Pd. Bufera su Debora Serracchiani che commenta con argomentazioni da bar un tentato stupro a Trieste. Ma è l’involuzione culturale del Pd, confermata dalla legge Minniti sul Daspo

Pd. Bufera su Debora Serracchiani che commenta con argomentazioni da bar un tentato stupro a Trieste. Ma è l’involuzione culturale del Pd, confermata dalla legge Minniti sul Daspo

Se vi fosse un premio da attribuire a quel politico che spara la cretinata più grossa, quel premio sarebbe oggi di certo attribuito a Debora Serracchiani, ex vicesegretaria del Pd e governatrice del Friuli Venezia Giulia. Ella, personalità istituzionale di primo piano, ha prima commentato un episodio gravissimo di tentata violenza sessuale sparando la cretinata, poi, dopo la pioggia di critiche piovutele addosso (ma non dalla destra, che l’ha subito elevata a santa), ha peggiorato la sua “cretinata” usando frasi da bar Sport (i frequentatori di tali luoghi ci scusino, ma è una battuta da “senso comune”). Intanto, i fatti. Un giovane iracheno di 26 anni ha aggredito a morsi una ragazza di 17 anni, attirata con l’inganno nella stazione di Trieste, tentando di violentarla nel bagno di un vagone ferroviario in disuso. Lei si è difesa in tutti i modi e, sotto choch, ferita a un ginocchio, è riuscita a fuggire. Dopo pochi minuti la Polizia ha arrestato l’iracheno, un richiedente asilo.

Il primo commento della Serracchiani, un insulto alla civiltà dell’accoglienza

La presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha commentato: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”. Già queste parole muoverebbero a generale indignazione, soprattutto per l’uso sconsiderato, e razzista, degli avverbi “socialmente e moralmente”. Non si capisce, o meglio non si capiva, perché le violenze commesse da asilanti lo fossero, rispetto a quelle commesse da un italiano, un europeo, o un americano. E già queste frasi avevano scatenato sulla governatrice accuse violentissime di razzismo e una bufera sui social. Poi, in un successivo tweet la governatrice aggiunge cretinata a cretinata: “Non esistono stupri di serie a o serie b. Sono tutti ugualmente atroci. In questo caso all’atrocità si aggiunge rottura patto di accoglienza”. In questa prima fase, contro la governatrice scende in campo Roberto Saviano che, su Facebook, scrive che “Matteo Salvini saluta l’ingresso di Debora Serracchiani nella Lega Nord. Spero la candidi lui, perché se la candida ancora il Pd, significa che il Pd è diventato la Lega Nord”. Poi arriva un tweet di Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana: “Non esistono stupri di serie A e stupri di serie B. Semmai esistono politici di serie A e politici di serie B. Evidentemente la governatrice del Friuli Venezia Giulia appartiene alla seconda categoria”. La difesa? Giorgia Meloni, che non ha perso tempo a santificarla: “Debora Serracchiani è stata crocifissa dalla sinistra per aver detto che una violenza, se viene commessa da un profugo, è ancora più odiosa. Ha ragione. Se io accolgo qualcuno, e mi occupo di lui meglio di quanto faccia con un mio concittadino, e per tutta risposta quello si mette a delinquere, è doppiamente grave. Per una volta che uno di sinistra dice una cosa sensata…”. Finito qui? Magari.

Il secondo commento della Serracchiani: la toppa peggiore del buco

Serracchiani replica ancora su Facebook, respingendo le accuse di razzismo, usando apparentemente un’argomentazione logica da azzeccagarbugli. “I razzisti pensano che una violenza fatta da uno straniero sia peggiore di quella fatta da un italiano, per me la violenza è sempre e comunque da condannare, senza colore e senza graduatorie”. Ma ecco la toppa peggiore del buco: “Al di là del caso specifico, in cui le responsabilità saranno accertate dalle autorità, io ho sentito il dovere di dire una cosa che credo di buon senso, anche se scomoda. E credo di aver detto una cosa evidente alla stragrande maggioranza dei nostri concittadini. Non rendersene conto significa fare il gioco di quelli che razzisti lo sono veramente”. Dunque, ha ragione Saviano, qui siamo in piena oclocrazia, ovvero il potere di dire le cose che tanto piacciono alla pancia della gente. Solo che la Serracchiani la chiama “buon senso”, che pare, secondo lei, “evidente alla stragrande maggioranza” degli italiani. Una sciocchezza colossale. Prima ha usato la stringente logica da azzeccagarbugli, sostenendo nientedimeno quella rottura del patto di fiducia tra asilante e comunità di accoglienza, che tanto è stata gradita dalla Meloni, poi sostiene che questa logica è parte del “buon senso” di decine e decine di milioni di italiani. Povero Cesare Beccaria, povera civiltà giuridica europea, e italiana, alle cui fonti, pure, la Serracchiani si è alimentata. Perché la Serracchiani dovrebbe saperlo: ogni violenza, di qualunque natura, è la rottura del patto di fiducia tra il singolo cittadino e la comunità o lo stato, che detta le leggi. Inutile fare qui lezioni di filosofia del diritto, contro il “buon senso” della pancia della “gente” non potrebbe competere. Ma c’è una considerazione politica da fare. Sembra la stessa chiave di lettura che il ministro dell’Interno Minniti ha fornito al “buon senso” degli italiani quando ha dovuto giustificare quell’assurda legge che istituisce il Daspo per coloro che non rispettano il decoro di una città. Diciamola tutta, la Serracchiani e Minniti confermano, come ha colto con acume Roberto Saviano in un articolo su Repubblica, l’involuzione culturale del Pd al governo, una involuzione che egli chiama oclocrazia, e che non è altro che il tentativo di inseguire la destra sul suo stesso terreno razzista e securitario, supponendo che ciò sia dipeso dal “buon senso” degli italiani. E dunque, così come Minniti ha fatto in modo che le “vite di scarto” fossero considerate come cenere da mettere sotto il tappeto, espellendole dai centri storici perché ne “compromettono il decoro”, così la Serracchiani, personalità istituzionale, e non una frequentatrice di bar, alimenta il sospetto che l’altro, il barbaro (come direbbe Tzvetan Todorov) sarebbe da ributtare in mare. Dopo aver scontato la “giusta” pena. Naturalmente.