Lavoro autonomo. La legge di riforma passa al Senato con 158 sì, 9 contrari e 45 astenuti. La Cgil: restano mancanze e criticità

Lavoro  autonomo. La legge di riforma passa al Senato con 158 sì, 9 contrari e 45 astenuti. La Cgil: restano mancanze e criticità

Il provvedimento sul lavoro autonomo è passato al Senato con 158 sì, 9 no e 45 astenuti. E’ composto da 25 articoli e contiene diverse novità, tra cui la disciplina dello smart-working, la dis-coll permanente e l’estensione della maternità. Per quanto riguarda lo smart working, il lavoratore agile potrà essere a tempo determinato o indeterminato, avrà diritto alla stessa retribuzione del lavoratore tradizionale e agli stessi periodi di riposo e anche gli orari di lavoro massimi saranno gli stessi previsti dai contratti nazionali. Dal 1 luglio poi diventa permanente l’indennità di disoccupazione (dis-coll) per i collaboratori coordinati e continuativi e per quelli a progetto. L’indennità viene estesa anche agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio. In caso di gravidanze, malattie o infortuni, i contratti di collaborazione possono essere sospesi senza corrispettivo fino a 150 giorni. Previsto anche il congedo parentale di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino, con un’indennità pari al 30 per cento del reddito di lavoro percepito.

Tania Scacchetti, segretaria confederale CGIL: fatto importante, ma restano mancanze e criticità

“Con l’approvazione del ddl lavoro autonomo si dimostra la volontà di costruire un sistema di tutele e diritti per il mondo dei professionisti autonomi e freelance, un fatto importante. Restano, tuttavia, alcune mancanze e criticità gravi, come già più volte abbiamo segnalato durante l’Iter parlamentare”, ha dichiarato la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti. Si tratta dunque di un’opportunità che poteva essere meglio sfruttata. “Infatti – sottolinea – rimangono alcne criticità: dall’inclusione nella platea dei destinatari dei collaboratori coordinati e continuativi, che rischiano di vedere arretrare le proprie tutele reali soprattutto in tema di maternità, all’assenza di strumenti di tutela per i soggetti più deboli del lavoro autonomo, quali equo compenso, sostegno al reddito, diritti sindacali”. La Dis-coll viene riconosciuta anche ad assegnisti di ricerca e dottorandi, inoltre, “ma poiché vi è contemporaneamente un aumento delle aliquote, sarebbero necessari correttivi per ridurle nel breve termine, o per avere maggiori e nuove tutele a parità di versamento”. Per la dirigente sindacale “è importante il riconoscimento del lavoro agile come modalità di svolgimento di quello subordinato, ma è un errore non averlo ricondotto direttamente al sistema della contrattazione collettiva”. A tal proposito “è stata la contrattazione collettiva, nazionale, aziendale o territoriale, a permettere la concreta attuazione dello smart working, che può essere davvero un’importante opportunità per ripensare l’organizzazione del lavoro, tenendo conto sia delle esigenze di flessibilità delle imprese che di conciliazione dei dipendenti”. Sul lavoro agile è necessario riprendere e affrontare alcuni temi come il diritto alla disconnessione, alla salute e sicurezza e all’apprendimento permanente. La Cgil chiede quindi “che venga subito istituito un tavolo tecnico permanente sul lavoro autonomo, per aprire un confronto volto a superare quelle che per noi sono le criticità del provvedimento. Infine – conclude – crediamo che la nostra proposta di legge sulla Carta dei diritti universali del lavoro possa rappresentare una soluzione per far sì che i diritti siano in capo ai lavoratori, indipendentemente dalla tipologia e dalla natura del rapporto di lavoro”.

Pegorer, Mdp: “passo avanti, ma da inserire in un quadro più ampio di riforma del mercato del lavoro”

 “Un passo in avanti che andrà inserito in un quadro più ampio di riforma del mercato del Lavoro e del sistema di protezione sociale nella direzione di una maggiore universalità, sicurezza e giustizia sociale”, dichiara Carlo Pegorer, senatore di Articolo1-Movimento democratico e progressista. Secondo Pegorer, il provvedimento “introduce elementi di significativa novità”, come la stabilizzazione dell’indennità di disoccupazione, l’estensione della Dis-coll agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio e gli interventi sulle indennità di maternità e per la malattia. Eppure “rimangono sullo sfondo due temi”: il lavoro agile, “che deve caratterizzarsi come un’opportunità da cogliere per rispondere alle diverse esigenze di particolari fasi della vita e non diventare un’ennesima forma di flessibilità o, peggio, di precarietà lavorativa; e l’insostenibile situazione in cui si trovano questi e altri lavoratori in ragione della loro condizione contributiva ai fini pensionistici. Si tratta di un tema ormai ineludibile, se non vogliamo condannare intere generazioni a un futuro pensionistico non degno di un Paese civile”, sottolinea l’esponente di Articolo 1.