Legge elettorale. Nasce il Fianellum, un sistema che di tedesco ha solo il profumo proporzionale, ma è l’anticamera di un Parlamento di nominati e di larghe intese

Legge elettorale. Nasce il Fianellum, un sistema che di tedesco ha solo il profumo proporzionale, ma è l’anticamera di un Parlamento di nominati e di larghe intese

Mentre si attendono gli sviluppi della riunione che si annuncia incandescente dei gruppi parlamentari del Partito democratico, anche alla luce dell’intensità del dibattito in Direzione nazionale, il relatore, Emanuele Fiano (Pd), ha presentato in commissione Affari costituzionali alla Camera il testo dell’emendamento che sostituisce interamente il Rosatellum con un sistema proporzionale alla tedesca. Da quanto trapela, viene confermata la quota di 50% seggi uninominali e 50% di proporzionale con liste bloccate. Sono 303 collegi uninominali per la Camera e 150 per il Senato. Scade venerdì alle 9, invece, il termine per depositare, in commissione Affari costituzionali alla Camera, proposte di modifica al maxiemendamento del relatore Emanuele Fiano. Il voto dei subemendamenti alla proposta di modifica della legge elettorale presentata dal relatore Emanuele Fiano (Pd) inizierà venerdì alle 14. La commissione affari costituzionali poi dovrebbe concludere le votazioni entro sabato alle 18.

Sugli aspetti più spinosi che dividono il sistema tedesco dalla architettura istituzionale italia, come ad esempio la differenza tra il numero degli eletti, variabile in Germania e fisso in Italia, il maxiemendamento ha compiuto una vera e propria astuzia. Sappiamo infatti che le liste saranno bloccate, e che non vi sarà dunque l’espressione delle preferenze. Ma si voterà con una o due schede? Ricordando che i tedeschi votano con due schede, una per il collegio uninominale e l’altra per la lista dei partiti, la decisione di far votare gli italiani su scheda unica rompe un’altra specificità del sistema tedesco. Qual è? Quella di aver compiuto il miracolo di mettere assieme il modello britannico, noto come Westminster, dove si vota in collegi, e chi arriva prima anche per un solo voto, guadagna il seggio, con il sistema continentale proporzionale, che diventa preminente nell’assegnazione totale dei seggi. Dunque, in Germania si vota su due schede per questa ragione. Inoltre, il voto su scheda unica aprirebbe la strada al controllo del voto (votando ad esempio un certo partito e un candidato particolare). Insomma, non è ammesso il voto disgiunto, che invece è ammissibile nelle elezioni amministrative.

E’ fissata una soglia di sbarramento del 5%. Il voto proporzionale di lista determina quindi quanti sono i seggi da attribuire a ciascuna lista. Per capire invece quali sono gli eletti si procede così: in ciascuna delle circoscrizioni pluriprovinciali Camera e regionali Senato il primo eletto è il capolista del listino bloccato; subito dopo passano i vincitori dei collegi uninominali; se restano ancora dei seggi da assegnare si torna al listino e scattano in ordine i candidati successivi al primo. Non è esattamente questo il modo tedesco di conteggiare gli eletti, dove prevalente e fisso è il voto dei collegi. Si è cercato di aggirare la variabilità tedesca del numero degli eletti con un bizantinismo, partendo dai capilista bloccati.

Altro problema, che però nell’emendamento Fiano abbiamo rilevato è una specificità tutta italiana, un’abitudine che resta, ovvero la candidatura multipla, permessa in non più di tre circoscrizioni su 26, più del 10%, e in un collegio uninominale. Per farla breve, il leader di una forza politica, allo scopo di tirare più voti possibili, si candida capolista in 3 circoscrizioni proporzionali e in un collegio uninominale, cosa che in Germania non è permessa, perché la scelta del candidato è secca, ci si candida da una sola parte e in una sola lista. Quanto poi ai collegi uninominale, ecco scattata la furbata: si prendono in prestito quelli disegnati dal Mattarellum. Si evince un maxiemendamento presentato da Fiano pieno di trucchi e trabocchetti.

Insomma, quello proposto da Fiano è un sistema tedesco ma rivisto in salsa italiana, un “Fianellum”, lo avrebbe chiamato Giovanni Sartori. Del modello in uso nella Repubblica federale, ha l’impianto proporzionale e la soglia al 5%, ed anche i collegi uninominali: ma mentre in Germania questi ultimi sono maggioritari (il candidato più votato è eletto), in quello italiano essi hanno una distribuzione proporzionale, in parte simile al “Provincellum”. Si contano i voti in tutta Italia e si stabilisce, in base alla percentuale, quanti seggi spettano a ciascun partito a livello nazionale e poi a livello circoscrizionale. In ogni circoscrizione i partiti fanno una classifica dei propri candidati secondo il seguente criterio: primo il capolista del listino bloccato; seguito dai candidati che hanno vinto i rispettivi collegi sulla base del maggior numero di suffragi ottenuti; seguono gli altri candidati del listino bloccato e infine i candidati che nei collegi non hanno vinto. Da questa classifica si estraggono in ordine gli eletti di ciascun partito.