Primarie Pd. Mistero sull’affluenza. Parlano di 2milioni di voti, ma ne perdono uno sul 2013. Renzi perderebbe mezzo milione di preferenze. Nelle regioni del centronord, affluenza dimezzata

Primarie Pd. Mistero sull’affluenza. Parlano di 2milioni di voti, ma ne perdono uno sul 2013. Renzi perderebbe mezzo milione di preferenze. Nelle regioni del centronord, affluenza dimezzata

Nella tarda serata di domenica, mentre lo spoglio era in corso, il presidente della commissione del congresso Pd annunciava, trionfante: “alle primarie del PD hanno votato tra 1,9 e 2 milioni di persone, un ringraziamento straordinario va agli elettori del PD che hanno dimostrato che è possibile scegliere democraticamente il leader e i gruppi dirigenti del Partito Democratico”. Insomma, il dato ufficiale relativo alla partecipazione non era disponibile, e già si cantava vittoria al Nazareno. E quand’anche fosse confermato il dato dei due milioni di votanti, occorre rammentare che i votanti alle primarie del 2013, quando Renzi vinse contro Cuperlo e Civati, furono 2.815.000. Qell’8 dicembre del 2013, inoltre, Renzi ottenne 1.895.000 voti. Ciò significa due cose: il calo della partecipazione alle primarie del Partito democratico è vistoso e drammatico, soprattutto nelle regioni dove è storicamente forte; e Renzi perde per strada circa 500.000 preferenze, dopo i mille giorni del suo governo. Occorre partire da questi dati per capire politicamente quel che è accaduto nel Pd, dopo la sconfitta di Renzi nel referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, improvvisamente rimossa nei comizi post vittoria. Ma andiamo con ordine e analizziamo alcune certezze relative ai numeri, che rappresentano la vera sorpresa della giornata politica del Pd, e un elemento sul quale la nuova segreteria dovrà riflettere.

L’affluenza nelle regioni chiave: un calo della partecipazione del 50% ovunque

Rispetto alle primarie del 2013, la Lombardia perde quasi la metà dei votanti. Furono 380.000 nel 2013, sono stati 200.000 domenica 30 aprile 2013. Il segretario regionale lombardo Alessandro Alfieri sostiene, bontà sua, che “il Pd si dimostra in Lombardia una realtà viva”. In Piemonte, sostiene il Coordinamento piemontese per Andrea Orlando, “purtroppo vi è stato un calo nell’affluenza di circa il 50%”. Mentre scriviamo non è stato diffuso il dato regionale complessivo dell’affluenza, ma quello di Torino segue la tendenza di tutto il nord: hanno votato 22mila persone contro le 39mila del 2013, poco meno del 50%. Le primarie del 2017 segnano un crollo importante della partecipazione in Emilia-Romagna dove l’affluenza si è pressoché dimezzata: circa 216mila elettori hanno infatti partecipato alla consultazione, ma furono il doppio coloro che avevano votato quattro anni fa. E 200mila gli iscritti e simpatizzanti del Pd che hanno votato alle primarie in Toscana. Rispetto alle primarie del 2013 i votanti in Toscana sono stati poco più della metà. Quattro anni fa, infatti, votarono alle primarie del partito circa 390mila persone. 90mila sono stati i votanti in Veneto, dove pure si eleggeva il segretario regionale. In Liguria hanno votato appena 47662 persone. Nel Friuli Venezia Giulia governata da Deborah Serracchiani hanno votato solo 25.536 persone, come comunicato ufficialmente dal presidente della commissione regionale del partito. Sommando questi dati, si scopre che la partecipazione al voto delle primarie del Pd nelle regioni popolose del nord è stata inferiore al milione, con punte di abbandono del 50% proprio in Emilia Romagna, Toscana e Piemonte, dove il Pd governa. In Umbria il trend è analogo: 40.562 persone, 30.612 in meno rispetto al 2013 quando i votanti furono 71.174. E nelle Marche hanno votato in 47.350.  In controtendenza la Basilicata, dove i votanti sono stati 41.054 (quasi eguagliato il dato ligure!) mentre nel 2013 furono 32mila. Ora, però, conteggiando queste altre tre regioni insieme con le altre si raggiunge una cifra che si avvicina al milione e centomila voti. Ai quali si sommano i centomila votanti della Sicilia e i circa 40mila della Sardegna. Dove sono finiti gli altri 800mila voti? Restano tre grandi regioni, i cui dati non sono stati resi noti: Lazio, Campania e Puglia.  Possibile che abbiano votato 800mila persone? C’è dunque qualcosa che non quadra nei dati sull’affluenza. A notte fonda giunge il risultato della regione Campania, che parla di 140 o 150mila votanti, in calo rispetto alle primarie 2013 (193.318). Restano ancora circa 650mila votanti da attribuire a Lazio e Puglia.

Per quanto riguarda invece lo spoglio, a notte fonda il contatore si è fermato per ore a quota 392.163 schede scrutinate, con questi risultati: Renzi al 71,1%, Orlando al 21,1%, ed Emiliano al 7,8%. La vittoria larga del segretario uscente si conferma, come da copione.

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