Legge elettorale. Caos in Commissione alla Camera sui tempi. Bersani dice la verità sul Verdinellum ma viene massacrato dal Pd. Marcon, SI: “inaccettabili le forzature del Pd”

Legge elettorale. Caos in Commissione alla Camera sui tempi. Bersani dice la verità sul Verdinellum ma viene massacrato dal Pd. Marcon, SI: “inaccettabili le forzature del Pd”

Scontro durissimo sui tempi della legge elettorale alla Camera. Durante una lunga riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali il relatore Emanuele Fiano (Pd) ha chiesto che il testo base della riforma venga adottato questa sera in modo da rispettare i tempi fissati dalla conferenza dei capigruppo che ha stabilito l’approdo in aula della legge il 29 maggio.

Il presidente della Commissione Affari costituzionali dalla presidente della Camera Boldrini per definire i tempi della discussione

“Viste le numerose posizioni espresse per un rinvio – ha spiegato Fiano – il presidente della commissione, Andrea Mazziotti, ha deciso di andare dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, a chiederle se è ancora in piedi la data del 29”. Tutti, ad eccezione della Lega e dei dem, ritengono infatti che la data del 29 era stata fissata in relazione al testo Mazziotti poi affossato dal Pd. Alla luce del nuovo testo presentato dal partito di Matteo Renzi ieri, secondo Fi, M5s, Mdp, Ap, bisogna slittare di una settimana: “Il 5 giugno”, indica Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Alternativa Popolare. “Tanto poi se si vuole accelerare, si accelera. Ci sono varie modalità, lo abbiamo visto con l’Italicum dove il governo ha chiesto la fiducia”. L’ufficio di presidenza della Commissione è quindi stato sospeso in attesa che dall’incontro tra Mazziotti e Boldrini emerga una decisione. Le strade sono due: o si mantiene la data del 29 maggio oppure la presidente della Camera convoca una nuova capigruppo per fissare una nuova data.

Bersani: “proposta pasticciata e complicatissima, che non porta risultati”. Si apre il linciaggio (abbastanza indecente) contro di lui

Intanto, in un’intervista a Repubblica Tv, Pierluigi Bersani, ex segretario Pd e ora uno dei leader di Articolo1-Mdp, boccia sonoramente la proposta di riforma del Pd: “A me va bene tutto ma non andiamo dagli italiani a spiegare una cosa pasticciata e complicatissima, che non porta risultati: questa proposta non garantisce governabilità, riduce la rappresentanza, riduce la parola coalizione a una spartizione di candidature, punto e basta”. Pierluigi Bersani aggiunge: “oggi c’è il testo. Pisapia o Prodi avevano un’idea di apertura guarda caso ci fosse una idea di coalizione, ma non c’è affatto un concetto di coalizione. C’è un’accozzaglia, il concetto di coalizione è ridotto al fatto che sul tuo simbolo puoi affiancare il nome dello stesso candidato in un collegio. Non esiste il nuovo Ulivo con questa legge”. Con questa legge “il Pd può ricavarne un vantaggio e non affrontare il tema politico di una coalizione di centrosinistra, può fingere di affrontarlo senza svolgerlo, senza un simbolo, un programma, una convergenza, delle primarie. Il nuovo Ulivo vuol dire questa roba qui”. Apriti cielo. Dalle fila del Pd si è spalancata la solita litania di comunicato stampa contro Bersani, colpevole di aver detto solo la verità: la riforma del Pd è una truffa. Le reazioni? Si va dal capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato, per il quale “la sua valutazione è condizionata da una sorta di rancore verso Matteo Renzi che nulla ha a che fare con il merito” ad Andrea Marcucci, presidente della Commissione Cutura del Senato, secondo il quale “il piccolo partitino rischia di perdere qualsiasi contatto con chi ha a cuore il futuro del Paese, come Prodi e Pisapia” fino a Dario Parrini, che scrive: “Bersani non ha una linea, se non quella di attaccare qualsiasi cosa propone il Pd”. Insomma, ci vorrebbe lo psicanalista, non il politologo per capire queste reazioni spropositate. Perfino una persona di solito attenta come il senatore Vannino Chiti si lascia sfuggire un aggettivo non proprio corretto nei confronti di chi non ritiene il sistema elettorale del Pd sufficientemente democratico. Egli infatti giudica “indegno” qualificare quel modello illustrato da Fiano come “un Verdinellum”. Eppure, crediamo che anche Chiti, specialista di sistemi elettorali, sappia perfettamente che quel modello elettorale non è affatto tedesco, che i collegi uninominali sono più grandi di quelli previsti dal Mattarellum, e che soprattutto la Costituzione italiana salterebbe in aria con un sistema maggioritario così spinto.

Gotor, Mdp: il Pd vuole solo lottizzare. Marcon, Sinistra Italiana: inaccettabili le forzature del Pd 

Al Pd replicano sia Miguel Gotor, di Articolo1-Mdp che il capogruppo dei Sinistra Italiana alla Camera, Giulio Marcon. Gotor scrive su twitter che “le reazioni dei renziani alle parole di Bersani rivelano che gli sfugge la differenza fra coalizione e spartizione dei posti. Lottizzazione”. L’accusa è pesantissima. Si passa dalla critica nel merito del modello, come ha cercato di fare Bersani, al sospetto che il Pd punti alla lottizzazione e usi la legge elettorale come sistema per la conservazione del potere. Per Giulio Marcon: “inaccettabile la forzatura del Pd in Commissione Affari Costituzionali sulla legge elettorale. Non si possono forzare i tempi della discussione solo per far piacere a Renzi. Il segretario del Pd ha prima fatto approvare una legge incostituzionale, l’Italicum, e ora impone diktat intollerabili. Il Parlamento non è al suo servizio. Basta arroganza, basta ricatti da un partito che ha cambiato idea cinque volte sulla legge elettorale nelle ultime settimane”. Insomma, come si vede, il dibattito sulla riforma elettorale in fondo nasconde il dibattito sull’idea di democrazia, per questo la disputa tra le forze politiche è diventata così rovente. Non è indifferente il sistema di elezione in una democrazia rappresentativa, soprattutto quando si adotta un modello, quello del Pd, palesemente incostituzionale e che è scritto solo per togliere lo scettro della decisione ai cittadini.

Share