Parigi. I lavoratori della Cgt e gli studenti manifestano contro Macron. Di fatto, è l’inizio della campagna elettorale per le legislative. Durante, Cgil: “la sinistra rischia la marginalità”

Parigi. I lavoratori della Cgt e gli studenti manifestano contro Macron. Di fatto, è l’inizio della campagna elettorale per le legislative. Durante, Cgil: “la sinistra rischia la marginalità”

All’indomani della elezione di Emmanuel Macron a presidente della Repubblica francese, comincia ad avvertirsi lo scontro sociale. Migliaia di persone hanno infatti partecipato al corteo contro Macron a Parigi indetto dal Front social. Del Front social fanno parte, tra gli altri il sindacato Cgt, il più grande di Francia, gli studenti dell’Unef, il movimento di Sud, ovvero i protagonisti delle lotte contro la riforma del mercato del lavoro scritta dal governo socialista di Valls quando Macron era ministro dell’Economia. Non a caso, gli slogan utilizzati dai manifestanti erano diretti contro Macron, contro la sua esperienza neoliberista al governo e contro il programma neoliberista sul quale ha chiamato i francesi ad esprimersi. Il timore dei lavoratori della Cgt e degli studenti dell’Unef è che Macron possa imporre nuove politiche di austerità dettate da Bruxelles e di forte favore verso le imprese, dimenticando i diritti del lavoro, e massacrando l’ambiente. Uno degli slogan recitava infatti: “anti-capitalistes” e “insurrection. À mort les patrons”. E ancora: “Urgence sociale et écologique”, “pour l’égalité des droits contre un précariat généralisé” e infine “Macron tes hydrocarbures, c’est pas notre futur”. Durante il corteo ci sono stati momenti di forte tensione tra manifestanti e polizia: gli agenti hanno caricato alcuni dimostranti. Da Place de la République, il corteo ha raggiunto la Bastille.

In Italia, le stesse riserve sulle politiche del lavoro in Francia, le ha espresse Fausto Durante, in una intervista pubblicata da rassegna.it. Fausto Durante è il responsabile esteri della Cgil. Dopo aver espresso cauto ottimismo per una vittoria che ha “scongiurato una Vandea populista”, Durante non nasconde i danni procurati dalla sia pur breve storia politica di Macron. “Nei titoli e negli obiettivi aveva il compito di favorire il rilancio dell’economia francese, ma è stata valutata in maniera estremamente negativa dalla Cgt, da Force ouvrière e, almeno in una prima fase, da tutti gli altri sindacati”, sottolinea Durante. Il neo-presidente francese è stato anche sostenitore e paladino della riforma che ha profondamente diviso il mondo del lavoro transalpino, la loi travail. L’inquilino dell’Eliseo “si è speso molto per farla approvare – ricorda l’esponente della Cgil – con una serie di forzature anche nell’iter parlamentare di fronte alle quali i sindacati, Cgt e Force ouvrière in testa, hanno messo in campo una mobilitazione fortissima”. Quella stessa mobilitazione che non ha perso tempo a farsi risentire in questo lunedì 8 maggio.

Più in generale, prosegue Durante, “c’è da interrogarsi sul tema della sinistra che scompare nel governo della globalizzazione e delle mancate risposte alla crisi. La via d’uscita di Parigi è stata l’elezione di un esponente politico che non ha certamente un background di sinistra e non propone un programma di sinistra; un aspetto che la famiglia del socialismo europeo e internazionale non può ignorare. Se si continua così – conclude Durante –, credo sia concreto il rischio di marginalità e inessenzialità rispetto ai processi politici, fatto da non augurarsi perché della sinistra e delle sue istanze, nonostante la sua incapacità a comprendere il mondo nuovo, c’è ancora bisogno”.

Intanto, un istituto di ricerca demoscopica, Ipsos/Sopra Steria, ha chiesto ai francesi la ragione del loro voto a Emmanuel Macron: per il 43%, si trattava di arginare Marine Le Pen, per il 30% perché Macron rappresenterebbe il “rinnovamento” della classe politica, per il 16% per il suo programma e per l’8% per la sua personalità. Insomma, quasi una buona metà degli elettori di Macron di domenica ha ammesso di aver votato contro Le Pen. Ora, bisognerà vedere il prossimo 11 giugno, in un voto libero da condizionamenti, come si sposteranno questi stessi elettori alle elezioni legislative, il cui risultato peserà notevolmente sul futuro della Francia e di Macron, il quale dovrà scegliere in maniera ponderata a chi assegnare il ruolo di primo ministro.