Nel governo esplode la guerra tra Renzi e Alfano, senza esclusione di colpi. Sinistra: Pisapia rompe gli indugi e la convoca il primo luglio a Roma, per un soggetto politico alternativo al Pd

Nel governo esplode la guerra tra Renzi e Alfano, senza esclusione di colpi. Sinistra: Pisapia rompe gli indugi e la convoca il primo luglio a Roma, per un soggetto politico alternativo al Pd

L’accelerazione sulla riforma elettorale impressa da Pd, Forza Italia e grillini crea forti tensioni con le forze politiche minori. Gli alfaniani sono ai ferri corti con gli alleati di governo. E’ infatti ormai costante lo scambio di accuse tra i leader di Pd e Ap, con Matteo Renzi che, in un crescendo che culmina con un duello a distanza con Angelino Alfano, liquida senza mezzi termini la diatriba sulla soglia di sbarramento al 5%: “Con il tedesco entrano in 4, massimo 5 forze parlamentari, è un meccanismo che riduce il numero dei partiti ed elimina il potere di ricatto e veto dei piccoli, è un fatto positivo, capisco che tanti piccoli non sono contenti, è umano ma prima viene l’interesse dell’Italia”. Non si fa attendere la replica al vetriolo di Alfano: “Assistiamo divertiti a queste dichiarazioni sul potere di ricatto e di veto dei ‘piccoli partiti’. Incredibile. Fin qui i governi li ha fatti cadere solo il Pd, peccato fossero i propri”. Il titolare della Farnesina, al contrario del segretario dem, i nomi e cognomi li fa eccome: “Enrico Letta, Renzi e adesso vedremo se indurrà anche Gentiloni alle dimissioni oppure lo sfiducerà. In tutti e tre i casi, il segretario del Partito Democratico è sempre lo stesso”. Ma lo scontro non si ferma qui. Dice Renzi ad Alfano: “Se dopo aver fatto il ministro di tutto per cinque anni non arrivi al 5% per cento, non si blocca il Paese e non puoi mettere veti”. Non cita mai il ministro degli Esteri, ma è ancora a lui che Matteo Renzi si riferisce, dallo studio di Porta a Porta. E l’ex presidente del Consiglio rincara la dose riferendo un ‘gustoso’ aneddoto riguardante il suo colloquio con Silvio Berlusconi. Il presidente di Forza Italia, durante la telefonata col segretario dem, ha chiesto di rivedere la soglia di sbarramento al rialzo: dopo essersi detto disponibile a fissarla anche all’8%, Berlusconi ha proposto a Renzi di fissare l’asticella al 6, per fare piazza pulita dei piccoli partiti. “In una telefonata mi ha detto: ‘portiamola al 6%, ci starebbero anche i Cinque Stelle’. Gli ho risposto che era meglio mantenere il 5% come nel tedesco”.

Pisapia critica aspramente la nuova legge elettorale e lancia un nuovo appuntamento per il primo luglio: “per costruire il nuovo centrosinistra”

La nuova legge elettorale alla tedesca, che va delineandosi con l’intesa delle tre maggiori forze politiche del Parlamento, è “un passo indietro” rispetto alla sentenza della Corte costituzionale. Lo ha detto a Bruxelles l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, leader del movimento Campo Progressista, parlando con la stampa a margine di una riunione della Officina delle Idee Europa. La legge elettorale alla tedesca, ha detto Pisapia, “non mi sembra che sia coerente con quanto aveva indicato la Corte Costituzionale, che aveva detto con grande forza che hanno rilevanza costituzionale sia la governabilità del paese, sia la rappresentanza dei cittadini e sia la possibilità dei cittadini di conoscere e scegliere i propri candidati. Le liste bloccate questo non lo possono permettere; e neanche l’impossibilità di fare coalizioni in vista di un eventuale premio di maggioranza”.

“Questa accelerazione nella competizione elettorale ci farà assumere una responsabilità in più e cioè quella di aggregare tutte le forze politiche e sociali presenti nel Paese, che negli ultimi anni non sono andate a votare o hanno votato turandosi il naso, dando loro la prospettiva di un nuovo e rinnovato centrosinistra. Per questo lanciamo per il 1 luglio a Roma un grande incontro nazionale aperto a tutti i soggetti interessati a dar vita a un nuovo centrosinistra. Costruiremo un nuovo progetto politico che si candida a governare il Paese”. Questa la nota di Giuliano Pisapia, che ha poi fatto scattare la reazione positiva soprattutto di molti esponenti di Articolo1-Mdp. Insomma, l’ex sindaco di Milano pare abbandonare l’obiettivo di ritagliarsi un ruolo di federatore tra la sinistra e il Pd, una sorta di nuovo Prodi, scegliendo invece di dare il suo contributo convinto al processo di unità delle forze di sinistra. Una decisione subito apprezzata da Pierluigi Bersani, che esulta: “Bene Giuliano, l’1 luglio io ci sarò e saremo in tanti”. Punzecchiato da Massimo D’Alema che stamane su Repubblica lo esortava “a non mettere veti”, Pisapia esclude sul nascere ogni eventuale dissapore aprendo senza remore all’ex premier: “Non ho pregiudizi di nessun tipo, tantomeno personali, dialogo con tutti – aggiunge – e sono aperto a chiunque voglia condividere un programma comune”. Pisapia si rende conto che la legislatura potrebbe essere interrotta anticipatamente e che non è il momento di perdere altro tempo.