Centocelle, caccia al responsabile della strage. Sempre più certa l’ipotesi di una vendetta tra rom

Centocelle, caccia al responsabile della strage. Sempre più certa l’ipotesi di una vendetta tra rom
E’ ancora caccia al responsabile dell’incendio del camper in cui sono morte tre sorelline di etnia rom l’altra notte nel quartiere Centocelle, alla periferia Roma. Al setaccio alcuni campi nomadi. L’ipotesi è che si tratti di una vendetta maturata in ambienti rom. Nel camper, che si trovava in un parcheggio all’aperto sopra a un centro commerciale, dormivano i genitori insieme agli undici figli. Sulla vicenda sta indagando la Squadra Mobile di Roma, mentrela Procura di Roma ha aperto un fascicolo in cui si procede per ireati di omicidio volontario e di incendio doloso. Dalle prime ricostruzioni, anche se è tutto da dimostrare e provare, la strage sarebbe stata compiuta per vendetta all’interno della comunità rom, dunque nessuna pista razziale.
L’attacco consumato per una vendetta privata legata alla morte della studentessa cinese rapinata a pochi metri dall’ufficio straineri?
 
C’è di più, secondo alcune ricostruzioni, l’attacco a colpi di bottiglie incendiarie contro il camper, potrebbe essere legato alla morte della studentessa cinese scippata a poche decine di metri dall’ufficio stranieri della Questura di Roma e poi travolta da un treno e ritrovata senza vita alcuni giorni dopo. La strage, il condizionale in questi casi è più che mai d’obbligo. Si sarebbe consumata sul filo di alcune testimonianze. Intanto nella basilica di Santa Maria in Trastevere, la Comunità di Sant’Egidio ha promosso una veglia di preghiera in memoria di Francesca, Angelica e Elisabeth, le tre sorelle rom di 4, 8 e 20 anni, morte nel tragico incendio. La preghiera, è stata presieduta da mons. Paolo Lojudice, vescovo ausiliare di Roma sud, ed alla funzione religiosa hanno dato adesione autorità della città, famiglie rom e cittadini.
 
Bonafoni (Mdp): “Quali sono gli strumenti per venire incontro ai soggetti più fragili”
 
Poi da registrare le prese di posizione istituzioni ed autorità politiche. All’indomani della tragedia costata la vita a una ragazza e a due bambine a Centocelle, c’è da registrare l’intervento di Marta Bonafoni (DDP) che denuncia come sia “più che mai urgente interrogarsi sugli strumenti a nostra disposizione per venire incontro ai soggetti più fragili della popolazione e per evitare che fatti simili possano ripetersi. A tal proposito, ci sembra una buona proposta quella avanzata alle istituzioni dall’associazione Medicina Solidale, che propone l’istituzione poli civici di accoglienza che consentirebbero di intervenire prontamente in caso di disagio. Si tratta di una buona pratica che come Regione Lazio abbiamo già accolto grazie a un emendamento da me presentato e inserito nella legge sul welfare approvata a luglio del 2016. Uno strumento importante a nostra disposizione per sperimentare forme di prima accoglienza diffusa, ma anche per avviare progetti di welfare di comunità e interventi di mutualismo sociale rivolti alle categorie a rischio. Indipendentemente dalle gravi responsabilità individuali, che ci auguriamo vengano accertate il prima possibile, la tragedia di Centocelle ci insegna che è anche la sola povertà mettere in pericolo la vita delle persone e che di fronte a tale rischio è necessario predisporre interventi urgenti”.
 
Medicina Solidale: “Autorizzare e sostenere la piccola accoglienza in via sperimentale”
 
Ma ecco quello che propone e chiede proprio Medicina Solidale: “Dopo la tragedia che ha colpito la famiglia rom a Centocelle con la morte di tre giovani bambine crediamo quanto mai necessario che le autorità cittadine, in primis il Comune e la Regione Lazio, autorizzino e sostengano una forma di piccola accoglienza di tipo sperimentale, che sia contemporaneamente una risposta all’emergenza e un avvio cauto e ragionato di una politica ordinaria. Dei poli civici di accoglienza che consentirebbero di intervenire prontamente laddove la rete degli ambulatori di strada individuino la necessità di un immediato allontanamento del minore o della donna con bambini da condizioni di grave rischio. Tutto questo per evitare che si ripetano tragedie come quella di ieri”. E’ la proposta lanciata in una nota da Lucia Ercoli, direttore dell’associazione Medicina Solidale che da oltre 12 anni cura e sostiene la popolazione rom nella zona Sud della Capitale.
“Abbiamo già individuato – aggiunge Ercoli – in via Tuscolana una struttura idonea per fare nascere il Polo civico ‘Fonte di Ismaele’ localizzato in un’area semiperiferica e in uno spazio già dal passato adibito a strutture di accoglimento e formazione sociale, è dotato di ambienti idonei e di un supporto organizzativo che, messi a regime e collegati all’Autorità giudiziaria e a Centri di II livello, potrebbero ospitare minori non accompagnati e diadi madre-bambino, per brevi periodi di tempo dai 3 ai 7 giorni. Da un punto di vista formale, i suddetti poli potrebbero essere motivati e sostenuti da una dichiarazione di emergenza per i minori abbandonati e sfruttati”.
“In ogni caso, i poli possono essere configurati – specifica Ercoli – come luoghi sperimentali per l’accoglienza diffusa, con l’obiettivo finale di realizzare l’Intesa sancita in Conferenza Unificata a luglio 2014, dove viene dichiarata la necessità di ricondurre a una governance di sistema la presa in carico dei MSNA (minori stranieri non accompagnati), impegnando il Ministero dell’Interno a garantire l’accoglienza di tutti i minori, richiedenti asilo e non e a predisporre procedure finalizzate all’immediata accoglienza degli stessi”.
“Seppure il sistema di accoglienza sia oramai stato delineato – racconta la Ercoli – allo stato attuale il percorso risulta ancora non strutturato e definito: risultano infatti necessari e urgenti interventi pubblici correttivi, come viene specificato anche nella Introduzione al Rapporto Anci su ‘i comuni e le politiche di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati’, per strutturare e definire puntualmente la filiera dell’accoglienza dedicata ai minori stranieri non accompagnati”.
L’avvio della sperimentazione all’interno dei Poli Civici – conclude Ercoli – potrebbe portare a una più corretta definizione e articolazione delle politiche di intervento in questione. Questa forma di accoglienza, per esempio, sarà possibile testare, inoltre, la scala e la forma della piccola accoglienza, ovvero il numero max di ospiti, il mix possibile di tipologie differenti di disagio e provenienza, le tipologie più adatte di educazione ai diritti e doveri di cittadinanza e di formazione ai saperi: educazione e lavoro. A sostegno finanziario della sperimentazione in questione è possibile fare riferimento del Fondo nazionale per i minori non accompagnati, cui accedono i Comuni che assicurano attività di accoglienza”.
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