Ddl concorrenza. Passa al Senato con 158 voti di fiducia. Decisivo l’appoggio di Mdp. Critiche da sinistra, dai consumatori, e dai farmacisti

Ddl concorrenza. Passa al Senato con 158 voti di fiducia. Decisivo l’appoggio di Mdp. Critiche da sinistra, dai consumatori, e dai farmacisti

L’Aula del Senato ha dato luce verde, con fiducia, al disegno di legge che converte il decreto sulla concorrenza. I sì sono stati 158, i no 110. C’è anche stata un’astensione. Ora il provvedimento torna alla Camera per l’approvazione definitiva. Il testo ricalca quello uscito dai lavori della commissione ormai nove mesi fa, con alcune modifiche dovute al coordinamento dei tempi che un esame così lungo ha reso necessarie. Una in particolare: lo slittamento di un anno della fine del mercato tutelato dell’energia che resterà in vigore fino al 30 giugno 2019. Rinviato di 3 mesi anche lo stop del monopolio di Poste per la notifica di multe e atti giudiziari. Mentre è rimasta definitivamente fuori dalla porta la norma anti-scorrerie che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, aveva caldeggiato. A conti fatti, il provvedimento ha iniziato il suo cammino ben due anni fa: arrivato alla Camera nell’ormai lontano aprile 2015 e approvato sei mesi dopo da Montecitorio, il ddl concorrenza, tra stop and go, ha avuto un iter in commissione Industria durato oltre nove mesi e poi, chiuso il lavoro della commissione il 2 agosto scorso, si era nuovamente arenato. Un testo che spazia su tanti fronti, sul quale si è scatenato il pressing delle lobby e che ha lasciato aperte diverse questioni, come i farmaci di fascia C. In ogni caso, l’approvazione con fiducia, i cui numeri, appena 158, appaiono evidentemente molto risicati e condizionati decisamente dalla decisione di Articolo1-Mdp di votare a favore, ha suscitato moltissime critiche, da parte della sinistra e soprattutto dai movimenti dei consumatori.

Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra Italiana: “provvedimento largamente insufficiente”

“La decisione del tutto immotivata di porre la fiducia sul decreto concorrenza ha impedito di correggere e limare ulteriormente un provvedimento che pur essendo stato migliorato al Senato resta largamente insufficiente. Particolarmente penalizzanti per i cittadini sono le decisioni assunte in merito al mercato dell’energia e la scelta di non liberalizzare i farmaci di fascia C”, ha detto Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra Italiana, intervenendo in Aula sul voto di fiducia al decreto concorrenza. “Noi riteniamo assolutamente sbagliato che, con la scusa della concorrenza, si finisce per allentare il sistema di tutela del nostro patrimonio. In questo caso anche quello privato. Ricordo – prosegue la senatrice – che siamo uno di quei Paesi che più ha sofferto per l’essere stato privato di moltissime opere d’arte. L’Italia è uno dei Paesi che più ha avuto il problema dei furti e dei trafugamenti. La norma che, per le opere di valore inferiore a 13.500 euro, consente di ottenere in automatico la licenza di esportazione, ricorrendo all’autodichiarazione, introduce un meccanismo di allentamento della tutela”. Infine, ha concluso, “in questo modo il governo ha perso un’occasione preziosa per rendere più facile e meno onerosa la vita di milioni di cittadini italiani”.

Miguel Gotor, Articolo1-Mdp: “le norme sull’esportazione di opere d’arte favoriscono i mercanti e vanno cambiate”

Sulla stessa linea le affermazioni di Miguel Gotor, che sulle nuove norme sull’esportazione di opere d’arte dall’Italia all’estero, critica la legge sulla concorrenza, poiché presentano “gravi profili di criticità, favoriscono i mercanti d’arte e le Case d’asta, ma diminuiscono le tutele e le protezioni dei beni culturali di origine privata che sono ridotti al loro solo valore di mercato”. Miguel Gotor auspica che la Camera dei Deputati “possa correggere e migliorare quanto deliberato dal Senato sotto il vincolo della fiducia”. Secondo Gotor, il Ddl “restringe il vincolo protezionistico e di tutela grazie all’allungamento temporale della soglia necessaria affinché un’opera possa essere qualificata ‘bene culturale’ e grazie alla previsione di un regime circolatorio delle opere più libero e meno controllato. Ciò avviene in contrasto con l’art. 9 della Costituzione, in base al quale, tra i compiti principali dello Stato, vi è pure la tutela del proprio patrimonio storico e artistico della Nazione”.

La rabbia di Federconsumatori e Adusbef: “legge pro-aziende”

Secondo Federconsumatori e Adusbef, “si tratta della legge peggiore che potesse essere definita. Un vero atto di ingiustizia nei confronti dei cittadini, i cui diritti, i cui interessi e le cui esigenze si piegano, ancora una volta, di fronte ai poteri delle lobbies” – commentano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e Adusbef. “Una legge a favore delle solite banche, assicurazioni e soprattutto gestori di energia elettrica”, proseguono. “Questi ultimi, nonostante non siano mai stati in grado di creare un mercato realmente concorrenziale, efficiente, competitivo, vengono ora favoriti dall’abolizione del mercato tutelato (slittata al 1 luglio 2018), che getterà i cittadini in pasto ad offerte costellate da pratiche commerciali scorrette ed abusi”.

“Consideriamo un atto ingiustificabile e servile”, proseguono Trefiletti e Lannutti, “far passare una norma tanto inutile e dannosa, scritta per le aziende e non per i cittadini. Per giunta, imbrigliare una norma tanto delicata e controversa con un voto di fiducia è una doppia scorrettezza. Invitiamo il Parlamento ad una seria riflessione, ad un atto di responsabilità. Da tempo ribadiamo che l’unico gesto rispettoso dei cittadini e dei loro diritti è stralciare una volta per tutte questo testo di legge. Se insistono nel portare avanti tale normativa, cambino almeno il nome da DDL Concorrenza a DDL Pro Aziende”.

I farmacisti sul piede di guerra: “così si apre la strada a posizioni dominanti”

La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Fofi in una nota “deplora che per un provvedimento dell’importanza del DdL Concorrenza si sia ricorsi al voto di fiducia, ignorando la richiesta dei relatori di riportare il testo alla X Commissione. Il ritorno in Commissione – osserva – avrebbe consentito di correggere le criticità denunziate dagli stessi relatori e fare in modo che il tema delle liberalizzazioni, lontano dal rappresentare un nodo ideologico, diventasse realmente un reale beneficio per i cittadini”. Per la Fofi “ricorrendo alla fiducia sono invece rimaste inalterate tutte le negatività, da tempo denunciate dalla Federazione, di quanto disposto a proposito della distribuzione del farmaco. L’ingresso delle società di capitali nella titolarità delle farmacie, finora riservata ai farmacisti, avviene in modo difforme rispetto a quanto disposto per altre attività professionali, per esempio quella di avvocato, dove nelle società è imposta la presenza maggioritaria dei professionisti. Inoltre, non si pongono limitazioni efficaci al numero delle farmacie che ciascun soggetto economico può possedere, aprendo la strada alla costruzione di posizioni dominanti se non di veri e propri oligopoli: l’opposto di quanto dovrebbe realizzarsi con la concorrenza. Attualmente il limite del 20% a livello regionale consente a soli cinque soggetti il possesso di tutte le farmacie a livello nazionale”.

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