Appalti frazionati, arrestati (domiciliari) il sindaco e l’assessore ai Lavori Pubblici di Terni

Appalti frazionati, arrestati (domiciliari) il sindaco e l’assessore ai Lavori Pubblici di Terni
Il sindaco del Comune di Terni, Leopoldo Di Girolamo, e l’assessore ai Lavori pubblici, entrambi del Pd, sono stati arrestati, con il regime dei domiciliari, nell’ambito di un’indagine di polizia e guardia di finanza su una serie di appalti di servizi pubblici a cooperative locali. A due componenti di cooperative sociali di tipo B è stato invece applicato il divieto temporaneo di esercizio dall’attività d’impresa. Il provvedimento – come si legge nell’edizione online del Corriere dell’Umbria –  è stato notificato congiuntamente dai dirigenti della questura e della guardia di finanza in tarda mattinata. Subito dopo che il sindaco Di Girolamo aveva concluso le due conferenze stampa sulla raccolta differenziata e sull’emergenza idrica conclusa a Terni Nord. L’indagine ha riguardato la manutenzione ordinaria del verde pubblica in città e nei cimiteri urbani; la gestione dei servizi cimiteriali; la gestione dei servizi turistici presso l’area della cascata delle Marmore.
Il linguaggio usato dal procuratore Liguori è durissimo. “Il percorso criminale ha trovato completamento nell’illecito frazionamento dell’importo d’asta in modo da eludere le prescrizioni del codice degli appalti e le norme comunitarie. Il risultato previsto e concordato era l’aggiudicazione dell’appalto alle medesime cooperative sociali… L’amministrazione comunale ha favorito sempre le medesime cooperative facendo ricorso, alternativamente e ingiustificatamente, dapprima alla proroga degli appalti di servizio scaduti, così come poi alla procedura in economia e/o all’affidamento diretto, anziché bandire una gara nuova, adducendo motivazioni apparenti e pretestuose, sempre attraverso il frazionamento dei lavori in piccole commesse tali da eludere la norma primaria…”. Per quanto riguarda i bandi rivolti alle cooperative di tipo B, la nota del procuratore Liguori parla di “bandi di gara e lettere di invito a contrarre “cuciti” addosso alle cooperative sociali di tipo B, le uniche titolate a vestire il prodotto sartoriale come sopra confezionato”.  Il sindaco Di Girolamo e l’assessore Bucari si trovano agli arresti nelle rispettive abitazioni.
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