Sul clima, Trump scrive “ci penserò”, ma si legge: “gli Usa usciranno dagli accordi di Parigi”. La Casa Bianca succube degli interessi degli industriali del carbone e del petrolio

Sul clima, Trump scrive “ci penserò”, ma si legge: “gli Usa usciranno dagli accordi di Parigi”. La Casa Bianca succube degli interessi degli industriali del carbone e del petrolio

Pare che ormai il dado del ritiro della presenza americana dall’accordo di Parigi Cop21 sia tratto. Anche se in un tweet il presidente Donald Trump ha annunciato che prenderà ancora del tempo prima della decisione definitiva, i media americani danno ormai per scontato il ritiro, anche sulla base delle dichiarazioni di tre fonti anonime della Casa Bianca. Uno di essi ha rivelato che il linguaggio particolare di Trump, con l’improvviso annuncio di mercoledì su twitter, prelude, di fatto, ad un annuncio ufficiale del ritiro, motivato da giustificazioni giuridiche, che in qualche modo potrebbe calmierare l’impatto della decisione, soprattutto tra gli americani. Già nella serata americana di mercoledì, quando in Italia sarà notte, Trump incontrerà il segretario di stato Rex Tillerson, il quale aveva promesso che gli Stati Uniti sarebbero rimasti negli accordi di Parigi e che avrebbe fatto pressione su Trump per fargli cambiare idea. Evidentemente, la promessa non è stata mantenuta, dal momento che di fronte ai suoi consiglieri, dicono le fonti dei media americani, Trump pare abbia sostenuto che la presenza degli Stati Uniti negli accordi avrebbe danneggiato l’economia, avrebbe ostacolato la creazione di posti di lavoro in regioni strategiche per lui come gli Appalachi e gli stati dell’Ovest, dove vivono i suoi sostenitori, e ne avrebbe minato il messaggio della sua campagna elettorale “America First”, prima l’America e gli americani.

Il timore di una reazione a catena, soprattutto dei paesi a economia emergente

L’uscita degli Stati Uniti, la più grande economia del mondo e la seconda per emissioni di gas da effetto serra, non dissolverà il patto siglato a Parigi da 195 paesi, ma potrebbe dar luogo a una cascata di eventi con effetti devastanti per il pianeta. Quei paesi che hanno accettato l’accordo con riluttanza potrebbero infatti fare come gli Stati Uniti e ritirarsi, oppure ridurre notevolmente gli impegni assunti per il taglio dell’inquinamento che è causa del riscaldamento globale. Gli atti degli Stati Uniti si riverberano sulle economie emergenti, con notevoli problemi proprio in relazione al cambiamento climatico, come l’India, le Filippine, la Malesia e l’Indonesia. E diventerà sempre più difficile raggiungere l’obiettivo di contenere l’innalzamento a più di 3,6 gradi della temperatura media dell’atmosfera, oltre la quale le condizioni drammatiche del riscaldamento globale si fanno irrevocabili. L’obiettivo di Parigi era appunto quello di ridurre le emissioni che aumentano il riscaldamento globale, proprio per evitare quella soglia. Senza un interevento drastico, assisteremo a un pianeta molto più caldo, a tempeste sempre più devastanti e ad inondazioni delle coste e dunque alla messa a rischio della sicurezza del cibo e dell’acqua per centinaia di milioni di persone.

Esperti di politica internazionale giudicano la mossa di Trump un errore drammatico

Gli esperti di politica internazionale sostengono che la mossa di Trump potrebbe danneggiare la credibilità degli Stati Uniti e indebolire gli sforzi per negoziare su temi che oltrepassano il cambiamento climatico, come il commercio e la lotta al terrorismo. Dal punto di vista della politica estera americana è un errore colossale, l’abdicazione della leadership americana, il cui successo, militare, economico e politico, è determinato proprio dalla credibilità e dalla capacità di mantenere fede agli impegni assunti e sottoscritti. Ma Trump si fa forte dell’appoggio massiccio che ha ottenuto dai suoi elettori negli stati minerari, dell’applauso generale che ottenne quando parlò a una folla di minatori promettendo loro che avrebbe cancellato l’accordo di Parigi, e dei consigli di Steve Bannon, capo stratega della Casa Bianca, che ha sempre giudicato il ritiro dall’accordo come fondamentale per affermare il protezionismo economico della nuova amministrazione Usa. Il punto politico è che minatori e capi delle compagnie del carbone e del petrolio del Kentucky e della West Virginia hanno spinto con forza Trump ad abbandonare le politiche ambientali di Obama, molte delle quali concentrate sulla riduzione dell’uso del carbone, considerato quale la causa principale del riscaldamento globale. In una lettera datata 23 maggio, il procuratore generale della West Virginia e di altri nove stati scrissero a Trump che “il ritiro dall’accordo di Parigi è un passo necessario e importante per rovesciare le dannose e illegali politiche energetiche di Obama”.

Le reazioni negative nel mondo, dall’Onu, al sindaco di New York, a Galletti alla De Petris

“Il cambiamento climatico è innegabile. L’azione sul clima è inarrestabile. Le soluzioni per il clima forniscono opportunità che sono impareggiabili”. Questa la risposta delle Nazioni Unite, su Twitter, alle indiscrezioni di stampa, secondo cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sarebbe pronto ad annunciare l’abbandono dell’accordo sul clima di Parigi. Anche il sindaco di New York, Bill de Blasio, si è espresso contro Trump, promettendo che la sua città rispetterà l’accordo sul clima, anche nel caso in cui il presidente dovesse annunciare l’uscita degli Stati Uniti dall’intesa mondiale. In una serie di tweet, il sindaco ha definito la scelta di Trump, se dovesse essere confermata, “terribilmente devastante per il pianeta, per il Paese e per questa città”; in particolare, per de Blasio, si tratterebbe di una “pugnalata al cuore di New York City”. “L’accordo di Parigi è stato il più grande passo avanti compiuto in molti anni. È irragionevole uscirne” ha commentato il sindaco, che ha poi promesso che firmerà “un ordine esecutivo per mantenere l’impegno di New York nei confronti” dell’intesa”.

Per l’Italia, il ministro Galletti è cauto: “Aspettiamo le decisioni ufficiali di Trump, ma una cosa è certa: l’Italia non cederà di un millimetro, e lo dirà con forza al G7 Ambiente, nella lotta ai cambiamenti climatici e nel percorso avviato a Parigi”. La capogruppo di Sinistra Italiana al Senato, Loredana De Petris commenta così la scelta di Trump “di ritirare gli Usa dagli accordi di Parigi sul clima, annunciata dai siti web americani, ma non ancora confermata dalla Casa Bianca, sarebbe grave e irresponsabile. Spero che Trump ci ripensi prima di assumersi una simile responsabilità nei confronti non solo delle future generazioni ma anche nei confronti degli interessi del suo Paese. Un simile passo significherebbe infatti anteporre gli interessi delle lobby del petrolio a quelli dell’intera umanità”, conclude De Petris.