Draghi sprizza ottimismo. Si schiera con i “macronisti”. La crisi Ue scompare, la maggioranza silenziosa ritrova la voce. Ma i sottoccupati sono ben 7 milioni, i salari non sono risaliti. La disoccupazione giovanile ai livelli “precrisi”

Draghi sprizza ottimismo. Si schiera con i “macronisti”. La crisi Ue scompare, la maggioranza silenziosa ritrova la voce. Ma i sottoccupati sono ben 7 milioni, i salari non sono risaliti. La disoccupazione giovanile ai livelli  “precrisi”

Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, non è uomo dai facili entusiasmi. La sua improvvisa, e inattesa, uscita con l’annuncio che “la crisi è ora alle nostre spalle” e l’Europa “ritrova la sua voce” ha preso in contropiede gli stessi ambienti economici della Ue che fino ad oggi non mostravano tanto ottimismo. Addirittura, uno studio della stessa Bce che è stato pubblicato qualche giorno fa insieme al Bollettino economico non autorizzava a pensare ad una uscita di Draghi all’insegna dell’ottimismo. Anzi, si parlava di una “ripresa moderata” e i dati forniti dallo studio riguardo all’occupazione non erano tali da suscitare ottimismo ed entusiasmo da parte del presidente della Bce. Certo, la disoccupazione ufficiale in Eurozona veniva data al 9,5%, scesa più rapidamente del previsto grazie alla ripresa. Ma in realtà i dati veri fornivano un quadro diverso della situazione: i sottooccupati  sono attualmente circa 7 milioni, un milione in più dall’inizio della crisi.

Uno studio della Bce parlava di “ripresa moderata”, sconfessando il presidente

La nota Bce sommando disoccupati e sottoccupati parla di “capacità inutilizzata che attualmente riguarda il 18% della forza lavoro dell’eurozona”. Stante questa situazione, sempre la nota Bce afferma che “non c’è stata l’attesa risalita dei salari sulla quale la Banca centrale europea conta per raggiungere il proprio obiettivo d’inflazione di avvicinarsi al 2 percento”. Sempre lo studio Bce metteva in risalto che la situazione è particolarmente grave in alcuni Paesi del sud Europa fra cui l’Italia, Grecia e Spagna. Ancora, la disoccupazione giovanile “resta ai livelli precrisi” sei punti percentuali in più di prima della crisi. Allora da dove Draghi ricava tanto ottimismo? Anche perché dovrebbe essere al corrente, per esempio, di come la pensano i sindacati europei e di altri continenti che si sono riuniti proprio qualche giorno fa e danno un giudizio fortemente negativo sulla situazione economica e sociale  dell’Eurozona i cui ministri del Lavoro si riuniscono in questi giorni.

I sindacati: politiche liberiste provocano una crescita di identità modestissima

Il documento dei sindacati, di cui diamo conto in altro articolo scritto da Fausto Durante, responsabile politiche estere della Cgil parla “di politiche di ispirazione liberista, che in Europa si sono concretizzate nella ferrea austerità imposta dalla Commissione europea, producono una crescita di entità modestissima, l’aumento di disoccupazione e disuguaglianze in tutto il mondo, il diffondersi di sfiducia nella politica e nelle istituzioni, sempre più identificate come élites lontane dai cittadini e sensibili solo alle richieste della finanza e delle multinazionali”.

Allora torniamo agli entusiasmi di Draghi. Ci sono due risposte possibili. La prima ha origini tutte politiche. Lui stesso ci offre questa indicazione quando fa riferimento ai risultati delle elezioni recenti, quelle francesi in primo luogo. “La maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in se stessa”. Sono parole molto chiare pronunciate mentre riceveva la laurea honoris causa dall’università di Tel Aviv. Il banchiere centrale sempre schivo a intervenire su politiche e schieramenti, questa volta entrava a far parte del “coro macroniano”, guardando, insieme , ai risultati ottenuti dal partito della Merkel nelle recenti elezioni nei lander. Afferma che “emerge una ondata di energia nel chiedere un’azione unitaria europea. L’Ue e l’euro hanno sempre avuto il sostegno della maggioranza dei cittadini europei, ma spesso si sentiva soltanto un’opposizione rumorosa”.politiche di ispirazione liberista, che in Europa si sono concretizzate nella ferrea austerità imposta dalla Commissione europea, producono una crescita di entità modestissima, l’aumento di disoccupazione e disuguaglianze in tutto il mondo, il diffondersi di sfiducia nella politica e nelle istituzioni, sempre più identificate come élites lontane dai cittadini e sensibili solo alle richieste della finanza e delle multinazionali”.

Il rischio che l’Europa imploda sembra non toccare il presidente della Bce

Il rischio che l’Europa imploda sembra non toccarlo, non sfiorarlo, che la crisi possa diventare irreparabile sarebbe un fatto ormai scongiurato. Un bel centrodestra a Parigi, un bel centrodestra a Berlino e il gioco è fatto. Magari. Chissà, potrebbe proprio essere lui, in scadenza di mandato, a guidare questo processo di marca liberista.

Una seconda ipotesi, per altro non in contrasto con la prima riguarda gli “stimoli monetari” dati dalla Bce, il “quantitative easing”, l’acquisto di titoli da parte della Bce per un valore allo stato attuale di ben 60 miliardi, manovra che tiene bassi i tassi. Nella riunione che si terrà l’8 giugno  sarà questo uno degli argomenti all’ordine del giorno. Draghi intervenendo a Tel Aviv non ne ha parlato. Ma il fatto che riguarda “l’uscita dallo stimolo monetario” è all’ordine del giorno. Il presidente della Bce, a più riprese, ha indicato l’inflazione al 2% per dare il via ad una operazione di revisione del quantitative easing. Non a caso ora punta sul fatto che “la crisi è alle spalle”.

La sinistra dovrebbe battere un colpo e non lasciare il pallino ai banchieri

Benoit Coeuré, membro del Consiglio direttivo della Bce, in una intervista  all’agenzia Reuters parla di “gradualità da applicare all’aggiustamento della comunicazione in modo da  minimizzare reazioni brusche dei mercati. In realtà il dibattito sulla politica monetaria sta entrando nel vivo”. Restano molti dubbi all’interno stesso del board della Bce. Se le valutazioni del Consiglio confermano le previsioni ottimistiche di Draghi “non è detto – si afferma a Francoforte – che indichino una direzione sicura per il percorso dell’inflazione. Allo stato si prevede la continuazione degli acquisti di titoli fino a fine anno all’attuale ritmo di 60 miliardi di euro mensili, con progressiva riduzione nel 2018, seguita dalla risalita dei tassi d’interesse”. La sequenza secondo Coeuré non è “scritta sulla pietra”. Se l’inflazione dovesse avvicinarsi all’obiettivo di stare appena sotto il 2%,  dice il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, “dovremmo pensare a ridurre lo stimolo monetario”. Weidmann vuol dire ministro Schauble, in fondo alla catena Angela Merkel, con cui Macron ha aperto un dialogo più che cordiale. Draghi non vuol rimanere fuori dai giochi, quelli della “maggioranza silenziosa che ha ritrovato la sua voce”. Chi vivrà vedrà, certamente , se così fosse, la crisi della Ue potrebbe diventare irreparabile. La sinistra, in Italia e in Europa dovrebbe battere un colpo e non lasciare ai banchieri il pallino, giocando la partita della vita. Quella della Unione europea.

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