Primarie Pd. Il Nazareno comunica i dati ufficiali. Hanno votato 1.839.000. Il trucco c’era, e si vedeva. Ora la conferma. Il Cattaneo: non è un partito per giovani

Primarie Pd. Il Nazareno comunica i dati ufficiali. Hanno votato 1.839.000. Il trucco c’era, e si vedeva. Ora la conferma. Il Cattaneo: non è un partito per giovani

La telenovela delle primarie del Partito democratico sembra aver avuto un primo finale, con la diffusione, finalmente, dei dati ufficiali. La Commissione nazionale per il congresso del Pd ha certificato i risultati definitivi: votanti 1.839.000. Voti validi 1.817.000. Orlando 20% (21,2% dei seggi). Emiliano 10,9% (8,8% dei seggi). Renzi 69,2% (70% dei seggi).  Si tratta di un risultato, come si vede, lontanissimo dai due milioni propagandati fin dalla serata del 30 aprile, e rimbalzato su quasi tutti gli organi di stampa, con indubbia complicità, anche perché quel dato è rimasto sulle prime pagine e nei titoli di testa di giornali radio e televisioni per qualche giorno. Eppure, che qualcosa di non chiaro ci fosse fin dai primi lanci stampa del Partito democratico, nel nostro piccolo, lo avevamo rivelato. Il primo dato relativo fu di 700.000 votanti alle ore 12, che già faceva parlare di una tendenza che avrebbe oltrepassato i due milioni, perfino secondo alcuni autorevoli istituti statistici. Poi giunse quello ancora più esplosivo, e perfino apparentemente preciso delle 17, in un comunicato ufficiale del Nazareno: “il dato dell’affluenza per le primarie del Pd alle ore 17, cioè a tre ore dalla chiusura dei seggi-gazebo, è di un milione 493mila 751 votanti” (agenzia Agi delle ore 19.19 del 30 aprile), addirittura poco più del doppio rispetto al dato delle 12. Un’ora più tardi, l’Ansa scriveva: “Il Pd chiama a raccolta elettori e simpatizzanti per eleggere il suo sesto segretario e, nonostante i timori della vigilia sul flop della partecipazione, sembra aver già raggiunto il primo risultato: alle 17 avevano votato 1.493.751 cittadini con la previsione di raggiungere alle 20 i 2 milioni. Numeri inferiori al passato ma che fanno comunque esultare Matteo Renzi, vincitore secondo i pronostici. Una grande festa della democrazia”.

Un dato che circolava ad arte, frutto di un’abile regia mediatica

Quel dato, due milioni, circolava, ad arte, ora lo sappiamo, condizionando analisti e commentatori, e giornalisti, fin dalla mattina di domenica 30 aprile. Poi, nel nostro piccolo, abbiamo cominciato a ragionarci su, abbiamo preso una banalissima calcolatrice, e abbiamo fatto qualche conto aritmetico. I conti non tornavano, e lo scrivemmo subito. A fine serata, il presidente della Commissione nazionale Montanari esultava così: “C’è un dato che consideriamo straordinario: il tendenziale dell’affluenza al voto è tra 1,9 e 2 mln di voti espressi. Tendenziale perchè sono solo le 22.30 e perchè abbiamo avuto ai seggi code, soprattutto nelle grandi città”. Dunque, si trattava di un dato tendenziale, lo abbiamo scoperto proprio mentre il flusso dei dati veniva sagacemente e astutamente bloccato dal Nazareno per tutta la notte e la mattina del primo maggio. Intanto, le prime pagine dei quotidiani e i titoli di testa sparavano quel dato, due milioni, rivelatosi, alla fine, non solo falso, ma effetto di un vero e proprio trucco “aritmetico”, e ben studiato sul piano della propaganda. Si dirà: ma che differenza c’è se hanno votato 1.830.000 e non due milioni? Si può rispondere che la differenza è politicamente notevole, perché il dato ufficiale testimonia della sconfitta vera e propria di Renzi nelle primarie del 30 aprile, pur avendo vinto nel 2017 con quasi il 70% dei voti. Intanto, è la certificazione che tra l’8 dicembre 2013 e il 30 aprile del 2017, il Partito democratico ha perso più di un milione di votanti, e non certo per effetto del clima, perché come avverte il meteo di quel lontano 8 dicembre: “ancora freddo e neve nel week end del 7 e 8 dicembre su tutta l’Italia. Un nuovo calo delle temperature è previsto per il ponte dell’Immacolata, con deboli piogge e nevicate. Da lunedì 9 dicembre un anticiclone porterà tempo stabile su tutto il Paese”. Ed è la conferma che lo stesso Renzi ha visto calare di ben 600mila voti la sua dote personale. Insomma, non si è trattato di un pasticcio, quel caos sui dati, ma della percezione del calo vistoso, e dell’ansia di comunicare all’opinione pubblica un’idea di successo, invece che di una sconfitta.

L’Istituto Cattaneo analizza i votanti e certifica che il Pd non è un partito per giovani

Circa due terzi del milione e 800mila partecipanti alle primarie di domenica hanno più di 55 anni: mai, nell’elettorato del Pd, si era registrato un simile invecchiamento, rileva l’Istituto Cattaneo, in un’analisi anagrafica dei partecipanti alle primarie, curata da Marco Valbruzzi. Alle primarie del 2007 che segnarono la nascita del Pd con l’elezione di Veltroni, infatti, solo un terzo (35%) dei votanti aveva più di 55 anni. Nelle primarie di domenica scorsa, invece, in questa fascia d’età è rientrato il 63% dei partecipanti. Si tratta di una quota di 23 punti percentuali superiore al complesso della popolazione italiana, dove, secondo i dati Istat, gli over 55 sono il 40%. Il dato di domenica, peraltro, segna un’inversione di tendenza: se fino al 2016 i votanti delle primarie del Pd erano in media più giovani rispetto all’elettorato del partito, domenica questa tendenza si è capovolta. “Non esiste o sembra essersi esaurito – rileva l’Istituto Cattaneo – un effetto Renzi sul Pd. La base sociale ed elettorale del partito continua a rimanere legata al bacino tradizionale dei voti raccolti nel corso del tempo dai principali partiti di centrosinistra. Il milione di votanti in meno e questi dati segnalano che non è avvenuto nessun ricambio generazionale tra i simpatizzanti del Pd: gli elettori tradizionali continuano a prendere parte alla vita del partito, i giovani si allontanano o se ne disinteressano”.  Solo il 15% di chi si è recato ai gazebo la scorsa domenica aveva un’età inferiore ai 34 anni, mentre all’incirca il 20% tra chi ha votato il Pd alle europee rientra in quella categoria (18-34 anni, esclusi i non maggiorenni). Elementi sui quali occorre meditare in profondità.