Rosato annuncia il voto anticipato e tranquillizza Mattarella sulla legge di stabilità, varata da Gentiloni e votata dal nuovo Parlamento. Martedì la direzione Pd, dopo l’incontro con Forza Italia

Rosato annuncia il voto anticipato e tranquillizza Mattarella sulla legge di stabilità, varata da Gentiloni e votata dal nuovo Parlamento. Martedì la direzione Pd, dopo l’incontro con Forza Italia

In attesa che la direzione del Partito democratico convocata per martedì alle ore 18 al Nazareno ratifichi quanto Renzi e i suoi hanno deciso in materia di riforma della legge elettorale, dopo il giro di consultazioni ad ampio spettro, è il capogruppo a Montecitorio Ettore Rosato che dà la linea sul voto anticipato, cercando di tranquillizzare il Quirinale e il governo Gentiloni sulla eventualità dell’esercizio provvisorio. A Porta a porta, Rosato ha detto esplicitamente che esclude “assolutamente che l’Italia vada all’esercizio provvisorio di bilancio” in caso di elezioni anticipate a settembre o ottobre. Ettore Rosato rispondeva così ai foschi scenari prospettati per i conti del nostro paese dal capogruppo Ap Maurizio Lupi e dal fondatore di Energie per l’Italia, Stefano Parisi, in caso di elezioni a breve. “Ci sono tutte le condizioni – ha sottolineato Rosato, nel corso di ‘Porta a Porta’ – per rispondere alle sollecitazioni dell’Europa e tenere il Paese in sicurezza. Se c’è un minimo di senso di responsabilità da parte del nuovo Parlamento l’esercizio provvisorio non si realizzerà. Il governo oggi in carica – ha prospettato Rosato – potrà approvare e presentare la sua legge di bilancio e il nuovo Parlamento potrà approvarla, con le determinazioni più di dettaglio del caso”. Tuttavia, lo stesso Rosato, poco prima aveva detto ai cronisti qualcosa di diverso, ovvero che “si va avanti sino a fine legislatura. Sullo scioglimento delle Camere decide il Presidente della Repubblica”. Dunque, nel tratto di strada che da Montecitorio conduce agli studi di Bruno Vespa, qualcosa è cambiato, forse per effetto di uno scambio di telefonate col segretario Pd, tanto da far cambiare idea al capogruppo Rosato, e dettare la linea a Gentiloni in televisione, un modo abbastanza bizzarro di fare politica. Ma tant’è. Il punto vero è che il Pd ha studiato fin nei minimi dettagli anche la proposta di legge di bilancio, e il suo percorso parlamentare, da sottoporre al presidente Mattarella qualora la settimana prossima dovesse giungere in porto la nuova legge elettorale e si dovesse correre al voto, probabilmente senza un voto di sfiducia ufficiale nei confronti del governo Gentiloni. Quest’ultimo, perciò, dovrà, insieme con Padoan e i ministri economici, mettere a punto una bozza di legge di bilancio, che conterrebbe solo i titoli, e probabilmente le poste economiche di riferimento, approvarla in Consiglio dei ministri, inviarla a Bruxelles entro il 15 ottobre e attenderne l’approvazione definitiva da parte del nuovo Parlamento, che tuttavia si troverebbe a dover varare in fretta e furia un legge di stabilità non concordata. Insomma, un grandissimo pasticcio in una situazione politicamente caotica, condita da un certo avventurismo, soprattutto in materia di conti pubblici. Soprattutto perché la manovra si prospetta durissima, fatta di lacrime e sangue.

Per quanto riguarda, il dibattito sulla riforma elettorale, il patto Pd-FI-M5S sembra reggere ma spacca la maggioranza. Il primo giro di ‘consultazioni’ avviato dai dem tra il Nazareno (dove ha condurre il gioco è direttamente Matteo Renzi) e la Camera (dove, invece, si svolgono gli incontri a livello ‘parlamentare’) certifica la possibilità di portare a casa il sistema ‘tedesco’, che però non può essere applicato in Italia col copia e incolla, come indichiamo in altro articolo, e, di conseguenza, “correre” verso il voto anticipato. “Dal primo ottobre ogni domenica è buona”, ammettono i renziani che però non abbandonano nemmeno l’idea di un ‘election day a distanza’ con Berlino il 24 settembre. Ok ampio a un sistema proporzionale puro, quindi, ‘corretto’ in senso maggioritario da una soglia di sbarramento al 5%.

È qui, però, che nasce la rottura con Ap. Dopo i rinvii dei giorni scorsi e telefonate che non arrivano a chiarire, Renzi riceve al Nazareno Angelino Alfano nel tardo pomeriggio. Il confronto è duro. Al termine, dicono i renziani, “le posizioni restano distanti”. Restano “molto molto distanti – rincara la dose il ministro degli Esteri – Spero che si possano avvicinare nei prossimi giorni, anche se penso che il tempo ormai si vada assottigliando”.È poi il segretario Pd a chiudere i giochi: “La legge elettorale della Germania non è la mia preferita, anzi. Tuttavia – scrive nella sua e news facendo il punto degli incontri avuti in giornata – Forza Italia, Movimento Cinque Stelle, Lega Nord, Sinistra Italiana uniti la stanno indicando come proposta al Paese”. Il Pd non ha i numeri da solo, ribadisce, “ma se dobbiamo andare sul modello tedesco che sia tedesco anche nella soglia di sbarramento al 5% (così da limitare il numero dei partitini in Parlamento). E che ci siano i nomi sulla scheda: voglio sapere almeno il nome e il cognome di chi voto”, dice mettendo sul tavolo le condizioni Pd.

Piatto forte della prima giornata di consultazioni, che si chiudono martedì alle 17, poco prima della direzione, con la delegazione di Forza Italia, è l’incontro, inedito, con il M5S. Il faccia a faccia va in scena nella sala Berlinguer di Montecitorio. Al tavolo ci sono i capigruppo dem di Camera e Senato Ettore Rosato e Luigi Zanda e il relatore alla legge elettorale Emanuele Fiano, gli ‘sherpa’ Danilo Toninelli e Vito Crimi, insieme al capogruppo a Montecitorio Roberto Fico, compongono invece il fronte pentastellato. Lo streaming non fa più parte della liturgia grillina: la posizione ribadita al Pd è quella ratificata dal blog, certo, ma ormai i pentastellati hanno ceduto al ‘buio’ tipico delle trattative politiche. Parla di “incontro positivo” Rosato, mentre Zanda ci tiene a definire “serio” il clima. “Il nostro obiettivo è quello di evitare che i partiti partoriscano l’ennesima legge incostituzionale – mettono invece nero su bianco i pentastellati – adesso chiediamo a tutte le altre forze di assumersi le loro responsabilità davanti ai cittadini. Se lo faranno seriamente, in breve tempo, potremo finalmente dare al Paese, dopo quasi dodici anni, una legge elettorale rispettosa della Costituzione”. La delegazione dei grillini dimentica però che qualche problema di costituzionalità il sistema tedesco lo pone.

Mentre Renzi al Nazareno incontra il segretario di SI Nicola Fratoianni, a Montecitorio i capigruppo vedono la delegazione di Mdp. “Se non ci sono trucchi e quello che proporrà il Pd è un sistema tedesco autentico, la soglia di sbarramento al 5% non è un problema”, è la linea espressa da Nicola Fratoianni. Un nuovo faccia a faccia è invece previsto tra i Dem ed Mdp nella giornata di mercoledì: “Aspettiamo che il Pd definisca una proposta”, spiega Alfredo D’Attorre che a nome del suo partito fa sapere di non avere nulla in contrario sulla soglia di sbarramento del 5%.