Renzi all’attaco di De Bortoli. Un’intimidazione rivolta al mondo del giornalismo, una iniezione di veleno: “Colpirne uno per educarne cento”. La massoneria si agita

Renzi all’attaco di De Bortoli. Un’intimidazione rivolta al mondo del giornalismo, una iniezione di veleno: “Colpirne uno per educarne cento”. La massoneria si agita

Renzi Matteo sulle orme di Trump Donald che ogni mattina, si dice all’alba, con un tweet, prende di mira un giornalista, lo attacca, lo colpisce a fondo perché si scrivono articoli che criticano il suo operato? Forse ancora non siamo a questo, anche perché  parte consistente del giornalismo italiano  si guarda bene dal criticarlo. Anzi, obbedisce alle “veline”, in forma adeguata ai nuovi media, che vengono diffuse, da Palazzo Chigi, quando era presidente del Consiglio, ora dal suo staff e, in particolare dagli uffici dei ministri che fanno parte del “giglio magico”, parole che dovrebbero essere cancellate dall’abbecedario di bravo giornalista. Però, visto che ci sono ancora giornalisti che non si adeguano, il reuccio di Rignano ne ha pensata una delle sue. Ha rispolverato un vecchio detto attribuito a Mao Tse-Tung, il  presidente della Repubblica popolare cinese colpirne uno per educarne cento. Non è  certo che sia stato proprio Mao a pronunciare queste parole, indirizzate ai suoi oppositori. E’ certo, Renzi dovrebbe saperlo, invece che questo slogan venne usato dalle Brigate Rosse, che, si legge su Wikipedia, il 3 marzo 1972 fotografarono l’ingegnere Idalgo Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens, con un cartello al collo che diceva “Mordi e fuggi. Niente resterà impunito. Colpiscine uno per educarne cento. Tutto il potere al popolo armato!”.

Gelli, Ortolani, la Loggia P2. Anche oggi  la presenza e il potere massonico  in Toscana

Perché c’è venuto a  mente questa frase, minacciosa? Quando abbiamo letto gli attacchi portati da  Renzi a Ferruccio De Bortoli abbiamo pensato che la “cosa” non era da prendere sottogamba, una delle tante dichiarazioni del nostro Matteo, una volta contro i giornalisti, un’altra contro gli intellettuali, contro la Cgil molto spesso, tanto che gli scriba hanno ignorato una grande manifestazione di popolo, tenuta a Roma. No, questa volta si tratta di qualcosa di diverso, più pericoloso.  L’oggetto dell’intervista al “Foglio”  non contestava quanto De Bortoli  scrive nel suo libro a proposito della  richiesta avanzata dalla allora ministra Maria Elena Boschi al numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni, perché salvasse Banca Etruria di cui suo padre era vicepresidente.  Certo che Renzi smentisce tutto ma inietta veleno quando afferma che “Ferruccio De Bortoli ha un’ossessione personale per me”. E prosegue iniettando altro veleno: “Forse perché non ha avuto i voti per entrare nel Cda della Rai”. Renzi sapeva bene che De Bortoli aveva rifiutato, allora, la proposta  che gli era stata rivolta di fare il presidente della Rai. Ma ugualmente ha iniettato veleno, ha fatto sapere a tutti i giornalisti che se lo attaccano lui mette in piazza, vere e non vere, notizie su di loro. Un modo come un altro per intimidire il mondo del giornalismo, “colpirne uno”, appunto, per “educarne molti”. Esemplare da questo punto di vista Renzi che si sente offeso perché De Bertoli lo avrebbe indicato come massone. Risponde per le rime l’ex direttore del Corriere della  Sera: “Io non ho mai scritto che Renzi è un massone. Mi sono solo limitato a porre l’interrogativo sul ruolo della massoneria in alcune vicende politiche e bancarie”. La realtà è che Renzi vuole eliminare dal vocabolario la parola “massoneria”, Gelli, Ortolani, Tassan Din, la Loggia P2, il loro potere non troppo oscuro esercitato in Toscana, Arezzo, in Italia, e fuori dai nostri confini  non solo fa parte della nostra storia, la parte peggiore, ma questo potere esiste ancora.

Gli “amichevoli” consigli di un tal Bisignani all’ex direttore del Corsera

Non è un caso che  un tale che si chiama Luigi Bisignani sul Tempo scrive un  articolo in cui invita Ferruccio, bonariamente, da amico, a lasciar perdere. Il titolo è tutto un programma: “Caro Ferruccio, pensa a Mps”. Il senso di questo titolo è molto chiaro. Il testo lo è ancora di più: “Se proprio bisogna fucilare la Sottosegretaria perché non iniziamo la caccia grossa a tutti quei mandarini del Pci, Ulivo, Ds, che hanno permesso, tra mille silenzi e omissioni, la catastrofe di Mps. Allora sì che si comincia a squarciare il velo di ipocrisia che avvolge le Banche toscane”. Un avvertimento? Sì, neppure troppo nascosto. Ma non ci meravigliamo leggendo il “curriculum” del Bisignani come riportato da Wikipedia. Lo chiama “un faccendiere ed ex giornalista italiano ritenuto uno degli uomini più potenti d’Italia. Definito anche ‘manager del potere nascosto’. Ricopre incarichi relativi alla comunicazione in numerosi ministeri ai tempi della Dc. Nel 1981 – si legge – il suo nome compare negli elenchi della loggia massonica P2 rinvenuti a Castiglion Fibocchi. Le cronache raccontano che lui in persona dette la notizia all’Ansa, per la quale già da qualche anno è redattore e si occupa di massoneria. Bisignani smentisce la sua appartenenza a qualsiasi loggia. Nel 1993 la Procura di Milano chiede il suo arresto per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti nell’inchiesta Enimont. Il 7 gennaio ’94 Bisignani viene arrestato. Nel 1998 la Corte di Cassazione conferma la sua condanna a due anni e sei mesi. A seguito della definitiva condanna, nel 2002 viene anche radiato dall’Ordine dei giornalisti con provvedimento adottato dal Consiglio regionale dei giornalisti del Lazio e confermato dal Consiglio nazionale dell’Ordine”. Il curriculum è molto lungo. Ma quello che abbiamo riportato è sufficiente per dire “Ferruccio stai sereno”. Non, ovviamente, nel senso che ha dato Renzi a questa frase quando ha cacciato dal governo Enrico Letta.