L’incubo Blue Whale arriva a Ravenna. La polizia “salva” una studentessa. Come ci si salva dalla Balena Blu?

L’incubo Blue Whale arriva a Ravenna. La polizia “salva” una studentessa. Come ci si salva dalla Balena Blu?

Quella sua foto postata su Facebook racchiudeva un segreto pesante e molto pericoloso. Perché si trattava di evidenti lesioni che si era procurata a un braccio in quello che costituisce uno dei primi passi dell’ormai celeberrimo “gioco del suicidio” meglio conosciuto come ”Blue Whale”, balena blu. La polizia è però riuscita a intervenire in tempi rapidi e a evitare peggiori conseguenze per la ragazzina. È una studentessa di 14 anni di una famiglia del ravennate la protagonista di quanto verificatosi nei giorni scorsi. Non è ancora chiaro come la giovane possa essere venuta a contatto con chi le ha suggerito di intraprendere il pericoloso gioco. Di fatto a un certo punto qualcuno a scuola si è accorto di quella sua foto esplicita e preoccupante inserita tra gli altri scatti che mostravano la vita normale di una studentessa in età adolescenziale. Ed è stato proprio l’istituto ad avvisare la famiglia della ragazzina fino a quel momento ignara di tutto. Poco dopo, la segnalazione è giunta sui tavoli della Polizia Postale di Bologna, competente sul territorio ravennate per indagini particolarmente articolate. Ora gli agenti si stanno occupando del caso per identificare eventuali responsabili. L’ipotesi di reato configurabile è quella di istigazione al suicidio.

È così che si chiama l’ultima moda made in Russia: Blue Whale. Perché così come le balene azzurre, per morire, decidono di suicidarsi arenandosi sulla spiaggia, così anche gli adolescenti, sobillati da veri e propri criminali presenti sui social, decidono di accettare 50 sfide, sempre più estreme, che li trasformano e li portano fino alla depressione. Se la regola generale è quella di non dire nulla ai genitori, l’ultima sfida, quella finale, è il suicidio, ovviamente facendosi riprendere in video dagli amici per poter avere una testimonianza. Tra le vittime accertate fino ad ora, centinaia di bambini e ragazzi di età compresa tra i nove e i 16 anni.

Intanto sulla 14enne di Ravenna, che sta bene, la famiglia ha adottato tutte le dovute precauzioni per tutelarne l’incolumità. Alla luce del fatto che dietro all’accaduto si celi un fenomeno ben preciso e ormai dilagante tra i giovanissimi, la Questura di Ravenna ha ora consigliato ai genitori di monitorare il comportamento dei propri figli specie se in età adolescenziale. Nelle fasi iniziali del Blue Whale – ha spiegato la polizia – tramite internet vengono rivolte una serie di precise richieste alla vittima, come: alzarsi nel cuore della notte per vedere un film dell’orrore, andare in luoghi isolati o in cimiteri sempre di notte, farsi dei selfie in posti pericolosi come tetti di palazzi o binari della ferrovia. Un’escalation che prosegue nella richiesta di atti di autolesionismo da provare con materiale fotografico postato sulla Rete. Si suppone insomma che la 14enne ravennate fosse giunta a questo livello. E potrebbero essere proprio le sue indicazioni a far sì che gli inquirenti riescano a individuare gli anelli della catena che l’aveva agganciata sfruttando i meandri della Rete.

Qual è l’identikit di una potenziale vittima? Lo spiega Maura Manca, psicoterapeuta, presidente dell’Osservatorio nazionale sull’adolescenza. “Un adolescente fragile, una mente labile che trova dall’altra parte una personalità psicopatica capace di adescarlo e manipolarlo. Di là c’è qualcuno che lo fa sentire valorizzato e lui si lascia guidare. E in tutto questo allarme ci sono almeno due rischi. Da una parte rischiamo che fra le tante segnalazioni che ci arrivano ci perdiamo proprio quelle reali e dall’altra c’è il pericolo che questa ondata di informazioni, non sempre diffuse in modo corretto, stimolino la curiosità di chi sarebbe rimasto fuori da tutto questo”.

E allora, come ci si può difendere? Lo spiega sull’homepage del proprio sito la Polizia postale, impegnata a coordinare “gli interventi attivati a seguito delle numerose segnalazioni pervenute”, al fine di “individuare la presenza di eventuali soggetti che si dedicano ad indurre minorenni ad atti di autolesionismo ed al suicidio attraverso l’uso di canali social e app” ovvero di “intercettare fenomeni di emulazione nei quali pericolosamente possono incorrere i più giovani in rete in preda alle mode del momento o guidati da un’improvvida fragilità magari condivisa con un gruppo di coetanei”. Queste le raccomandazioni per i genitori:  “aumentate il dialogo sui temi della sicurezza in rete, prestate attenzione a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno veglia. E se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sulla Balena Blu parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire. Può capitare che quello che agli adulti sembra ‘roba da ragazzi’ per i ragazzi sia determinante. E se vostro figlio/a vi racconta che c’è un compagno/a che partecipa alla sfida Balena, non esitate a comunicarlo ai genitori del ragazzo se avete un rapporto confidenziale, o alla scuola se non conoscete la famiglia; se non siete in grado di identificare con certezza il ragazzo/a in pericolo recatevi presso un ufficio di Polizia o segnalate i fatti a wwww.commissariatodips.it”.

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