Il “G1+altri” di Taormina si chiude con l’ennesimo schiaffo di Trump: su clima e commercio estero deciderà lui il come e il quando. Gentiloni è contento, ma solo per “l’immagine”. Il Parlamento ne chieda conto

Il “G1+altri” di Taormina si chiude con l’ennesimo schiaffo di Trump: su clima e commercio estero deciderà lui il come e il quando. Gentiloni è contento, ma solo per “l’immagine”. Il Parlamento ne chieda conto

L’ultimo schiaffo di Donald Trump ai sei colleghi presidenti di Stato e di governo riuniti per il G7 di Taormina si attendeva per il finale. E puntualmente è arrivato, consacrando e legittimando la trasformazione di questo inutile organismo in un vero e proprio G1, della serie, “comando io”, “decido io solo, il come e il quando”, soprattutto a proposito dei temi caldi in agenda, a cominciare dall’accordo parigino sul clima. Il presidente Trump ha infatti annunciato, annichilendo tutte le speranze del governo italiano di un eventuale gesto di riparazione, che forse solo la settimana prossima assumerà una decisione sull’eventuale ritiro degli Stati Uniti, dall’accordo di Parigi sul clima: “prenderò la mia decisione definitiva la settimana prossima!”, ha scritto ovviamente su twitter, nel momento in cui il vertice si concludeva senza consenso unanime proprio in virtù della posizione americana. A questo punto, i presidenti degli altri sei paesi hanno dovuto riconoscere la loro incapacità di trovare un terreno d’intesa con gli Stati Uniti sulla lotta contro il riscaldamento climatico, e ne hanno preso atto nella dichiarazione finale. “Gli Stati Uniti sono in fase di revisione della loro politica in materia di clima, mentre gli altri sei paesi del G7 riaffermano il loro impegno a favore degli accordi di Parigi, prendendo atto della posizione americana”, hanno dichiarato alcune fonti diplomatiche europee.

La centralità del clima e la delusione per la posizione di Trump nelle parole di Macron e soprattutto di Merkel

Le stesse fonti diplomatiche europee hanno nello stesso tempo confermato che il comunicato finale contiene l’assenza della posizione comune tra Stati Uniti e gli altri sei paesi membri del G7. Il clima e il commercio internazionale costituiscono i due grandi punti di divergenza tra l’uno e i sei.  “Non voglio entrare nella logica del ‘6+1’ perché andremmo nel senso di una frammentazione della democrazia e delle grandi potenze e questo non va nel senso del nostro interesse”, afferma il presidente francese, Emmanuel Macron, nel corso della conferenza stampa al termine del Summit G7 di Taormina. “Guardo da dove veniamo. Alcune settimane fa – osserva Macron – pensavamo che gli Usa avrebbero lasciato il quadro degli accordi di Parigi”. Invece, aggiunge, “sono stati fatti progressi” e “c’è stato un vero scambio”. Anche gli argomenti messi in campo dagli altri paesi del G7 “sono stati complementari ai nostri e spero che questo abbia permesso al presidente Usa, Donald Trump di prendere coscienza delle sfide e anche delle necessità che questo accordo di Parigi rappresenta per l’economia statunitense”. Macron si dice “ottimista” sul fatto che “nonostante i disaccordi in questa fase” si riuscirà “a ridurre il gap”. Ma la verità, come accade da qualche tempo, l’ha detta Angela Merkel. “È  estremamente problematico, per non dire molto insoddisfacente” che il summit del G7 non abbia potuto trovare un accordo sul cambiamento climatico, con sei stati membri che hanno una posizione diversa dagli Stati Uniti sulla questione”, ha detto la cancelliera al termine del vertice. L’Accordo di Parigi, ha voluto precisare la Merkel, è un “accordo centrale per dar forma alla globalizzazione”, definendo “un successo” la discussione su questo tema avuta con i leader africani. Il fatto, ha detto ancora, che il lago Ciad si stia asciugando è un esempio di quanto “la battaglia contro il cambiamento climatico sia di importanza essenziale per loro. La questione dell’Accordo di Parigi è così importante che su questo non possono essere fatti compromessi”, ha concluso.

Le conclusioni del vertice confermano che siamo in presenza di un G1+ altri, ovvero Trump e gli altri

Al di là del centralissimo tema del cambiamento climatico, il vertice di Taormina si è concluso con scarse convergenze, sulla lotta al terrorismo e sulle principali crisi internazionali, un faticoso compromesso sul commercio e sui migranti. Insomma, il vertice dei Grandi di Taormina lascia un risultato magro e l’impressione che più che un G7 sia andato in scena un “G6 più Trump”, oppure di un G1+gli altri. Il presidente americano è stato il grande protagonista del summit, frenando gli altri leader su molti temi, arrivando tardi alle sessioni e infrangendo protocolli e ‘bon ton’ con la stessa disinvoltura che lo ha portato alla Casa Bianca. Del resto, si è limitato a osservato il premier italiano, Paolo Gentiloni, è “una novità che non abbiamo scoperto a Taormina: è la scelta del popolo americano, l’America è il nostro principale alleato e con questa scelta facciamo i conti”. Cosa diavolo c’entri la scelta del popolo americano con il comportamento da monarca assoluto assunto da Trump a Taormina, Gentiloni non l’ha spiegato, né poteva farlo, da padrone di casa, diciamo così. Gentiloni è andato pure oltre. L’Italia non si azzarda a criticare Trump, anzi pare aver messo la museruola. È stata “una discussione vera e autentica”, ha tenuto a precisare il presidente del Consiglio, mascherando il disappunto per la scarsa ambizione della snella dichiarazione finale di sei pagine. Il compromesso principale e meno scontato è arrivato sui commerci. Il Trump dell’America First ha accettato un impegno “a tenere i mercati aperti e a combattere il protezionismo, ferma restando la volontà di combattere le pratiche commerciali scorrette”. Il libero scambio, sottolineano i sette, “è un cruciale motore per la crescita e l’occupazione”. Sul clima, la vaghezza di Gentiloni è stata la conferma della resa e della subalternità italiana al nuovo padrone di Washington e non solo: “Mi auguro che la fase di revisione si concluda presto e bene, è importante avere sull’accordo il contributo degli Stati Uniti”. La differenza col disappunto pubblico di Merkel è del tutto evidente.

Il comportamento del governo italiano manifesta subalternità, timidezza, e resa. Quando il Parlamento discuterà della “nuova” politica estera italiana? 

L’Italia ha cercato di giocarsi la carta dell’ultima spiaggia con la sessione sull’Africa, con i leader di Etiopia, Kenya, Niger, Nigeria e Tunisia, ma poi tutti hanno capito che si sarebbe trattato del classico bluff all’italiana. “L’Africa è una sfida che ha trovato un interesse di tutti i leader, a partire dal presidente Trump”, ha assicurato Gentiloni, “è una questione da cui dipende molto del nostro futuro”. Però, attenzione, non ci sono soldi, non ci sono nuovi impegni finanziari sugli aiuti per le carestie in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen. Questione cruciale, sì, ma meglio dare soldi alla Nato piuttosto che impiegarli nelle regioni africane assetate e affamate. Anche sui migranti, tema collegato e molto a cuore alla presidenza italiana, la dichiarazione è stata condizionata dalla linea dura americana. Quindi, accanto al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, viene affermato che “gli Stati devono poter controllare le proprie frontiere e stabilire politiche nel proprio interesse nazionale”. Che tradotto, vuol dire: ciascuno se la cavi come può e sa. Congratulazioni all’Italia. Gli enormi flussi di migranti, osservano i Sette, richiedono sforzi coordinati a livello nazionale e internazionale”. In attesa del prossimo altrettanto inutile G7 che si terrà tra un anno in Canada in un lussuoso resort arroccato a picco su un fiume a Malbaie, nel Quebec, sarebbe intanto opportuno che la sinistra chieda a Gentiloni e Alfano di riferire in Parlamento quanto è accaduto o non è accaduto a Taormina e sulle linee tendenziali della politica estera italiana. Anche il Presidente Mattarella, al di là dei discorsi di circostanza, dovrebbe meditare sui risultati scarsi o nulli del G7. A meno che, come ha detto Gentiloni in conferenza stampa, l’Italia ha avuto successo “sul piano dell’immagine internazionale”, riferendosi alle bellezze della Sicilia e di Taormina. Contenti così?

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