Dopo il Manifesto di Ventotene, Padoan annuncia quello di Bari, la “policy agenda”, solo titoli per la crescita partoriti da un inutile G7. L’osceno non ha limiti. Un’offesa bruciante nei confronti di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. La contestazione in piazza

Dopo il Manifesto di Ventotene, Padoan annuncia quello di Bari, la “policy agenda”, solo titoli per la crescita partoriti da un inutile G7. L’osceno non ha limiti. Un’offesa bruciante  nei confronti di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. La contestazione in piazza

Ormai, nei nostri lunghi anni di professione giornalistica ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori. Ma l’annuncio dato dal ministro del tesoro, Padoan, della elaborazione di un “Manifesto di Bari” elaborato  a conclusione di un inutile G7,supera ogni immaginazione. È un’offesa ad Altiero Spinelli  ed  Ernesto Rossi che, al confino di Ventotene, insieme a Hursula Hirschmann, scrissero il “Manifesto di Ventotene”, quello vero, pubblicato poi da Eugenio Colorni, autore della prefazione. “Per un’Europa libera e unita. Progetto di Manifesto”: con questo titolo è diventato un testo fondamentale cui si richiamano purtroppo anche coloro che quello scritto non hanno mai letto e lo usano come un paravento per nascondere la crisi profonda che sta vivendo la nostra Europa. Ma Pier Carlo Padoan, in conferenza stampa, è andato al di là del bene e del male. Ha parlato di un “grande successo” proprio su uno dei temi posti dalla presidenza italiana, la web tax, le tasse che dovrebbero  pagare le grandi multinazionali che operano sul web. Riportiamo testualmente quanto affermato dal ministro: “Si è preso atto che soluzioni condivise sono più efficaci, che quelle nazionali che hanno delle controindicazioni e possono avere conseguenze indesiderabili” e “bisogna fare progressi sulla tassazione dell’economia digitale”. La banalità al servizio del nulla accompagnata dal fatto che con il neo sottosegretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin (creatura di Trump e uomo di fiducia di Trump ndr) “i rapporti migliorano ogni volta che ci vediamo”. Poi ammette che “ci sono differenze come ci sono fra tutti i paesi del G7”. C’è solo da augurarsi che gli incontri fra i due non siano troppo frequenti viste le politiche del Tesoro Usa, che, dice “non sono state oggetto di discussione”.  Ci mancava anche questa.

Il ministro esalta il “comunicato comune”. Non dice niente, nessun impegno

Altra affermazione di Padoan riguarda il fatto che “sia stato condiviso un comunicato comune, erano molti anni che non accadeva”. Difficile, dopo aver letto quanto riferiscono le agenzie di stampa, non sottoscrivere un documento che è fatto di soli titoli. Lo stesso Padoan ammette che si è parlato di “temi globali” ma, dice, “anche di risposte concrete e operative”. A leggere i resoconti della conferenza stampa non c’è traccia di concretezza e operatività. L’innominabile “Manifesto di Bari”, afferma il nostro ministro, “pone le basi per inquadrare tutte quelle politiche che sono indispensabili per ottenere una crescita inclusiva per combattere l’esclusione sociale. La crescita inclusiva – ha continuato – è già nell’agenda internazionale da qualche tempo, quello che c’è di nuovo è che si propone uno schema nel quale inquadrare e mettere a sistema tutti gli strumenti di policy strutturali, fiscali, finanziari, sociali, affinché la crescita ci sia ma sia una crescita che coinvolge tutti e non lasci indietro nessuno. Questa – ha chiarito – la nuova frontiera della collaborazione internazionale, la Bari policy agenda, pone un punto fermo, un pilastro di percorso che andrà sviluppato nel tempo e che – ha concluso – sarà ripreso già a partire dalla prossima presidenza G7 sotto la presidenza canadese”. Insomma, riassumendo, al di là dei paroloni, crescita inclusiva, esclusione sociale, la realtà è che i poveri possono attendere.

Il comunicato conclusivo del vertice è composto da 19 punti. L’incipit è noto a tutti, non c‘era bisogno di un summit, tre giorni, cui hanno partecipato circa 400 persone fra ministri, banchieri, economisti, seguito da un esercito di giornalisti. La banalità al potere verrebbe da dire. “La crescita – si afferma – rimane ancora moderata, il pil è ancora sotto il potenziale in molti Paesi”. Ma, cittadini dell’Europa, state tranquilli, il vostro avvenire è assicurato. Scrivono i ministri nel comunicato  “rimaniamo determinati a usare tutti gli strumenti – monetari, fiscali e strutturali – per raggiungere l’obiettivo di raggiungere, di rendere forte, sostenibile, bilanciata e inclusiva la crescita”. C’è solo da fare gli scongiuri visti i risultati della politica economica fino ad oggi praticata. Altra banalità a buon mercato riguarda il cyber crimine. Il G7 nel comunicato “riconosce che i cyber-incidenti rappresentano una minaccia crescente per le nostre economie e che risposte politiche appropriate sono necessarie”. Il G7 si appella a “organizzazioni internazionali e governative perché, insieme al settore privato, accrescano la condivisione di informazioni per la cybersicurezza”. Inoltre si dà mandato al G7 Expert Cyber Group di “sviluppare un set di elementi per la cybersicurezza entro ottobre 2017”.  Insomma la confessione che si naviga in alto mare, un mare burrascoso.

Produttività, riforme, rafforzare la crescita. Banalità a buon mercato

Altra banalità che emerge dalla lettura del comunicato finale, come nel testo riportato da La Presse: “La politica monetaria – si afferma – dovrebbe continuare a sostenere l’attività economica e garantire la stabilità dei prezzi, in linea con il mandato delle banche centrali. Siamo d’accordo che la politica fiscale debba essere utilizzata flessibilmente per rafforzare la crescita e la creazione di posti di lavoro, migliorando altresì l’inclusività e assicurando” che la riduzione del debito si inserisca “in un percorso sostenibile”. “Così facendo, siamo d’accordo sull’importanza di migliorare la qualità della finanza pubblica, dando la priorità a investimenti di alta qualità. Rimaniamo impegnati nel promuovere riforme strutturali per aumentare la produttività” e “sosteniamo le riforme che promuovono l’inclusività”. Ma Draghi non pare la pensi proprio così tanto da far sapere che  il quantitative easing, l’acquisto da parte di Bce di titoli per 60 miliardi di euro non è destinato a continuare all’infinito, tenendo basso il costo del denaro. E saranno guai per paesi come l’Italia gravati da un debito pesante.

Il governatore di Bankitalia: Tutto bene, ottimismo sulla ripresa, macronismo a buon mercato

Insieme a Padoan in conferenza stampa ha preso la parola il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Ha detto, fortunatamente, poche cose. Si è dichiarato ottimista sulla ripresa, non la pensa così Mario Draghi come si evince dal Bollettino della Banca centrale europea. Ma il nostro non poteva mancare di  parlare di “rischi ridotti” per l’Europa “dopo l’esito delle ultime consultazioni elettorali”, riferendosi in particolare al voto francese, anche lui salito sul carro di Macron. Per quanto riguarda il cyber attacco dice che “stiamo studiando le conseguenze”. E per quanto riguarda le vicende di Banca Etruria se l’è presa con i media. Dice il governatore: “La sola cosa che posso dire di tutto quello che leggo sui giornali che riguarda la Banca d’Italia o è falso o è privo di fondamento, ed è un peccato per i media italiani”. Ma ne è proprio certo?

Il ministro Padoan dopo la conferenza stampa ha voluto celebrare il “successo” del G7 fermandosi a parlare con i giornalisti della web tax che ieri aveva annunciato come cosa fatta e che gli scriba avevano rilanciato. Dice il Padoan che “nella manovra 2018 tutte le proposte saranno benvenute”. “Le esamineremo – ha proseguito Padoan – e faremo delle proposte anche noi, come ho già detto siamo assolutamente aperti, siamo in un terreno nuovo che va affrontato come anche i Paesi G7 hanno concordato”.

Cortei e manifestazioni in una Bari blindata. Fratoianni alla due giorni “Molti più di 7”

 La tre giorni del G7 è stata accompagnata da manifestazioni di contestazione in una Bari blindata, con zone in cui era bloccata ogni via di accesso. Non vi sono stati scontri sui quali si erano fatti pronostici lugubri con l’annuncio dell’arrivo di black block armati di tutto punto. Niente di tutto questo. Un corteo di “lotta alle disuguaglianze sociali ed economiche e tutela dei diritti delle donne, ambiente, energia e scuola” è sfilato in alcuni quartieri. Slogan, canti, balli, il no al gasdotto, “una violenza della nostra terra”, la solidarietà agli operai che hanno perso il lavoro all’Ilva, i temi della manifestazione promossa da  Cobas, Alternativa comunista, Bari spazi sociali, Usi Cobas UniBa e NoTap – non hanno tralasciato alcun dettaglio, compresa la distribuzione di volantini su cui è stato stampato. Nel tardo pomeriggio una manifestazione cui ha preso parte Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana, nel quadro della “due giorni”, “Molti di più di 7, l’ altro vertice” organizzata da un coordinamento di sindacati, associazioni e collettivi studenteschi, che si è svolta  all’interno del Parco 2 Giugno  promossa dalla ‘Rete della Conoscenza Puglia’ con l’adesione di Cgil Puglia, Link, Unione degli Studenti, Fiom-Cgil Puglia, Arci, Missionari Comboniani per la Pace, Sinistra Italiana, Le Officine Tarantine, Diritti a Sud, A Sud, Coordinamento Nazionale No Triv, Comitato No Tap, Movimento No Tap, Economia per i Cittadini, Comitato Pugliese Acqua Bene Comune.

Il duro commento di Oxfam e della Coalizione contro la Povertà: “assente piano d’azione concreto e misurabile”

Ecco il commento di Oxfam e della Coalizione Italiana contro la Povertà (GCAP Italia) sulle conclusioni del G7 Finanze: “Prestando attenzione all’allarmante portata del fenomeno e agli impatti delle disparità economico-sociali, oggi 7 cittadini su 10 nel mondo vivono in un Paese in cui la disuguaglianza economica è sensibilmente aumentata negli ultimi 30 anni”, sottolineano Oxfam e Gcap, affermando che “le discussioni fra i Paesi del G7 hanno prodotto un risultato, la Bari Policy Agenda on Growth and Inequalities, che include dichiarazioni di principio, condivisibili, ma in cui è assente un piano d’azione concreto e misurabile”. Insomma, un G7 tutta fuffa.