Londra. I laburisti di Corbyn in netta rimonta contro i conservatori della premier Theresa May. Intanto, vince il primo dibattito televisivo

Londra. I laburisti di Corbyn in netta rimonta contro i conservatori della premier Theresa May. Intanto, vince il primo dibattito televisivo

Prosegue la rimonta dai laburisti sui conservatori in vista delle elezioni politiche britanniche del prossimo 8 giugno. L’ultimo sondaggio Survation per ITV indica il Labour al 37 per cento, in crescita di tre punti rispetto a una settimana fa, sei punti dietro ai Tories fermi al 43%. I liberaldemocratici all’otto per cento sono invariati, così come l’euroscettico Ukip al quattro per cento, mentre lo Snp dei nazionalisti scozzesi perde un punto al due per cento. Se più della metà dei britannici, il 53%, ritiene che la premier conservatrice in carica Theresa May sia la più qualificata a guidare il governo, il sostegno per il leader laburista Jeremy Corbyn sale al 30%, con un aumento di nove punti rispetto all’ultimo sondaggio Survation del 5 e 6 maggio. Un sondaggio separato condotto da YouGov mostra che il vantaggio dei laburisti tra gli elettori con meno di 50 anni è in crescita a dieci punti da otto dell’ultimo sondaggio, segnalando una frattura generazionale nel corpo elettorale. Tra gli elettori sotto i 25 anni il partito ha addirittura un vantaggio di 57 punti, raddoppiato dai 28 punti di aprile, quando May ha indetto il voto anticipato. Il sondaggio pubblicato dal Times mostra per tutti i gruppi di età, che il vantaggio dei Tories sui laburisti è sceso a sette punti percentuali. Certo, il sistema elettorale britannico, il cosiddetto Westminster, rende molto relativo il sondaggio effettuato secondo criteri proporzionalistici. Quello britannico è un sistema a collegi uninominali a turno unico in cui vince chiunque prenda un voto in più degli avversari.

Il confronto televisivo a distanza su SkyNews tra Corbyn e Theresa May

La premier Theresa May si è detta “disposta a essere una donna difficile” pur di raggiungere i suoi obiettivi di governo. Il suo rivale laburista, Jeremy Corbyn, ha promesso che, se eletto, sarà “un premier che ascolta”. Hanno mostrato le loro differenze, nei programmi e nello stile, i due principali candidati alle elezioni britanniche del prossimo 8 giugno partecipando alla trasmissione televisiva “Battle for No 10” su Sky News. I due leader hanno risposto separatamente alle domande del pubblico e sono stati intervistati dal giornalista Jeremy Paxman. Alla domanda di uno spettatore, se l’etichetta di “donna difficile” che le ha affibbiato un collega di partito possa danneggiare i conservatori, la primo ministro ha detto che sarà “difficile” se questo condurrà a un buon accordo per la ‘Brexit’ o per altre questioni nazionali. May ha giustificato la sua decisione di indire elezioni anticipate per l’8 giugno spiegando che “gli altri partiti hanno voluto indebolire il governo”, e soprattutto ha detto che, con lei, la ‘Brexit’ rispetterà “la volontà del popolo” e sarà “un successo”. Comunque, la premier ha ribadito che preferirebbe “nessun accordo” a “un cattivo accordo” e avvertito: “Dobbiamo essere pronti a uscire”. Approccio più ‘soft’ per il suo avversario, in grande risalita nei sondaggi. A una domanda sulla sua capacità di guidare il governo del Regno Unito, Corbyn ha detto che in caso di vittoria sarà un primo ministro che “ascolta la gente”. “Non si dovrebbe mai essere così arroganti e potenti da smettere di ascoltare le altre persone e di imparare da loro”, ha spiegato.

A proposito di ‘Brexit’, il leader laburista ha assicurato che accetterà l’esito del referendum del 23 giugno 2016, in cui il 52% dei britannici ha votato per lasciare l’Ue, ma ha ribadito la sua intenzione di negoziare con Bruxelles “l’accesso al mercato unico europeo”. Corbyn non ha avuto dubbi: “L’accordo ci sarà” e ha rifiutato di impegnarsi a porre un limite all’immigrazione, a differenza di May, che vuole ridurre gli ingressi al di sotto di 100mila persone. Il leader laburista ha sottolineato, piuttosto, che vieterebbe alle aziende lo sfruttamento del lavoro degli immigrati, che ha l’effetto di abbassare i salari. “Credo che, con una buona gestione del sistema, l’immigrazione potrebbe scendere, ma è solo una possibilità”, ha detto. Con un piano basato su nazionalizzazioni, una politica anti-austerità e il ritorno ai servizi universali e gratuiti come l’istruzione e la sanità, Corbyn ha dimezzato in due settimane il suo svantaggio dai conservatori. Gli ultimi sondaggi danno ai ‘Tories’ un vantaggio da cinque a undici punti percentuali, rispetto ai 25 punti di cui godevano a maggio quando Theresa May ha annunciato il voto per il 18 aprile.

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