le lingue non fossero conosciute, avvertiamo i nostri ministri che esistono i traduttori). L’Economist, ad esempio, e basterebbe leggere solo quello, preoccupato, titola “il Regno saudita ha la memoria corta nei confronti degli Stati Uniti. Ma forse è bastato che Trump facesse a meno di citare il record dei sauditi in materia di violazione dei diritti umani”. Molti altri giornali ripetono la stessa indignazione, da Le Monde al Guardian a El Paìs. Perfino il quotidiano israeliano Haaretz ipotizza che la nuova svolta di Trump verso i sauditi sia un’opportunità per i falchi di Israele, e per la loro politica espansionistica a favore di coloni. Tanto il male, il nemico da abbattere è l’Iran degli odiati sciiti, Purtroppo, non abbiamo ritrovato la medesima forte indignazione nell’opinione pubblica italiana, che segue il silenzio tombale imposto dal governo, da Palazzo Chigi, e dalla Farnesina, e forse anche da Bruxelles.

Per non farsi mancare nulla, per sollevare l’indignazione del mondo democratico, Trump ha salutato il suo viaggio in Israele con queste parole, si tratta di “una nazione costruita sull’impegno che non permetteremo mai di ripetere gli orrori del secolo scorso. Adesso costruiamo un futuro dove le nazioni della regione siano in pace e tutti i nostri figli possano crescere forti e liberi dal terrorismo e dalla violenza”. Il presidente Usa ha affrontato anche il tema del suo recente viaggio a Riad, che gli ha dato “speranza” per il futuro. “Durante i miei viaggi nei giorni scorsi ho trovato nuove ragioni per sperare. Ho appena concluso una visita in Arabia Saudita”, nel corso della quale “abbiamo raggiunto un accordo storico per perseguire una maggiore cooperazione contro il terrorismo”. E l’accordo storico prevede la consegna di armi per 380 miliardi di dollari.

Infine, pe non farsi mancare nulla neppure sul piano delle provocazioni storiche, sul sito della Casa Bianca si legge “Gerusalemme, Israele” nell’indicare il luogo dell’intervento congiunto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu che viene trasmesso in diretta. Un dettaglio che rimanda alla delicata natura che è lo status della città di Gerusalemme e il suo riconoscimento come parte di Israele o meno nella sua integrità. Lo status di Gerusalemme, come ricorda una recente Risoluzione dell’Onu, che l’Italia ha penosamente bocciato, è di essere il centro delle tre religioni monoteiste, e dunque non può certo essere la capitale dello stato ebraico di Israele. Anche su questa vistosa gaffe, le diplomazie europee non hanno avuto nulla dire.

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