Fiducia al governo sulla manovrina che fa tornare i voucher. Il Pd rimane solo con i verdiniani a sostenere il governo. Laforgia (Mdp): un vulnus, uno strappo. Al Senato maggioranza a rischio

Fiducia al governo sulla manovrina che fa tornare i voucher. Il Pd rimane solo con i verdiniani a sostenere  il  governo. Laforgia (Mdp): un vulnus, uno strappo.  Al Senato maggioranza a rischio

Prima fiducia della Camera sulla “manovrina” diventata,  come nei tempi berlusconiani, un provvedimento  in cui può entrare di tutto, rispondendo da parte delle forze di governo, alle richieste dei clienti. Si può andare da una festa di quartiere che interessa un parlamentare a un contributo per una sagra, per qualche spettacolo estivo fino a provvedimenti importanti che non si vogliono far passare con le leggi normali. Questa volta insieme alle clientele minori si è accontentato Renzi Matteo che a tutti i costi voleva prendersi una rivincita rispetto alla Cgil. Nel decreto con il quale si dava risposta alla richiesta della Commissione Ue di rivedere i conti pubblici, la “manovrina” da 3,4 miliardi, si è infilato di prepotenza il ritorno dei voucher, cacciato dalla porta dallo stesso governo per evitare il referendum Cgil e fatto rientrare sempre dal governo. Uno strappo alla Costituzione di eccezionale gravità. Una sconfitta della democrazia e una sconfitta, insieme, di chi come il Pd, canta vittoria.

I voti favorevoli soni stati solo 315, quelli del Pd e dei verdiniani, e qualche altro cane sciolto forse. I no 142.  6 astenuti. I deputati di Articolo1-Mdp non hanno partecipato al voto, così come i cinque della componente Udc del Gruppo misto. Contrari i deputati di Sinistra Italiana. Cinque gli astenuti fra i quali quattro di Scelta Civica-Ala (D’Agostino, Lainati, Vezzali e Zanetti) e Lacquaniti del gruppo Misto. Mdp aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla votazione. In sede di dichiarazione di voto il capogruppo Laforgia ha affermato: “Non saremo dentro questo passaggio. Non vogliamo essere corresponsabili. Noi abbiamo sempre dimostrato senso di responsabilità e continueremo a farlo. Dovete invece guardare a chi ha tirato dritto in barba a un referendum”. Laforgia ha parlato di ‘vulnus’, ‘strappo’ con l’approvazione dell’emendamento del relatore che ha reintrodotto uno strumento per regolare il lavoro occasionale “uscito dalla porta e rientrato dalla finestra”. Ha concluso sperando in una correzione al Senato che, qualora arrivasse, non servirebbe “per ricucire il rapporto con noi, ma per riannodare il filo che avete spezzato con il Paese”.

Movimento 5 Stelle: un  “carrozzone” che imbarca marchette e omaggi

Di “carrozzone che imbarca marchette e omaggi persino raddoppiati, agli amici della casta” parlano i deputati del Movimento 5 Stelle: “Doveva essere soltanto il gesto di ossequio di un governo inginocchiato di fronte all’austerity Ue”, ma così non è. “Non possiamo, dunque, che votare no alla fiducia”. Voto contrario anche da Forza Italia. La deputata Lorena Milanato afferma: “Questa ‘manovrina’ è stata presentata dal governo come un insieme di misure per raggiungere contemporaneamente due obiettivi: crescita economica e rispetto degli obiettivi di finanza pubblica. Dopo averla studiata attentamente, possiamo affermare che nel testo è entrato di tutto, tanto che la misura è diventata una delle classiche manovre ‘omnibus’ che speravamo, sinceramente, di esserci lasciati definitivamente alle spalle. È restrittiva”. No anche dalla  vicepresidente alla Camera della Lega Barbara Saltamartini: “Non possiamo votare la fiducia a questa maggioranza che continua a salvaguardare interessi di parenti e amici dimenticandosi di fornire risposte concrete agli italiani. In questa manovra – dice – ci sono norme che prendono a schiaffi gli italiani. Dove sono le riforme tanto millantate dai governi Renzi-Gentiloni? Di certo troviamo solo una serie di misure volte a mettere ancora una volta le mani nelle tasche dei cittadini”.

Udc per la prima volta non partecipa al voto. Denuncia “logiche di lobby”

Anche Udc, per la prima volta in questa legislatura, non partecipa al voto o dice ‘no’: “Prima di tutto è difficile dare la fiducia a un governo che ha innescato un processo accelerato verso il proprio dissolvimento, senza tenere in nessun conto le esigenze degli italiani, le loro difficoltà economiche, il disagio sociale e la disoccupazione giovanile, le promesse alle famiglie mai mantenute – spiega Binetti – In secondo luogo l’attuale manovra ha contenuti che nulla hanno a che vedere con quanto appare nel titolo”. Per l’esponente centrista “al centro dell’attenzione non ci sono le aree terremotate, ma cose che rispondono a logiche di lobby, valgano come esempio le misure relative ai signori dell’azzardo. In terzo luogo non voteremo la fiducia, perché siamo stanchi di fiducie, di scorciatoie che privano il parlamento della sua possibilità di intervenire, a favore o in dissenso, esercitando un proprio diritto”.

Giovedì mattina è prevista la votazione finale dell’assemblea, poi il provvedimento passerà all’esame del Senato. Il decreto deve essere convertito in legge entro il prossimo 23 giugno. La maggioranza è a rischio, ammesso che votino tutti i componenti. Mdp ha già annunciato che non parteciperà al voto. Senza l’apporto dei senatori di Articolo1-Mdp la maggioranza non avrebbe più i numeri per fare passare la fiducia. Al Senato fra l’altro l’astensione è considerata voto contrario.