La Cgil colora di rosso la periferia romana. Camusso detta l’agenda: articolo 18, contratti, battere la precarietà. E critica il governo su legge Minniti e legittima difesa

La Cgil colora di rosso la periferia romana. Camusso detta l’agenda: articolo 18, contratti, battere la precarietà. E critica il governo su legge Minniti e legittima difesa

Migliaia di persone, centinaia di bandiere rosse della Cgil e delle categorie, palloncini ovunque a piazza san Giovanni Bosco, al Tuscolano, nella periferia meridionale di Roma. E giovani, tanti giovani, accanto a famiglie, e a persone più mature, giunte da ogni parte d’Italia. Operai, tanti, studenti, intellettuali, precari e pensionati, dipendenti pubblici: l’intero e variegato mondo del lavoro rappresentato. Qui, a piazza san Giovanni Bosco, Susanna Camusso, con una scelta non priva di elementi simbolici e sociali forti, ha voluto concentrare sabato 6 maggio la grande festa per l’obiettivo raggiunto con la legge che abolisce i voucher e regolamenta la responsabilità dei committenti negli appalti, ma anche per rilanciare una battaglia che non si ferma, quella sull’abolizione della legge sciagurata sul lavoro, denominata pomposamente Jobs act, che tanti drammi ha provocato nel mondo del lavoro, premiando invece le aziende con 20 miliardi di decontribuzione, e col ripristino dell’articolo18, e quella per la conquista della “Carta universale dei diritti del lavoro”, accompagnata in Parlamento da 1.200.000 firme.

Camusso: “abbiamo indicato l’orizzonte. Siamo usciti dai palazzi e nei palazzi non vogliamo più tornare”

“La nostra oggi è una festa”, ha esordito Susanna Camusso, dopo una straordinaria esibizione dei Modena City Ramblers, che hanno incantato tutti con quel repertorio di canti di lotta che una parte della sinistra politica pare aver dimenticato, “perché abbiamo indicato l’orizzonte verso il quale ci muoviamo”. Dopo la decisione della Cassazione che ha sospeso i referendum promossi dalla Cgil, previsti per il 28 maggio, a seguito della conversione in legge del decreto che ha abolito le norme su voucher e appalti, la Confederazione rilancia la sfida per i diritti. “Siamo qui – ha proseguito Camusso – per festeggiare una legge che abbiamo ottenuto in due anni di viaggi per l’Italia, parlando con i lavoratori e pensionati visitando piazze raccogliendo firme”. Insomma, ha affermato il segretario Cgil, “siamo usciti dai palazzi e nei palazzi non vogliamo più tornare, vogliamo dire che si può e questo patrimonio ce lo siamo conquistato. Abbiamo iniziato il cammino che ci porterà allo Statuto”. Infine, Susanna Camusso ha invitato il Parlamento a discutere della “Carta universale dei diritti universali del lavoro”, evitando il rischio di congelarla nei cassetti di Montecitorio.

Camusso: “sull’articolo 18 andremo in Europa”

La prima battaglia è sul ripristino dell’articolo 18 e per la riforma della legge Renzi-Poletti che modifica in peggio il mercato del lavoro. Camusso ha aggiunto: “non crediate che sull’articolo 18 ci abbiamo rinunciato o rinunceremo. Andremo in Europa. Non può essere che questo governo continui a sdoganare licenziamenti individuali e collettivi come se fosse normale”, ribadendo la volontà di presentare un ricorso alla Corte Europea. “Noi continueremo andando in Europa e con la carta dei diritti sociali europei a tenere aperto il contenzioso sull’art.18”. E poi ha snocciolato alcune delle vertenze industriali che potrebbero risolversi con massicci licenziamenti collettivi, anche per effetto della scelta di alcune imprese di delocalizzare.

Camusso: le politiche economiche del governo dimenticano il lavoro. “Gli 80 euro sono una tassa contro la contrattazione”

L’attacco contro le politiche economiche del governo Gentiloni è diretto: “il Documento di economia e finanza e la manovrina non vanno bene, perché il lavoro non c’è, non ci sono risposte”. Ed ha aggiunto: “Con la prospettiva della disoccupazione all’11% pensiamo che non si stiano facendo le politiche giuste”. Dove prendere i soldi per il lancio di un piano straordinario per il lavoro? Camusso non ha avuto dubbi, né tentennamenti: attraverso la tassazione delle grandi ricchezze: “Lì ci sono le risorse per costruire il Piano straordinario per l’occupazione giovanile”. Inoltre occorre intervenire sulla corruzione e soprattutto “bisogna cambiare la norma degli 80 euro: se la norma rimarrà così diventerà una tassa contro la contrattazione. Non ci stiamo”. Ma Camusso non ha criticato solo il governo Gentiloni per l’oggettiva assenza di politiche attive e di risorse per il lavoro. Rivolgendosi al Movimento 5Stelle, Camusso ne ha contestato il programma sul lavoro, soprattutto nella parte che riguarda la delegittimazione del sindacato. Camusso ha detto: “bisognerebbe che i pentastellati, teorici della disintermediazione studiassero un po’ di storia del Movimento operaio”, perché manifestano “tanta ignoranza quando si fanno queste affermazioni. Sono ben poco originali per essere quelli che pensavano di cambiare tutto”.

Sul tema spinoso della contrattazione dei pubblici dipendenti, ferma da un decennio, Camusso si era soffermata già in mattinata partecipando ad un presidio di Flc, Fp e Nidil Cgil a palazzo Vidoni, sede del Ministero della Funzione pubblica. Al ministro Marianna Madia, Susanna Camusso si è rivolta così: “chiediamo che la parola torni alla contrattazione. Con la legge sono stati fatti solo disastri e non sono state date risposte a ciò che realmente succedeva nei posti di lavoro”. La leader della Cgil ha affermato la volontà di “segnare questa giornata con la rabbia di chi non si rassegna. Contrastare la precarietà si può. Era tanto tempo che non si poteva dire ‘si può’ e ora questo ci dà forza per andare avanti” anche nella lotta al precariato.

I temi più squisitamente politici, e di sinistra, dell’agenda della Cgil: 20 maggio a Milano, critiche alla legge Minniti, la bocciatura della legge sulla legittima difesa

La parte finale del discorso di Susanna Camusso a piazza san Giovanni Bosco si è poi concentrata sull’agenda politica della Cgil, un’agenda che è sembrata a molti decisamente di sinistra. Intanto, “noi saremo in piazza il 20 maggio a Milano. Non si può costruire razzismo nei confronti dei migranti. E Il decreto Minniti non va bene”. Il segretario generale della Cgil ha indicato così la presenza del sindacato alla prossima marcia per i migranti a Milano e ha detto “no alla guerra tra poveri. E non accettiamo – ha aggiunto – che sia inevitabile morire nel Mediterraneo”. Sulla pessima legge sulla legittima difesa, Camusso è stata netta: bocciatura senza se e senza ma. “Non era normale l’idea che lo Stato abdicasse alla sicurezza dei cittadini, che avvenga di notte o giorno non ci interessa, diventerà un Paese più pericoloso: non accettiamo l’idea ‘cittadini armatevi'”.Susanna Camusso ha sottolineato che “non è una risposta al femminicidio. Mai progresso, cultura, civiltà sono segnati dall’ uso delle armi”. Parlando in generale riferendosi alle situazione internazionale, il leader della Cgil ha concluso: “Basta con le armi perché i venti di guerra sono venti che tuonano molto forti. L’Italia deve tornare in piazza a chiedere la pace. Non ci piace un mondo a chi fa la gara alla bomba più bella”.