Renzi scopre il Berlinellum, sistema elettorale con sbarramento al 5%. E Berlusconi apprezza. Polemiche sui numeri delle primarie. D’Alema: “costituente del nuovo centro-sinistra”

Renzi scopre il Berlinellum, sistema elettorale con sbarramento al 5%. E Berlusconi apprezza. Polemiche sui numeri delle primarie. D’Alema: “costituente del nuovo centro-sinistra”

Sulla riforma elettorale, il Pd ritenta, e forse stavolta sarà più fortunato, magari con l’assist di Silvio Berlusconi. “Noi non ci rassegniamo a stare con le mani in mano”, spiega un fedelissimo di Matteo Renzi, forte della nuova investitura a segretario. Nessuna proposta ufficiale in commissione Affari costituzionali, ma una possibile “via d’uscita dalla palude” messa sul tavolo per sondare gli altri partiti. L’idea sarebbe quella di partire dal modello tedesco con soglia di sbarramento al 5% e apportare le dovute correzioni. Si tratta di un sistema che, prevedendo un 50% di collegi uninominali (per indicare chi mandare in Parlamento) e dall’altra un voto proporzionale per scegliere il partito, potrebbe essere vagliata dalle forze politiche. L’idea potrebbe conquistare gli orlandiani (“alla fine è un Mattarellum attenuato, di sicuro meglio dell’Italicum”, spiega uno di loro) e non dispiace a una parte di Forza Italia, raccogliendo il consenso – secondo quanto viene riferito – di Silvio Berlusconi.

Il “Berlinellum” non piace ai grillini, che puntano ormai solo al Consultellum, e alla destra di Meloni, timorosa dello sbarramento

I primi stop arrivano però da M5S e FdI: Renzi vuole le larghe intese, attaccano. L’alternativa sul tavolo sarebbe quella di estendere l’Italicum come corretto dalla Consulta anche al Senato, eliminando i capilista bloccati, cercando un accordo con il M5S. Le aperture dei pentastellati, che anche oggi con Alessandro Di Battista si sono detti “dispostissimi a trattare su correttivi per la governabilità e a intervenire leggermente sulle soglie di sbarramento”, non convincono però i renziani. “E’ molto complicato trovare un accordo”, e “anche un accordo con i 5 stelle” – ritenuti meno affidabili di Forza Italia – “in Senato non basterebbe”, viene spiegato. Il ‘paletto’ del Pd rimane in ogni caso la conservazione di un principio maggioritario. Se un accordo politico non dovesse trovarsi entro l’estate, è la convinzione, “la legge elettorale non si fa”. A quel punto si renderebbe necessario un decreto per uniformare i due sistemi, inserendo le quote di genere al Senato e livellare le soglie di sbarramento. Renzi dirà la sua domenica, di fronte ai 1000 delegati dell’assemblea. Il segretario eletto presenterà le “proposte di lavoro” che caratterizzeranno la sua segreteria. Oltre al dopo Italicum, Alitalia e Europa rimangono i dossier più caldi, senza dimenticare il “piano” allo studio per ridurre le tasse.

Nel Pd continua la telenovela dei numeri delle primarie. Non sono due milioni i votanti, anche se molti media lo dimenticano

A 48 ore dalla chiusura dei seggi, intanto, non si fermano le polemiche sui dati definitivi dei gazebo. No a polemiche sugli ‘zero virgola’, dopo una vittoria “netta” che dovrebbe rafforzare tutto il Pd: sentenziano i renziani, che non vogliono ombre e stoppano i sospetti che si levano dalla mozione Orlando. Il Pd dice Renzi 70%, Orlando 19,5% ed Emiliano 10,5%. “Noi diciamo che Orlando è al 22 virgola qualcosa, Renzi al 69 e qualcosa ed Emiliano quel che resta. So che ci sono due versioni”, attacca Sandra Zampa che chiede il riconteggio dei verbali, regione per regione. Nessun dolo, precisa, “è una parola grossa”, ma una “leggerezza” che da qui a domenica potrà essere sanata. La replica arriva in “assoluta pacatezza” da Lorenzo Guerini. “La procedura per la proclamazione dei dati ufficiali del congresso avviene, secondo regolamento sulla base dei verbali delle commissioni provinciali”. Non entra nelle polemiche Andrea Orlando: “I dati definitivi? Quando arriveranno li valuteremo. Mi pare comunque che siano definiti i rapporti di forza”, si limita a dire. Anche Matteo Renzi si tiene alla larga dalle prime ruggini interne e continua il duello a distanza con quelli che ritiene gli avversari veri. “Il bagno di partecipazione delle primarie è la vera risposta ai signori dei salotti che immaginano di poter determinare la storia tenendo a debita distanza il consenso”, taglia corto ringraziando i militanti dalla sua e-news.

Pisapia a Ottoemezzo: “mai nel Pd se rifiuta alleanze con D’Alema e Bersani”

“La scissione più grossa del Pd sono i 3 milioni e mezzo di voti persi. E Renzi non li può recuperare. Se fosse più attento e capace di ascoltare allora sarebbe un passo avanti deciso. La grande novità di Renzi è superata e proprio per questo auspico anche un suo cambiamento”, ha detto Giuliano Pisapia, leader di Campo progressista, a “Otto e mezzo” su La7. “Bisogna superare i personalismi, l’astio e l’odio e dire: lavoriamo sui contenuti”, ha aggiunto. Al momento, ha spiegato, non c’è un appuntamento fissato con Matteo Renzi. “Ci sentiamo spesso, ho la fortuna di avere spesso telefonate di persone che vogliono confrontarsi con me. Ma non è previsto un incontro. Mi ha chiamato in passato ogni tanto, non raramente”. E aggiunge, risolvendo il vero nodo politico delle alleanze che  “non entrerò in un listone di un partito unico e tantomeno del Pd” se rifiuta alleanze di centrosinistra e pone un “inaccettabile” veto su Massimo D’Alema.

D’Alema: “serve la costituente di sinistra per fondare un vero partito”

D’Alema prende al volo le parole di Pisapia e rilancia sulla costituente del centrosinistra. “Noi siamo al lavoro per offrire agli italiani che non vogliono i Salvini e i Di Maio e che non apprezzano Renzi un’altra possibilità; il Pd ha perso per strada 3 milioni e mezzo di voti e noi li vogliamo riconquistare. Pisapia ha detto una cosa giusta ‘non mi interessano i fuoriusciti’, ma noi non lo siamo più, e non vogliamo fare il partitino degli scissionisti. Noi ci rivolgiamo a un elettorato di centrosinistra che non si sente rappresentato dal PD e vuole un’alternativa. Il movimento a cui mi sono iscritto, Articolo 1, ha come tessera numero uno Roberto Speranza, il quale ha peraltro diversi anni meno di Renzi ed è un ragazzo con la schiena dritta, mostrando di avere il coraggio di non votare la fiducia sull’Italicum e si dimise nonostante fosse capogruppo”. Bene dunque l’idea di una Costituente. “Io”, prosegue D’Alema, “punto a creare un movimento che vada a cercare quelli che se ne sono andati”, e “dico che la possibilità che il centrosinistra possa essere prevalente – ha sottolineato – è legato alla formazione di una nuova forza politica, non credo che il Pd ce la faccia, solo con una nuova forza politica riusciamo a recuperare consensi, solo così abbiamo la speranza di vincere”.

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