Si apre una settimana politica decisiva per le sorti del governo e della legislatura. Renzi detta l’agenda: legge elettorale tedesca e accordo con Berlusconi. Anche i grillini votano il sistema tedesco. Intanto a sinistra si aprono spiragli per una lista unitaria

Si apre una settimana politica decisiva per le sorti del governo e della legislatura. Renzi detta l’agenda: legge elettorale tedesca e accordo con Berlusconi. Anche i grillini votano il sistema tedesco. Intanto a sinistra si aprono spiragli per una lista unitaria

Si apre lunedì 29 maggio una settimana politica che potrebbe segnare le sorti future del governo, e della legislatura. Riflettori puntati, quindi, su legge elettorale e manovra. Se, infatti, da una parte sembra profilarsi l’intesa tra Pd e Forza Italia sul sistema elettorale alla tedesca che riapre la strada alle elezioni già in autunno e di conseguenza anticipa la fine dell’esecutivo Gentiloni, dall’altra parte le fibrillazioni in atto in seno alla maggioranza sulle nuove norme sui voucher non fanno dormire sonni tranquilli agli inquilini di palazzo Chigi, ma nemmeno a quelle forze, Pd in testa, che lavorano all’accordo sul sistema di voto ed hanno quindi bisogno proprio ora di qualche settimana di tregua. Di certo il clima nei palazzi della politica è mutato, e le elezioni anticipate non sembrano più così lontane. L’uso del condizionale però è d’obbligo, essendo diverse le variabili in campo e gli equilibri alquanto precari, soprattutto al Senato: ma l’apertura di Silvio Berlusconi al voto tra settembre e i primi di ottobre ha contribuito ad aumentare le tensioni interne alla maggioranza, con Mdp pronta a sfilarsi sui voucher, il Pd determinato ad andare avanti, e Ap che mette in guardia Matteo Renzi di tenersi le mani libere qualora sigli l’intesa sulla legge elettorale con il leader di Forza Italia anziché partire dai confini della maggioranza.

L’agenda fittissima di appuntamenti politici e parlamentari della settimana

Molto si capirà, appunto, nei prossimi giorni: lunedì 29 maggio è attesa in Aula alla Camera la manovra. Ma l’approdo potrebbe slittare per la necessità della commissione Bilancio di ulteriore tempo. Intanto, governo, Pd e Mdp stanno lavorando alla ricerca di una possibile mediazione sui voucher. Sulla manovra l’esecutivo è intenzionato a porre la fiducia, che si voterebbe entro la settimana, la data indicativa è mercoledì 31 maggio, giorno in cui, alle 14, si riunirà la conferenza dei capigruppo per stilare il calendario dei lavori di giugno.  Quanto alla legge elettorale, il primo appuntamento da segnalare è già domenica sera, col voto online degli iscritti al Movimento5stelle sul sistema tedesco. Gli iscritti del Movimento5stelle si sono espressi con netta maggioranza sul sistema di legge elettorale e, a questo punto, anche i grillini sono pronti a sostenere il sistema tedesco su cui già stanno convergendo Pd e Fi. I risultati della votazione sono stati comunicati in un post di Beppe Grillo. “Si sono concluse le votazioni online su Rousseau per la proposta di legge elettoraledel Movimento 5 Stelle. Hanno partecipato alla votazione 29.005 iscritti certificati, 27.473 hanno votato sì e 1.532 hanno votato no”, spiega Grillo, aggiungendo che “la legge elettorale che il M5S voterà in Parlamento sarà il proporzionale tedesco con soglia di sbarramento al 5 per cento ed eventuali correttivi, costituzionalmente legittimi, per garantire una maggiore governabilità. Una volta che avremo una legge elettorale – sottolinea Grillo – si potrà votare subito”. Grillo propone di votare addirittura il prossimo 10 settembre, prima della scadenza dei 4 anni e sei mesi in cui scadono i termini per acquisire il diritto al vitalizio dei parlamentari.

Intanto, in commissione Affari costituzionali sono stati presentati 417 emendamenti al Rosatellum: la maggioranza delle richieste di modifica è a favore del tedesco. Lo sono ad esempio due emendamenti di Forza Italia, alcuni di Ap (anche se si tratta di un tedesco corretto), altri di Mdp e Sinistra italiana. Disponibile a votare il tedesco è la Lega, purché si torni presto al voto. Sul tedesco convergerà anche il Pd qualora il sistema di voto goda di una forte e certa condivisione tale da garantire i numeri al Senato: domani i dem e il segretario Renzi svolgeranno un giro di incontri con le altre forze politiche (anche M5S ma senza i leader). L’indomani, martedì 30 maggio, si riunirà la Direzione nazionale del Pd per decidere la linea ufficiale. Il giorno dopo, mercoledì 31 maggio, la commissione avvierà le votazioni degli emendamenti sulla legge elettorale. Sempre mercoledì, e salvo impedimenti dovuti al voto di fiducia sulla manovra, approda in Aula alla Camera la proposta di legge sui vitalizi e le pensioni dei parlamentari. Infine, giovedì 1 giugno si svolgerà ai Giardini del Quirinale la cerimonia per la festa della Repubblica, alla presenza del Capo dello Stato, dei rappresentanti delle istituzioni e del mondo della politica e del Corpo diplomatico.

Le parole di Renzi al Messaggero: “meglio votare il 24 settembre, con la Germania, attendere i risultati e poi stipulare un accordo di governo”. Con Forza Italia, evidentemente

“Il Pd non chiede le elezioni anticipate. Ma non le teme”, ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi al quotidiano ‘il Messaggero’, aggiungendo che “votare con Berlino”, il 24 settembre, “avrebbe un senso per molti motivi a livello europeo e consentirebbe al nuovo Parlamento di impostare senza perdere nemmeno un giorno cinque anni di politica economica. Dopo le elezioni tedesche e fino al voto, l’Italia sarà l’osservata speciale dei mercati. L’eventuale anticipo del voto non genera l’incertezza, la riduce. Tuttavia non saranno i mercati a decidere che cosa faremo, ma il presidente della Repubblica”. Sul rapporto con Forza Italia, Renzi ribadisce la linea fin qui tenuta, di un avversario al quale però apre la porta per un eventuale Grande coalizione: “Il mio obiettivo è sconfiggere Berlusconi, non allearmici. Poi è ovvio, dipende da quanti voti ciascuno prenderà. Non vedo Berlusconi da oltre due anni. Non avrei problemi a incontrare né lui, né altri leader. Ma al momento non è in agenda”. D’altronde, conclude Renzi, “se non ci sono i numeri, è ovvio che il Pd debba fare accordi con altri partiti”. Sulla soglia di sbarramento al 5% non teme il no di Angelino Alfano, che mette le mani avanti chiedendo di essere ascoltato sul punto prima di Forza Italia, sottolineando che occorre prima avere una intesa in maggioranza: “Quella di Alfano – spiega – è una riflessione suggestiva ma se siamo arrivati a questo punto è perché alcuni settori della maggioranza hanno pensato di poter rimandare, rimandare, rimandare. Credo che comunque sul sistema tedesco, che da anni segna la vittoria dei popolari europei della Cdu, un popolare europeo come Alfano non farà fatica a riconoscersi”.

Renato Brunetta rilancia: “fiducia o no voteremo a favore dei voucher, anche al Senato”

Intanto, un punto di chiarezza arriva dal capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, il quale prende spunto dalla polemica sui voucher e rilancia: “Forza Italia voterà a favore dei voucher e anche al Senato”, ha detto a Radio Radicale. “Io penso che in Parlamento ci stia una maggioranza non politica, cioè non di fiducia a questo governo – ha spiegato Brunetta – ma una maggioranza fattuale che è dalla parte delle famiglie, delle imprese e dei lavoratori e quindi penso che ci possa essere una maggioranza anche al Senato, noi voteremo a favore anche al Senato. Dopodiché se la veda la sinistra al suo interno, agli amici di Articolo1Mdp ricordo che si sono votati il Jobs Act e quindi hanno ingurgitato rospi peggiore di questo”. Cosa significa? Il governo ha due strade: o mette la fiducia sulla cosiddetta manovrina, e Forza Italia la vota per portare a casa due significativi risultati, i voucher e la fine della legislatura; oppure, decide di non mettere la fiducia, e allora si apre il dibattito in Aula sugli emendamenti alla manovra, che comunque metterebbe a rischio la tenuta della maggioranza e del governo. Insomma, la trappola è scattata, e il topo Gentiloni pare senza via d’uscita.

Il dibattito a sinistra sulla lista unitaria, con gli interventi di Vincenzo Vita, Paolo Cento e Pippo Civati

Intanto, il dibattito a sinistra si arricchisce di alcuni contributi. Sul quotidiano il Manifesto, Vincenzo Vita, nella sua funzione di presidente dell’Associazione per il rinnovamento della Sinistra, ARS, s’interroga sulla qualità, i contenuti, lo schema di una eventuale lista di sinistra, che raccolga e rappresenti un popolo che non ha voce, e che invece ha dato vita alla vittoria del No alla riforma renziana della Costituzione nel referendum del 4 dicembre scorso e alla grande manifestazione milanese del 20 maggio scorso. “Giusto prendere atto della realtà”, scrive Vita, “una lista che sia davvero aperta ai movimenti, all’associazionismo, ai protagonisti delle mobilitazioni sociali e culturali”. L’articolo di Vincenzo Vita lo pubblichiamo integralmente in altra parte di Jobsnews. Sullo stesso quotidiano, e sulla stessa linea, Paolo Cento, della segreteria nazionale di Sinistra Italiana, propone “una lista unica delle sinistre concorrente a autonoma dal Pd capace di coinvolgere nei processi decisionali programmatici e delle candidature forze e movimenti politici”, su dieci obiettivi vincolanti per gli eletti, “dal reddito al lavoro, dalla riconversione ecologica alle energie pulite”. Insomma, torna la grande questione del popolo della sinistra, che c’è, esiste, vuole farsi sentire e non si piega alla deriva centrista alla quale Renzi ha condotto il Pd. Anche per questa ragione, il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ricorda che il suo partito “è pronto a discutere di legge elettorale a patto che due siano i principi che la ispirano. Il primo: una legge proporzionale. I voti dei cittadini devono essere tutti uguali, serve restituire rappresentanza agli italiani e alle italiane. Il secondo: bisogna togliere i capilista bloccati, è necessario consentire agli elettori di scegliere i propri parlamentari”. Dal canto suo, Pippo Civati, intervistato da Huffington Post, accetta la proposta che Massimo D’Alema ha lanciato dalle colonne del Corriere della Sera, della costituzione di una forza politica a sinistra del Pd. Civati afferma che “l’unico punto che contesto è quello che riguarda il partito unico, perché forse sarebbe il caso di costruire prima un contesto culturale e politico dove poter lavorare insieme. Poi le formule verranno dopo, l’importante è che vi sia un unico progetto elettorale. Noi ci siamo e siamo promotori fin da quando abbiamo lasciato il Pd”. Insomma, qualcosa si muove a sinistra, ed è qualcosa di buono.

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