Bruxelles. Summit Nato. Trump vuole più soldi per l’apparato militare. Gentiloni, subalterno, accetta di pagare il 2% del Pil, 35 miliardi. Alfano dice che Donald è un grande amico. Ma chi decide la politica estera in Italia?

Bruxelles. Summit Nato. Trump vuole più soldi per l’apparato militare. Gentiloni, subalterno, accetta di pagare il 2% del Pil, 35 miliardi. Alfano dice che Donald è un grande amico. Ma chi decide la politica estera in Italia?

La prima grande, e amara, sorpresa del vertice Nato in corso a Bruxelles, arriva proprio dalle parole del nostro premier Gentiloni secondo il quale l’Italia è d’accordo con la condivisione degli oneri (“burden sharing”) in seno all’Alleanza atlantica e rispetterà il “Defense Investment Pledge”, l’impegno preso nel 2014 che mira a portare verso il 2% del Pil, entro il 2024, la spesa di ciascuno Stato membro Nato in questo settore. Per l’Italia si tratterebbe di una cifra che può superare i 35 miliardi di euro, dal momento che ogni punto di Pil è di circa 17 miliardi e mezzo di euro. Non sappiamo se il Parlamento abbia mai discusso di questo “onere” (il burden per gli anglofili), o se il premier fosse sotto l’effetto provocato dalla presenza di Donald Trump, il quale ha tuonato che addirittura il contributo dei Paesi membri della NATO del 2% del proprio PIL per la difesa dell’alleanza non è ancora sufficiente rispetto alle crescenti minacce e ai mancati pagamenti da parte di alcuni paesi. Donald Trump ha perfino stigmatizzato il fatto che “ventiquattro delle 28 nazioni membri non stanno ancora pagando quello che dovrebbero pagare per la loro difesa. In questa situazione cronicizzata e a fronte delle crescenti minacce, il 2 per cento del Pil è insufficiente a tamponare le lacune in termini di modernizzazione, prontezza e dimensione delle forze”. La subalternità del governo italiano alle provocazioni di Trump è risultata evidente, anche perché nessuno ne ha fatto rilevare la sostanziale contraddittorietà: un presidente che vende armi per 380 miliardi di dollari ad una delle parti in causa, ai wahabiti e ai sunniti di Arabia Saudita e Qatar, e poi fa appello a pagare l’obolo per la difesa comune, magari per sostenere le imprese militari in Medio Oriente. La contraddizione è talmente clamorosa che pare uno scandalo. Lo vediamo solo noi?

Gentiloni rivendica il ruolo dell’Italia nella Nato, ma Angelino Alfano lo supera, per lui Trump è il grande amico dell’Europa e dell’Italia

Certo, Gentiloni ha rivendicato il fatto che gli italiani restano uno dei partner Nato più attivi sul terreno, in particolare con le truppe in Iraq e in Afghanistan, dove l’Alleanza combatte il terrorismo internazionale, e devono anche affrontare gran parte dell’impatto della crisi migratoria nel Mediterraneo. Fattori, questi dell’impegno diretto sul terreno, che evidentemente vanno considerati quando si guarda all’investimento nella Difesa. “Noi – ha detto Gentiloni – sosteniamo il rapporto sulla condivisione degli oneri. L’Italia resta impegnata ad attuare l’impegno per gli investimenti nella Difesa”. In tempi di crisi e di disoccupazione di massa, di intere generazioni deprivate del diritto al lavoro, parlare di “investimenti nella Difesa”, per almeno 35 miliardi di euro dovrebbe muovere quantomeno all’indignazione l’opinione pubblica. Ma le parole più incredibili le ha dette il nostro ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Eccone una sintesi: “Incontrando Trump a Roma ho avuto l’impressione di un uomo che ha a cuore i rapporti con l’Italia e l’Europa e la sua presenza al G7 servirà a fornire una prima visione globale aggiornata della politica estera americana”, ha detto il ministro degli Esteri Angelino Alfano in un’intervista a Radio Capital. Ora, che il capo della nostra diplomazia non sappia quale sia la “prima visione aggiornata della politica estera americana” a cinque mesi dall’elezione di Trump, e dopo una serie incredibile di ordinanze, sembra davvero comico. Altra perla: Alfano ha ricordato di essersi già confrontato con il segretario di stato americano Tillerson “in un clima di grande amicizia” ed ha avuto la “conferma che sull’Europa, la Nato, ed il rapporto con l’Italia c’è un investimento politico americano”. Rammentiamo en passant che la strategia del nuovo inquilino della Casa Bianca fino ad oggi è stata quella di contribuire a frammentare l’Europa, a indebolirla sul piano politico, a spezzare quel poco di unità che ancora resta tra i leader europei. Alfano parla di clima di grande amicizia dopo che papa Francesco ha usato la clava contro Trump. Alfano ha la memoria corta, papa Francesco no, evidentemente. A questo punto, dopo queste gravissime dichiarazioni, pericolose, affrettate, sia di Gentiloni che Alfano, le forze di sinistra e democratiche in Parlamento dovrebbero chiederne conto (e forse anche il presidente Mattarella dovrebbe farlo).

Lo scontro tra Theresa May, premier britannica, e Trump sulla fuga di notizie dopo l’attentato di Manchester

Dovrebbero fare ciò che la premier conservatrice britannica Theresa May ha fatto oggi, affrontando senza alcun timore reverenziale Donald Trump, accusando gli Stati Uniti di aver colpevolmente divulgato informazioni che invece le autorità britanniche consideravano riservate sull’attentato terroristico alla Manchester Arena, costato la vita di 22 persone e il grave ferimento di altre 60. Lo scontro tra la May e Trump è andato in scena a Bruxelles, durante il vertice Nato, ma il profondo malumore degli inglesi per la facilità con cui i servizi americani hanno rivelato dettagli sui fatti di Manchester, da tenere segreti per il bene delle indagini, era palpabile da almeno 48 ore. I britannici non nascondono la rabbia, annunciano la sospensione della collaborazione e dello scambio di notizie riservate. Capita nel momento meno opportuno, cioè quando gli Usa cercano di mettersi alla testa di una coalizione internazionale contro l’Isis, cui la Nato stessa dovrebbe essere parte. Ma oggi non hanno tutte le carte in mano. La Nato dice sì ma senza combattere, ed il presidente americano chiede, lui, un minuto di silenzio ai leader dell’Alleanza Atlantica in memoria delle vittime dell’attacco in Gran Bretagna, ma poi deve promettere di punire i responsabili delle fughe di notizie. Nelle sue stesse parole: sono cose “molto preoccupanti” su cui fare chiarezza. La promessa equivale più o meno a quella di punire i responsabili. Anche perché “non c’è nessuna relazione cui teniamo di più che quella con la Gran Bretagna”. Trump messo alle strette dalla signora May, è costretto a inchinarsi. Perché analoga forza politica non è stata adottata da Gentiloni e Alfano, e sui temi altrettanto spinosi quali la “nuova politica estera americana” costituita da solidi affari e negatrice dei diritti umani, dal Messico all’Arabia Saudita? Se mai vi fosse stato bisogno di una dimostrazione scientifica della subalternità dei nostri due “valorosi” uomini di governo, sarebbe bastata, appunto, una comparazione tra il loro e l’atteggiamento della signora May nei confronti di Trump.

I leader dei 7 paesi più industrializzati volano a Taormina, per un G7 che rischia di trasformarsi in un G1

Al termine del summit Nato a Bruxelles, i leader dei sette paesi più industrializzati del mondo sono volati in direzione di Taormina, dove avrà luogo il G7. Molto calzante la previsione del quotidiano londinese Guardian: “il rischio è che Trump si trovi a celebrare una sorta di G1. I suoi sei colleghi si sforzeranno, con diversa scala di gradazioni, di fargli cambiare le sue idee istintive su cambiamento climatico, protezionismo, trattamento dei rifugiati e le posizioni sulla web tax per i giganti della tecnologia. E il Giappone insisterà, a sua volta, per imporgli una strategia più rigida sulle ambizioni nucleari della Corea del Nord”. Se così è, e il Guardian, crediamo, non sbaglia la previsione, Trump non è amico di nessuno, né del mondo, né dell’Europa, men che meno dell’Italia. Gentiloni e soprattutto Alfano se ne facciano una ragione.

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