Il Tar del Lazio annulla 5 nomine di direttori museali voluti da Franceschini, che, con Renzi, grida al complotto giudiziario. Gotor e Sgarbi svelano il trucco e dicono che hanno ragione i giudici

Il Tar del Lazio annulla 5 nomine di direttori museali voluti da Franceschini, che, con Renzi, grida al complotto giudiziario. Gotor e Sgarbi svelano il trucco e dicono che hanno ragione i giudici

Il Tar del Lazio annulla la nomina di cinque direttori museali: Palazzo ducale di Mantova, Museo archeologico nazionale di Napoli, Museo archeologico nazionale di Taranto, Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, Gallerie Estensi di Modena, e il Mibact subito presenta ricorso al Consiglio di Stato chiedendo la sospensiva delle sentenze. In attesa della pronuncia, il Ministero dei Beni culturali precisa che assicurerà il buon andamento e la continuità di tutti i musei coinvolti.

Secondo le due sentenze dal Tribunale amministrativo il bando “non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani” e lo scarto dei punteggi tra i candidati meritava “una più puntuale e più incisiva manifestazione di giudizio da parte della Commissione” valutatrice e non “motivazioni criptiche ed involute”. In più, la scelta di svolgere le prove orali a porte chiuse non ha assicurato i “principi di trasparenza e parità di trattamento dei candidati”. Il TAR del Lazio sembra aver applicato in modo molto restrittivo la legge sul pubblico impiego (art. 38 d.lgs n. 165 del 2001).

Per il ministro Franceschini e per l’ex premier Matteo Renzi, è “da cambiare il Tar, non vanno sostituiti i sovrintendenti”

A caldo il Ministro Dario Franceschini si è detto “preoccupato per la figura che l’Italia fa nel resto del mondo”, ricordando che oltralpe non è cosi’: “Il direttore della National Gallery è italiano mentre quello del British Museum è tedesco. Davvero un grande danno di immagine”. Ed ha garantito che da oggi “i direttori la cui nomina è stata bloccata dal Tar del Lazio saranno sostituiti ad interim”. Ci va giù duro l’ex premier Matteo Renzi sotto la cui presidenza è avvenuta la riforma: “Il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma – una volta di più – che non possiamo più essere una repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso”, scrive su Facebook, aggiungendo, “non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar”.

Miguel Gotor, Mdp, rovescia la logica e accusa il ministro Franceschini di procedure “opache, colloqui a porte chiuse e discrezionalità dei criteri”, dando ragione al Tar

“Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha dichiarato di essere rimasto senza parole davanti alla sentenza del Tar che ha bocciato 5 delle 20 nomine da lui effettuate nell’estate del 2015 al ruolo di direttore di museo. In realtà a far fare all’Italia una brutta figura davanti al mondo non è il Tar, ma il ministero da lui diretto che evidentemente non è riuscito a nominare dei direttori di museo nel rispetto delle stesse leggi che dovrebbe far osservare, ossia garantendo procedure trasparenti e regolari ed evitando di adottare norme fuori da ogni pubblica evidenza e, appunto, standard internazionale: colloqui a porte chiuse, assenza di punteggio, discrezionalità dei criteri. Due anni fa, ad esempio, destò clamore nel mondo dei beni culturali che, per la zona archeologica di Ercolano, il nuovo direttore si fosse impegnato a procedere alla digitalizzazione del sito, noncurante del fatto che essa fosse già stata effettuata cinque anni prima dal suo valente predecessore”, dichiara in una nota Miguel Gotor, senatore di Articolo 1-Movimento Democratico e progressista. “In secondo luogo, dal momento che la bocciatura ha riguardato tre nomine italiane e due straniere è del tutto chiaro che il problema non riguarda soltanto queste ultime come si sta cercando di far credere in queste ore arrampicandosi sugli specchi – prosegue Gotor – nel merito non è colpa del Tar se esiste una legge dello Stato in base alla quale i posti dei livelli dirigenziali delle amministrazioni pubbliche che attengono l’interesse della tutela nazionale (in questo caso quella dei Beni culturali, ma il discorso riguarda anche la giustizia con la magistratura o la pubblica sicurezza) devono essere destinati per legge a cittadini italiani. E se la legge in questione non si condivide, si può sempre cambiare, ma non si possono attaccare i tribunali che sono costretti a farla rispettare secondo un consolidato stile berlusconiano che non dovrebbe avere cittadinanza nel campo del centrosinistra. La verità è che la selezione del 2015 si svolse in modo opaco e superficiale in quanto procedette con evidenti forzature legislative e sotto il dominio di un provincialismo ammantato di esterofilia che aveva l’obiettivo politico di umiliare professionalità già presenti nelle sovraintendenze italiane, quelle sì apprezzate in tutto il mondo”, conclude il senatore.

Anche Vittorio Sgarbi stigmatizza le scelte di Franceschini e sostiene la “decisione impeccabile del Tar”

“Decisione impeccabile dal punto di vista normativo” quella del Tar del Lazio per lo storico e critico dell’arte Vittorio Sgarbi, che ha sottolineato: “Il problema non è abolire il Tar (come pure, incredibilmente, ha dichiarato qualche esponente del Governo) ma il criterio di selezione dei direttori. Se io, tramite bando cerco un segretario generale per il Comune di Roma, non estendo la ricerca ai candidati di Amsterdam. Il Tar ha solo ribadito che, secondo quanto stabilito dal bando, il reclutamento di dirigenti della Pubblica Amministrazione (perché tali i direttori sono considerati) doveva essere riservato solo a candidati italiani, così come previsto dal decreto legge 165 del 2001. Il ministro, pertanto, invece di additare all’opinione pubblica il Tar come presunto colpevole del caos che si verrà a creare, dovrebbe far valere il proprio ruolo, cambiare i criteri e avere il coraggio di effettuare nomine per chiara fama. A questo punto – ha concluso Sgarbi – per decenza e per illegittimità della nomina, mi auguro che l’austriaco Peter Aufreiter, direttore della Galleria nazionale delle Marche a Urbino, lasci l’incarico”.