Francia. Macron e Philippe battezzano un governo figlio del partito della Nazione, ispirato dal nostro Cencelli. Il patto con la destra regge. Socialisti fagocitati e Verdi in difficoltà.

Francia. Macron e Philippe battezzano un governo figlio del partito della Nazione, ispirato dal nostro Cencelli. Il patto con la destra regge. Socialisti fagocitati e Verdi in difficoltà.

Parità di genere confermata, età media 54 anni, molte conferme e diversi volti nuovi. Ma soprattutto un equilibrio politico da ‘governo della Nazione’ in vista delle elezioni legislative di giugno, che Macron vuole e deve vincere ad ogni costo, con una maggioranza significativa, per evitare il rischio della coabitazione. Nasce con questa logica il primo esecutivo francese dell’era Macron, guidato dal gollista moderato Edouard Philippe, che oggi ha consegnato all’Eliseo la lista dei ministri. I membri del governo sono 18, nove donne e nove uomini, il più giovane è il 33enne sottosegretario al digitale Mounir Mahjoub, il più anziano il 69enne ministro dell’Interno Gerard Collomb, ed è composto da personalità provenienti dal mondo del socialismo riformista, del gollismo moderato, del centro cattolico e da uomini e donne della società civile. Ai ministri si aggiungono quattro sottosegretari, anche questi divisi equamente per genere. I socialisti sono quattro, tutti occupano una poltrona di peso. A cominciare da Gerard Collomb, 69 anni, sindaco di Lione, nominato ministro dell’Interno e dunque figura chiave in una Francia ferita dai più feroci attentati terroristici della sua storia che ha votato per la prima volta in stato di emergenza. Collomb è stato ufficiale di collegamento tra il mondo socialista e il nascente movimento di Macron ed è stato uno dei primi esponenti di peso del Partito socialista ad appoggiare pubblicamente il nuovo capo dello Stato. Pesante anche il ministero di Yves Le Drian, ex ministro della Difesa durante tutto il quinquennato di Hollande, che si sposta agli Esteri. Di provenienza socialista (prese la tessera del Ps a 18 anni) ma diventato un fedelissimo di Macron quando l’attuale presidente lanciò il suo movimento un anno fa, è Richard Ferrand, ministro della Coesione territoriale. Il passaggio a ‘EnMarche!’ di Ferrand, di fatto, ha aperto la crepa nella diga socialista che ha portato alla quasi scomparsa del glorioso partito di Francois Mitterand, che alle presidenziali non è andato oltre il 6,5%. Il quarto socialista è Christophe Castaner, ministro dei Rapporti con il Parlamento e portavoce del governo. Anche lui macroniano della prima ora, è stato portavoce di ‘EnMarche!’. Il giudizio del Partito socialista sul governo è molto duro: secondo i vertici di Rue Solferino, Macron ha “abbandonato la sua promessa di dare priorità all’educazione” e ha scelto di affidare ai conservatori la politica economica, che “sarà di destra, in un governo di destra”.

Il pacchetto di mischia economico è tutto nelle mani degli uomini di destra

Infatti alla rappresentanza gollista viene affidato tutto il pacchetto di mischia economico del governo. Macron, affidando a Philippe l’incarico di formare il governo, ha di fatto spaccato i Republicains, già molto divisi al loro interno dopo la sconfitta di Francois Fillon alle presidenziali. Una rottura che si è manifestata immediatamente dopo l’investitura del governo con l’espulsione dei ministri da parte dei vertici del partito. Gli esponenti della destra moderata sono due: Bruno Le Maire, ministro dell’Economia con competenze anche su Finanze, Industria, Servizi e fiscalità generale, e Gerard Darmanin, che si occuperà di Conti pubblici. Le Maire, già capo di gabinetto di Dominique de Villepin, si è presentato a lungo come l’uomo del rinnovamento della destra francese in alternativa al blocco storico composto da Fillon, Sarkozy e Juppé, ma ha sonoramente perduto le primarie dei conservatori. Ha appoggiato Fillon alle elezioni, ma si è sfilato quasi subito dalla prima linea dopo lo scandalo ‘PenelopeGate’. Così come ha fatto Darmian, 34 anni, ex portavoce di Sarkozy, che ha dato il suo endorsement a Macron subito dopo il primo turno. Tre invece i centristi. Macron ha affidato al leader dei MoDem, Francois Bayrou il delicato ministero della Giustizia, alla parlamentare europea Sylvie Goulard la Difesa, e a Marielle de Sarnez l’incarico degli Affari Europei. Bayrou, politico di lungo corso con oltre 35 anni di carriera politica alle spalle, due volte ministro, con Francois Mitterand e con Jacques Chirac, tre volte candidato all’Eliseo sempre sconfitto al primo turno, ha portato in dote a Macron una buona fetta del blocco centrista-cattolico dell’elettorato francese. Goulard, 52 anni, ministro della Difesa, è al suo primo incarico sulla scena politica francese, ma ha una lunghissima esperienza europea. Giurista, poliglotta, di ispirazione liberale, già consigliera dell’ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, Goulard è molto stimata anche negli ambienti della cancelleria tedesca e ha lavorato molto per il primo incontro ufficiale tra Macron e Angela Merkel. Molte anche le personalità provenienti dalla società civile: a cominciare da Nicolas Hulot, scrittore, giornalista, volto noto della tv e animatore di battaglie ambientaliste, cui Macron ha affidato appunto il ministero della Transizione ecologica. Il ministero della Cultura sarà guidato da una figura molto apprezzata nel mondo dell’editoria, Francoise Nyssen. Alla Sanità infine andrà Agnes Buzy, professoressa universitaria e già presidente dell’Alta autorità per la Salute.

Il segretario nazionale del Partito comunista francese interviene per primo, con durezza, da sinistra

Durissimo il primo commento che arriva da sinistra. Il segretario nazionale del Partito comunista francese, Pierre Laurent, che al primo turno aveva sostenuto Melenchon, ha deplorato la formazione di un “governo liberale da combattimento”, e si chiede “in quale nave si è imbarcato Nicolas Hulot”, proprio per la sua provenienza dal movimento ecologista. “L’insieme degli affari economici”, prosegue il segretario del Pcf, ” è stato assegnato a uomini di destra, che confermano la deriva liberista e in direzione dell’austerità di Macron. La nomina di un primo ministro di destra aveva preannunciato il colore, ma il quadro si completa con Bruno Le Maire e Gerard Darmanin, che prendono in mano direttamente le finanze e l’economia”. E infine, prosegue il segretario del Pcf, “le nomine senza sorpresa di Collomb e di Bayrou confermano che si è lontani anni luce dal rinnovamento della politica. In queste condizioni, possiamo chiederci in quale nave si sia imbarcato Nicolas Hulot, nominato ministro alla Transizione ecologica?”. E naturalmente fa appello, a questo punto, a votare molto più convintamente a sinistra.

I verdi si ritrovano un loro esponente ministro, ma prendono nettamente le distanze da Macron

E sulla nomina Hulot si sono espressi anche i Verdi. Intanto contestando le scelte di Macron: “il governo non ha mantenuto le promesse di rinnovamento, né di parità, né di equilibrio delle sensibilità politiche”, scrivono in una nota. Poi però si felicitano per la nomina di un loro esponente, senza tuttavia risparmiare di considerare criticamente la sua nomina: “va fatta chiarezza sul perimetro delle deleghe attribuite al ministro e la rotta che egli assumerà sarà molto importante, soprattutto in virtù della composizione generale del governo”. Inoltre, dichiarano i Verdi, “agiremo a favore di riforme ambiziose per l’ecologia, la solidarietà, la democrazia, la moralizzazione della vita pubblica. Ma saremo vigili sulle eventuali riforme liberali, antisociali, che sembra saranno annunciate ai francesi”.

Le prime dichiarazioni della nuova ministra del Lavoro sono un atto di guerra contro i lavoratori e i sindacati

Che si tratti di un presentimento? Stando alle prime dichiarazioni della nuova ministra del Lavoro, Muriel Pénicaud, parrebbe proprio di sì. Ella infatti vorrebbe proseguire il lavoro svolto fin qui dai socialisti secondo una precisa ideologia del dialogo sociale: “il dialogo sociale ed economico serve a far convergere tutti sulla sulla riuscita economica e sociale, ovvero la riuscita delle imprese che creano occupazione e la riuscita dei lavoratori salariati che vogliono potersi sviluppare, avre un posto di lavoro e sviluppare la loro vita professionale”. Inoltre, la ministra sostiene che sarà all’ascolto dei partner sociali per portare a termine le promesse riforme di Macron, a cominciare – ed è su questi due punti che lo scontro sociale è già aperto – da un progetto di legge per semplificare il diritto del lavoro e uno, soprattutto, per decentralizzare la contrattazione sociale, che pare ormai il mantra dei governi di destra in tutta Europa.