La produzione industriale cala (-0,3%). Come al solito Istat confonde le acque. La Bce: cresce la disoccupazione in Eurozona. Inutilizzato il 18% della forza lavoro. Italia fanalino di coda. Federconsumatori e Adusbef: situazione inquietante

La produzione industriale cala (-0,3%). Come al solito Istat confonde le acque. La Bce: cresce la disoccupazione in Eurozona. Inutilizzato il 18% della forza lavoro. Italia fanalino di coda. Federconsumatori e Adusbef: situazione inquietante

Finalmente, ci siamo detti, un dato positivo per quanto riguarda l’economia italiana: la produzione industriale cresce a marzo dello 0,4 rispetto a febbraio. Noi, gufi per natura, stentiamo a crederci ma l’Istat non ha dubbi. Dice il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che “la ripresa economica nel nostro Paese c’è, ma è ancora lenta, anzi lentissima”. Gli fa eco Paolo Mameli, economista di Intesa San Paolo il quale, commentando i dati Istat, afferma “che l’industria darà un contributo leggermente negativo sul valore aggiunto nel primo trimestre. Di fatto – prosegue – la crescita dovrebbe arrivare interamente dai servizi, mentre mi aspetto un contributo negativo dall’export netto, per effetto di una crescita superiore delle importazioni. Questo ci porta a stimare una crescita del pil più vicina allo 0,1% che allo 0,2% nei primi tre mesi del 2017″. Insomma una smentita delle previsioni di Banca Italia e, quel che più conta, di quelle del governo. Ci è venuto a mente il documento elaborato dall’Ufficio parlamentare del Bilancio il quale faceva presente che il Def, approvato dal Consiglio dei ministri e poi dalle Camere, contiene previsioni nel segno dell’ottimismo che non ha alcuna base  reale.

Trefiletti e Lannutti: ripresa ancora lontana. Sistema economico instabile

Eppure, ci siamo detti, i titoli di alcuni giornali, online, televisione, sono tutti centrati sul fatto che è aumentata la produzione industriale. Televideo, Milano Finanza, il Sole, Rainews24, le agenzie di stampa, i tg tutti nel segno dell’aumento della produzione industriale. Nel frattempo arriva il comunicato di Federconsumatori e Adusbef, puntuale come un orologio svizzero si diceva una volta. Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, che ne sono i presidenti, affermano in una nota diffusa poco dopo l’annuncio dell’Istat che “I dati appena diffusi dall’Istat in merito alla produzione industriale, in calo del -0,3% nel primo trimestre 2017, rappresentano l’ennesima conferma dell’instabilità del sistema economico e produttivo. La diminuzione riguarda tutti i comparti e arriva dopo due trimestri di espansione, dimostrando l’andamento altalenante che da tempo caratterizza nostro sistema economico: la ripresa, purtroppo, è ancora lontana”.

Siamo alle solite, questa volta ci eravamo cascati anche noi. L’aumento della produzione industriale, +0,4 sul quale i media hanno fatto i titoli riguarda il rapporto fra marzo e febbraio. Nel trimestre gennaio-marzo 2017 la produzione industriale segna un -0,3 sul trimestre precedente. Questo il dato che conta, trucchi contabili non servono a niente, così come le correzioni da calendario. Difficile mascherare la realtà. “Per quanto sia inquietante la flessione della produzione industriale non ci sorprende. Considerando che molte famiglie vivono in condizioni di estremo disagio e che la disoccupazione continua ad attestarsi a livelli a dir poco allarmanti (11,7% nel mese di marzo) – dicono Trefiletti  e Lannutti –  non è pensabile che la situazione possa migliorare senza interventi mirati ed incisivi che imprimano una reale svolta all’economia”. E parlano, rivolti al governo, della necessità di “avviare un Piano Straordinario per il Lavoro che preveda investimenti per lo sviluppo, l’innovazione e la crescita, che includa un programma per la messa in sicurezza antisismica e che valorizzi l’offerta turistica nel nostro Paese è il primo, fondamentale passo per restituire nuova linfa al mercato occupazionale”.

Sottoccupati in Europa sono circa sette milioni. Cresce la disoccupazione giovanile

A rendere ancor più preoccupante lo stato dell’economia non solo in Italia ma in Europa, arriva proprio uno studio della Banca centrale europea che verrà pubblicato domani insieme al Bollettino economico. Riguarda lo stato dell’occupazione nell’Eurozona. “La disoccupazione ufficiale, scesa al 9,5%, più rapidamente del previsto grazie alla recente ripresa dell’economia, non fotografa accuratamente la capacità inutilizzata sul mercato del lavoro dell’eurozona, che potrebbe essere fino a quasi il doppio. Anche per questo, non c’è stata l’attesa risalita dei salari, sulla quale la Banca centrale europea conta per raggiungere il proprio obiettivo d’inflazione di avvicinarsi al 2 percento”. Un altro studio sulla disoccupazione giovanile afferma che “resta più alta dei livelli pre-crisi”. “La situazione – affermano i ricercatori della Bce -è particolarmente grave in alcuni Paesi del sud Europa, fra cui l’Italia”. Dietro le cifre ufficiali sulla disoccupazione “ce ne sono altre che rivelano un altro 3,5% della popolazione in età da lavoro al momento ‘inattivo’: si tratta soprattutto dei lavoratori cosiddetti ‘scoraggiati’, che non stanno attivamente cercando lavoro anche se sono disponibili. La maggior parte non cerca lavoro perché ritiene che non ce ne sia”. Ancora: “C’è poi un altro 3% attualmente sottooccupato, che lavora meno ore di quante vorrebbe. I sotto-occupati nell’eurozona sono attualmente circa 7 milioni di persone, un aumento di un milione dall’inizio della crisi con un calo molto modesto negli ultimi due anni nonostante la crescita dell’occupazione complessiva”. La nota della Bce che prende in considerazione disoccupati e sotto occupati parla di “capacità inutilizzata che attualmente riguarda il 18% della forza lavoro dell’eurozona.  Francia e  Italia sono il fanalino di coda. Per quanto riguarda la disoccupazione  giovanile  nel 2016  registrava sei punti  percentuali in più di prima della crisi. Grecia, Spagna e Italia i paesi dove la disoccupazione giovanile è particolarmente alta.

 Nello studio della Bce alcune misure per il  lavoro ai giovani

Lo studio della Bce indica alcune misure per affrontare il problema della disoccupazione giovanile. In particolare si parla di  “miglioramento della qualità dell’istruzione e della sua rilevanza per il mercato del lavoro, compreso il sistema dell’apprendistato; il buon funzionamento della fissazione dei salari, compreso quella del salario minimo; un aumento del ruolo del collocamento pubblico e politiche attive del mercato del lavoro per favorire la transizione e aumentare l’occupabilità dei disoccupati; l’aumento della flessibilità dell’orario per facilitare la combinazione di lavoro e istruzione e la transizione dalla scuola all’entrata nel mercato del lavoro”.

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