Migranti, parla il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese: “Spero che i Comuni che non hanno dato disponibilità ci ripensino, altrimenti…”

Migranti, parla il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese: “Spero che i Comuni che non hanno dato disponibilità ci ripensino, altrimenti…”
“Spero che i Comuni che non hanno dato la loro disponibilità rivedano la loro posizione, altrimenti qualcuno questa responsabilità dovrà prendersela”, cioè la Prefettura. Lo ha detto il prefetto Luciana Lamorgese tornando sul Patto per l’accoglienza diffusa dei migranti, siglato la scorsa settimana con i Comuni dell’hinterland. Lamorgese, nel corso di un incontro di Anci Lombardia su “accoglienza diffusa e modello Sprar”, ha poi ricordato che per il momento i Comuni “sicuri, che già hanno aderito sono 80” e che “chi vorrà potrà firmare comunque in un secondo momento”.
“Si tratta di assumersi una responsabilità – ha poi ribadito – se il sindaco ritiene di non assumersela, se l’assumerà il prefetto”. Proprio nelle giornata di oggi, ha infine ricordato Lamorgese è in programma una riunione operativa sul Patto siglato perché, ha detto “alla firma devono seguire i fatti”.  Il prefetto si è anche soffermato sul rischio attentati dopo Manchester: “È già in atto un sistema di sicurezza che consente di gestire grandi eventi come è stato per la vista del Papa o la marcia dei migranti con 100 mila persone di sabato” quindi “è una macchina rodata. Ieri ho sentito il sindaco Sala, poi riuniremo anche il comitato per l’ordine e la sicurezza però non ci sono misure ulteriori. Il livello di attenzione è massimo”.
Sul tema dei migranti è intervenuto oggi anche Filippo Grandi, alto commissario dell’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, che ha tenuto una lezione magistrale all’Università Statale. Grandi, milanese, ha voluto esprime il suo apprezzamento per la marcia Insieme senza muri di sabato scorso. “Sono fiero di appartenere a questo Comune e di quello che avete fatto qualche giorno fa”, ha detto. “Sono assente da qualche anno, ma il cuore è ancora qui”. Il commissario non ha risparmiato critiche all’Europa: “L’ Europa ha fallito nel fornire risposte collettive alle crisi del 2015 e del 2016. E’ stata esempio negativo anche per gli altri paesi che guardano ai modelli occidentali” ha continuato, portando come esempio modello di accoglienza e integrazione – “anche se non perfetto” – quello canadese, con una burocrazia molto più snella e veloce di quella italiana: “Il Canada accoglie 400mila rifugiati: chi arriva perde l’etichetta di rifugiato e diventa un ‘new canadian’”. Grandi ha poi sottolineato come l’accelerazione dei processi per acquisire lo status di rifugiati – tema toccato anche dalla legge Minniti-Orlando – sia un modo per ridare valore al diritto d’asilo. Nonostante alcuni aspetti della legge siano “controversi, snellire e rendere più efficiente il processo non è un male”, perché le lunghe attese, ha continuato, “generano problemi per tutti. Sull’abolizione dell’appello noi abbiamo avuto, infatti, una posizione più sfumata”. Il processo di riconoscimento di status del rifugiato, però, “deve essere molto professionale. Non vediamo ancora un sufficiente investimento nella professionalizzazione di questo iter, a partire dalle commissioni territoriali”.
 
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