Caso Etruria. Renzi accusa e offende De Bortoli, che replica duramente. Delrio ammette di aver chiamato la Bper, ma non dice perché solo a proposito della banca di Arezzo. Per quel cognome nel board?

Caso Etruria. Renzi accusa e offende De Bortoli, che replica duramente. Delrio ammette di aver chiamato la Bper, ma non dice perché solo a proposito della banca di Arezzo. Per quel cognome nel board?

Anche in questo week end non si placano le polemiche furiose sul caso di Banca Etruria. Ad accendere la miccia, proprio Matteo Renzi, che in un’intervista al Foglio (quotidiano scelto non per caso) dice: “Ferruccio de Bortoli ha una ossessione personale per me che stupisce anche i suoi amici. Quando vado a Milano, mi chiedono: ma che gli hai fatto a Ferruccio? Boh. Non lo so. Forse perché non mi conosce. Forse perché dà a me la colpa perché non ha avuto i voti per entrare nel Cda della Rai e lo capisco: essere bocciato da una commissione parlamentare non è piacevole. Ma può succedere, non mi pare la fine del mondo”. Messa in questi termini la questione, Renzi sembra voler dire che quando qualcuno ce l’ha con lui, lo critica, anche aspramente, sul piano politico o giornalistico, è perché non ha ottenuto un favore, una nomina, una seggiola del potere. Lo ha già fatto altre volte, e con altre personalità. Come non ricordare Massimo D’Alema quando fu accusato da Renzi di aver scelto di battersi per il No nel referendum costituzionale non per convinzione politica, ma perché non era stato nominato Commissario europeo? Così ora agisce contro Ferruccio De Bortoli, che ha sollevato un enorme problema relativo ai conflitti di interesse del governo Renzi. Solo che mentre Renzi concedeva questa intervista contro De Bortoli, forse nelle stesse ore, il ministro Delrio ammetteva di essersi “interessato”, da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e dunque come il numero 2 di Palazzo Chigi, alla eventualità di un’acquisizione da parte della BPER, la Banca popolare dell’Emilia Romagna. Forse i due, che in privato usano chiamarsi Mosè e Ietro, che di Mosè era il suocero, non si sono sentiti. Può succedere. Solo che le parole di Delrio nella sostanza smentiscono Renzi. Seguiamone il percorso.

Renzi: “il dossier Etruria è il segreto di Pulcinella”. Ma allora perché Delrio ammette la telefonata a BPER e perché la Boschi organizza a casa di suo padre un summit?

Il segretario del Pd confessa al Foglio: “che Unicredit studiasse il dossier Etruria è il segreto di Pulcinella. Praticamente tutte le banche d’ Italia hanno visto il dossier Etruria in quella fase. Come pure il dossier Ferrara, il dossier Chieti, il dossier Banca Marche. Lo hanno visto tutti e nessuno ha fatto niente”. Ma se era il segreto di Pulcinella, come mai la ministra Boschi interviene direttamente sull’amministratore delegato Ghizzoni? E soprattutto, perché partecipa, come rivela il Fattoquotidiano, ad un riunione organizzata a casa di suo padre a Laterina, provincia di Arezzo? E infine, seguendo la notizia di oggi, se tutte le banche si interessavano al dossier di Banca Etruria, perché il primo gennaio del 2015 l’allora sottosegretario Delrio telefona al presidente della BPER per “informarsi”? Di cosa, se tutti erano a conoscenza dei dossier? Qualcosa non quadra nella ricostruzione di Renzi, seguendo i fatti. Intanto, per la Boschi è evidente e palese il conflitto d’interessi, che lei non ammise in Parlamento quando si discusse della mozione di sfiducia che la riguardava. Ma per Delrio? Aveva un mandato esplorativo da parte del presidente del Consiglio? Insomma, emergono tante ombre e poche luci su un caso che potrebbe far emergere il sistema di potere renziano. Ma intanto proseguiamo con l’attacco a De Bortoli e con la replica dello stesso ex direttore del Corriere della Sera. Nell’intervista, Renzi prosegue nel suo attacco: “Ferruccio de Bortoli ha detto falsità su Marco Carrai. Ha detto falsità sulla vicenda dell’ albergo in cui ero con la mia famiglia. Ha detto falsità sui miei rapporti con la massoneria. Non so chi sia la sua fonte e non mi interessa. So che è ossessionato da me. Ma io non lo sono da lui. E’ stato un giornalista di lungo corso, gli faccio i miei auguri per il futuro e spero che il suo libro venda tanto”.

La dura replica di De Bortoli affidata al sito del Corriere della sera

Come gli replica De Bortoli? Sul Corriere della sera online, Feruccio De Bortoli scrive: “Il segretario Pd sostiene che io avrei nei suoi confronti un’ossessione personale. Segnalo all’ex premier che avendo detto due volte no alla proposta di fare il presidente, non era tra le mie ambizioni essere eletto nel cda della Rai. Visto quello che sta accadendo, ringrazio di cuore per non avermi votato. Non avrei potuto comunque accettare avendo firmato un patto di non concorrenza”. Fu De Bortoli a non accettare per due volte l’offerta della presidenza Rai, questo lo sanno tutte le pietre di via Mazzini a Roma.  “Io – aggiunge De Bortoli – non ho mai scritto che è un massone, mi sono solo limitato a porre l’interrogativo sul ruolo della massoneria in alcune vicende politiche e bancarie. Ruolo emerso, per esempio, nel caso di Banca Etruria. Ho commesso degli errori, certo. Nel libro ne ammetto diversi in oltre quarant’anni. Come quello – in un articolo pubblicato sul Corriere sul caso JpMorgan-Mps – della data di un sms solidale inviato da Marco Carrai a Fabrizio Viola, licenziato proprio dal suo governo. Non so quali falsità siano state scritte sul soggiorno a Forte dei Marmi nell’estate del 2014. Mi aspetterei invece da Renzi che chieda scusa al collega del Corriere che, in quella occasione, stava facendo il suo lavoro e alloggiava nell’hotel. L’inviato venne minacciato dalla scorta che gli intimò di andarsene. E gli faccio i miei migliori auguri per il suo libro che uscirà a breve”. E che la versione di De Bortoli sulla nomina mancata in Rai sia quella vera, lo conferma una nota stampa di Miguel Gotor, nella quale il senatore bersaniano ricorda come andarono davvero i fatti.

Scrive Gotor: “insieme con il senatore Federico Fornaro, quando eravamo ancora nel Pd, votammo per Ferruccio De Bortoli come candidato nel nuovo Consiglio di amministrazione della Rai. Rispetto ai nomi circolanti per quell’incarico, in cui il Pd a trazione renziana realizzò una scandalosa lottizzazione inter-correntizia tra ‘renziani’ di diverso rito, ‘Giovani turchi’ e ‘Franceschiniani’ quello di De Bortoli ci sembrò un nome di indiscutibile qualità professionale che rispondeva all’esigenza primaria di sottrarre la Rai dagli appetiti dei partiti e delle singole correnti. Un obiettivo politico, culturale e civile che Bersani aveva promesso nel corso della campagna elettorale del 2013 e, per parte sua, già realizzato l’anno prima quando aveva proposto che i nomi dei precedenti consiglieri della Rai fossero proposti dalle principali associazioni civiche e professionali del settore, come di fatto avvenne. Nella circostanza, come dovrebbe essere normale, neppure consultammo De Bortoli”. Gotor dunque rimette la palla delle accuse nel campo di Renzi, accusandolo esplicitamente di aver occupato la Rai con i suoi uomini (sappiamo tutti che sia andata così) e con quelli di Orfini, e fu in virtù di questa occupazione evidente che De Bortoli non avrebbe mai potuto accettare, semmai fosse stato chiamato in causa. Gotor conclude: “Vedo che oggi Renzi ha l’ardire di sostenere che le dichiarazioni di De Bortoli nei riguardi suoi e della Boschi sull’imbarazzante vicenda della Banca Etruria possano essere dipese dalla sua mancata nomina nel Cda della Rai. Anche al senso del ridicolo dovrebbe esserci un limite: un simile argomento, infatti, non è soltanto manifestamente grottesco ma rivela anche tutta la mediocrità politica dell’ex presidente del Consiglio insieme con la sua concezione e pratica del potere”. La questione dunque investe pienamente il sistema di potere costruito da Matteo Renzi. Altro che accusare di risentimento Ferruccio De Bortoli.

La vicenda Delrio. L’ammissione a la Stampa della telefonata al presidente di BPER il primo gennaio 2015 

“Sono Graziano Delrio. Le volevo dire che sono io l’autore della telefonata alla Popolare dell’Emilia Romagna”. E’ il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, a spiegare, in una intervista telefonica a ‘La Stampa’ il suo interesse per la vicenda Banca Etruria, quando era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. “Non ho nulla da nascondere. Mi sono occupato di Banca Etruria come mi sono occupato di Ilva, di Alitalia e tante altre crisi che rischiavano di avere impatti occupazionali, industriali o, come nel caso di Etruria, per i risparmiatori – dice -. Sono certamente uno di quelli che aveva sul tavolo tutte le crisi aziendali. Il mio ruolo all’epoca, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, era quello di accompagnare i ministri competenti nella gestione di queste crisi. In questa veste, ho chiamato Caselli – spiega Delrio in riferimento alla telefonata all’allora presidente della Bper – e ho chiesto informazioni sulle intenzioni di Bper per Etruria. La risposta fu che era stata esaminata ma Bper aveva deciso di non andare avanti”. “Nessuna pressione ma una semplice richiesta di informazioni”, puntualizza Delrio. “Ricordo tra l’altro che il governo in quei giorni stava preparando il decreto sulle popolari”, aggiunge sottolineando ancora di essersi occupato del problema “con i ministri competenti e la Boschi non era tra i ministri competenti. Per quanto mi riguarda, non mi vergogno di essermi occupato di questa vicenda – dice ancora il ministro – come non mi vergogno di essermi occupato di tutte le altre crisi che ho esaminato in quel periodo”. Ora, ci perdoni Delrio, ma qualcosa ancora non quadra in questa ricostruzione. Banca Etruria come Ilva o Alitalia? Era proprio così? No, perché né all’Ilva né nel board di Alitalia ci risulta qualcuno che portasse lo stesso cognome di un membro del governo. Perché la questione è tutta là, ci permettiamo di dire a Graziano Delrio, nella presenza in Banca Etruria di un cognome importante che avrebbe imbarazzato Renzi e il governo. Non si capisce infatti come mai non si sia interessato o informato su CariMarche, o CariChieti, o ancor di più sulle banche venete, o sul MontePaschi, banche delle quali la stampa si occupava quotidianamente, e che avrebbero lasciato sul lastrico decine di migliaia di piccoli risparmiatori. Delrio non risponde alla domanda cruciale, perché sa che sarebbe caduto nell’imbarazzo: cos’aveva Banca Etruria che le altre banche non avevano? La risposta era evidente, un cognome nel board.

E allora, ha perfettamente ragione la leader della Cgil, Susanna Camusso, che a chi le chiedeva della vicenda Banca Etruria si limitava a replicare: “Non siamo mai particolarmente affascinati dalle polemiche, però sarebbe un buon principio di governo quello di dire la verità in Parlamento e ai cittadini”. Torniamo al punto di partenza, al titolo dell’intervista a Renzi, “il coraggio della verità”. Ma chi la dirà, e quando?