Germania. La sconfitta socialdemocratica nel NordRenoVestfalia: una valle di lacrime per Schulz, in attesa delle legislative

Germania. La sconfitta socialdemocratica nel NordRenoVestfalia: una valle di lacrime per Schulz, in attesa delle legislative

Dal nostro corrispondente a Berlino

I risultati definitivi delle elezioni in Nordrhein-Westfalen vedono la CDU al 33% (+6,7), la SPD al 31,2 (-7,9), i Grüne al 6,4% (-4,9), la FDP al 12,6% (+4), l’AfD al 7,4% (+7,4), la Linke al 4,9% (+2,4) e i Piraten all’1% (-6,8). Il feudo socialdemocratico si trasforma in una valle di lacrime per il partito di Martin Schulz, che non perde soltanto il governo del Land più popoloso della Germania, ma sperimenta anche quali potrebbero essere i risultati delle prossime elezioni federali a settembre.

È una sconfitta su tutta la linea per il partito socialdemocratico, la terza consecutiva nelle consultazioni regionali del 2017 e l’ultima prima delle elezioni federali. È soprattutto una disfatta per l’intera sinistra tedesca che, oltre al crollo dell’SPD, deve fare i conti con la prima significativa débâcle per i Grüne – i quali, finora, parevano immuni dalle difficoltà incontrate dal partner di alleanza – e con gli insuccessi della Linke – a cui il raddoppio delle preferenze in termini percentuali non è bastato per raggiungere la soglia di sbarramento del 5%. Più in generale, le elezioni in Nordrhein-Westfalen segnano una sensibile “svolta a destra” dell’elettorato tedesco, caratterizzata tanto dalla sorprendente ascesa della CDU, quanto dagli innegabili successi della FDP, mentre i populisti della AfD riescono a imporsi nel parlamento regionale – seppur non con le percentuali a due cifre che intravidero durante la “crisi dei profughi” alla fine del 2015 e che, ancora adesso, possono raggiungere in alcuni Länder orientali.

I molti padri della sconfitta, una sola madre per la vittoria

Come al solito la sconfitta ha molti padri e nelle elezioni regionali – in Germania come altrove – è sempre forte la tentazione a individuare le ragioni degli insuccessi in particolari condizioni locali. La candidata socialdemocratica, Hannelore Kraft, non ha pertanto tardato ad ammettere il fallimento personale, tentando di discolpare la direzione del partito dal pessimo risultato (il peggiore nella storia della socialdemocrazia in Nordrhein-Westfalen). Kraft si è assunta la responsabilità dell’insuccesso, ricordando come sia stata lei stessa a chiedere a Martin Schulz di lasciare fuori la politica nazionale dalla campagna elettorale nella regione. Tuttavia altri dati parlano chiaro. La SPD non ha perso solamente quasi otto punti percentuali nelle votazioni di domenica, ma ha registrato anche una notevole flessione negativa nei sondaggi a livello federale: se appena pochi mesi fa CDU e SPD parevano destinate a un testa a testa, adesso la prima stacca la seconda di circa dieci punti (37% a 27%), rendendo abbastanza irrealistica la corsa di Schulz alla cancelleria.

Per la terza volta consecutiva, inoltre, la vittoria della CDU è anche un successo personale di Angela Merkel. Il candidato cristiano-democratico in Nordrhein-Westfalen, Armin Laschet, è infatti un “fedelissimo” della cancelliera, il quale ha supportato incondizionatamente le discusse scelte di Merkel nel campo dell’accoglienza dei profughi proprio mentre all’interno del partito si andava a sviluppare quella fronda che, per alcuni mesi, è persa mettere in discussione la stessa leadership cristiano-democratica. In una prospettiva di medio periodo, è proprio la destra della CDU a risultare ridimensionata nel confronto interno consumatosi dal 2016 a oggi, dove i candidati “frondisti” come Julia Klöckner, Guido Wolf e Frank Henkel sono usciti sconfitti dalle tornate elettorali dello scorso anno – rispettivamente nel Rheinland-Pfalz, nel Baden-Württemberg e a Berlino – mentre i “merkeliani”, come Laschet, Daniel Günther e Annegret Kramp-Karrenbauer, hanno registrato le tre vittorie consecutive del 2017. Proiettando i risultati nei Länder sul piano federale, risulta chiaramente confermata la linea politica di Angela Merkel e probabilmente scontato il suo quarto mandato alla cancelleria.

Successi e ambiguità dei liberali

Al pari di quanto accaduto nello Schleswig-Holstein, ma con margini ancor più ampi, le elezioni nel Nordrhein-Westfalen confermano la rinascita dei liberali dell’FDP. Dopo una lunga crisi che li aveva portati fuori dal Bundestag nelle elezioni del settembre 2013, i liberali diventano il terzo partito nel più popoloso Land tedesco e, probabilmente, il locale partner di governo per i cristiano-democratici – seppur con una maggioranza molto risicata. Il successo dell’FDP – che, a livello federale, è data tra il 7 e l’8% – nasconde tuttavia diverse ambiguità, soprattutto perché i liberali sono riusciti a presentarsi come un partito “di protesta” delle classi medie, ostile ai governi di sinistra ma altrettanto alternativo ai cristiano-democratici, intercettando quindi buona parte dell’elettorato liberal-conservatore che ha abbandonato una AfD sempre più orientata a destra. Tale formula si è rilevata finora vincente. Tuttavia si tratta di una soluzione percorribile soltanto nei Länder occidentali, mentre in quelli orientali – dove la componente liberal-conservatrice tra i simpatizzanti dell’AfD è inconsistente – promette scarsi frutti. Inoltre si tratta di una linea poco consona per le elezioni federali, non solo per quanto riguarda la geografia elettorale del paese, ma soprattutto perché rischia di minare alla base ogni possibilità di accordo governativo con altri partiti all’infuori della CDU, proprio quando – stando almeno ai sondaggi – il prossimo cancelliere tedesco dovrà contare sul supporto di almeno tre partiti oppure su una nuova Große Koalition.

Le elezioni federali sono già decise?

In un certo senso, la campagna elettorale per le consultazioni di settembre inizia adesso. Se la vittoria personale di Angela Merkel pare ormai assicurata, meno lo sono i futuri equilibri in seno al Bundestag. Il campo socialdemocratico è comprensibilmente scosso dalla triplice sconfitta e, mentre si susseguono i “mea culpa” ed emergono nostalgie per la segreteria di Sigmar Gabriel, Martin Schulz può affermare di non aver ancora giocato le proprie carte e di aver vissuto le ultime tre elezioni nei Länder come “impedimenti” allo sviluppo di una sua linea politica. Effettivamente, finora Schulz ha semplicemente prestato il proprio “volto” e la propria popolarità alle campagne elettorali regionali, venendo piuttosto accusato di inconsistenza politica e della mancanza di proposte concrete. Come reazione alla débâcle in Nordrhein-Westfalen egli ha quindi annunciato la prossima pubblicazione del programma elettorale socialdemocratico, sulla cui base sarà possibile anche avviare le consultazioni preliminari con Grüne e Linke per addivenire a una qualche forma di alleanza. Inoltre, proprio la Linke è chiamata a decidersi al più presto, anche a fronte dei recenti insuccessi, tra un avvicinamento alla socialdemocrazia e una coerente scelta per l’opposizione.

Per concludere, le elezioni in Nordrhein-Westfalen offrono un probabile anticipo di quelle federali, tuttavia il loro peso non deve essere esagerato, in primo luogo perché la linea incarnata da Schulz, basata sulla parola d’ordine della “giustizia sociale”, promette maggiori successi nei Länder orientali che in quelli occidentali. Chi cantava il de profundis di Angela Merkel dopo gli esiti elettorali del 2016 dovrebbe inoltre fare tesoro dell’errore di allora e rilevare come, nonostante i cedimenti, il panorama partitico tedesco risulti ancora in gran parte “anomalo” rispetto al contesto europeo – dove ormai, tra i maggiori paesi, nessuno oltre la Germania vede proseguire l’egemonia politica di socialdemocratici e cristiano-democratici, e dove le forze populiste e anti-sistema sembrano aver fatto irrimediabilmente breccia. Proprio la “svolta a destra” registrata dall’inizio del 2017 – con una certa, per quanto limitata, ripresa dell’AfD e gli ambigui successi della FDP – può infatti servire da sponda per un rilancio della sinistra, mentre uno scandalo che sta recentemente investendo le forze armate (con l’arresto di alcuni ufficiali, simpatizzanti neonazisti, intenti a preparare un attentato terroristico), minaccia di travolgere il Ministero della difesa a guida cristiano-democratica. I dadi decisivi verranno tratti nei prossimi mesi e, nonostante Merkel parta da una posizione di indubbio vantaggio, la corsa per la cancelleria è appena cominciata.