Alle Scuderie del Quirinale in mostra capolavori del ‘600 italiano conservati nelle Collezioni Reali di Spagna

Alle Scuderie del Quirinale in mostra capolavori del ‘600 italiano conservati nelle Collezioni Reali di Spagna

Dal 14 aprile al 30 luglio è possibile visitare alle Scuderie del Quirinale, a Roma, la mostra dedicata ai capolavori del ‘600 italiano conservati nelle Collezioni Reali di Spagna. La mostra, intitolata “Da Caravaggio a Bernini – Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna” e curata da Gonzalo Redín Michaus, attinge dalle importanti collezioni della casa reale spagnola, con sessanta opere seicentesche di pittura e scultura che provengono dal palazzo reale di Madrid e dagli altri siti reali (l’Escorial, El Pardo e il palazzo reale della Granja di San Ildefonso, conosciuto come la “piccola Versailles”). All’interno del percorso museale sarà possibile ammirare capolavori di Caravaggio, Guido Reni, Luca Giordano, insieme a quelli di José de Ribera e Velazquez, ripercorrendo le tracce delle relazioni artistiche tra Spagna e Italia nel XVII secolo.

In esposizione, al fianco di opere molto note, sarà possibile ammirare dipinti e sculture conservate in luoghi non aperti al pubblico e rimaste inedite fino allo scorso anno, quando furono esposte in una mostra presso la reggia madrilena, che ha fatto da fondamentale prologo all’esposizione di Roma. Frutto della collaborazione tra l’Italia e la Spagna, la mostra “consente di fatto – spiega Mario De Simoni, presidente di Ales – di far rientrare molte opere in Italia, alcune anche restaurate, dopo che erano state portate via nel 1600”.

“Alcune sono state fatte su commissione e sono poi state inviate in Spagna. Altre – ricorda De Simoni – sono state donate da dignitari italiani che volevano ingraziarsi i favori del Re di Spagna. Ad esempio, il principe Ludovisi, per acquisire lo Stato di Piombino, fece un’importante donazione al Re. Quando morì, inoltre, lasciò in eredità sei quadri al sovrano perché voleva ingraziarsi i suoi favori per il nipote”. E’ il caso dei due dipinti ‘Lot e le figlie’ di Guercino e ‘La conversione di Saulo’ di Guido Reni, donati appunto a Filippo IV dal principe Ludovisi. “Altri quadri sono doni dei diplomatici o dei viceré” aggiunge De Simone. Moltissime altre opere d’arte, tra le quali il magnifico Crocifisso del Bernini proveniente dal Monastero di San Lorenzo del Escorial, opera raramente accessibile al grande pubblico, vennero commissionate o acquistate da mandatari del re.

Altre ancora vennero ordinate o comprate, come nel caso della Salomè di Caravaggio, dai rappresentanti della monarchia spagnola in Italia (ambasciatori e viceré) inviati presso la corte pontificia o a Napoli, alla morte dei quali le opere andarono ad accrescere le collezioni reali. L’interesse per la cultura italiana da parte dei sovrani spagnoli si riflette inoltre negli inviti a lavorare a corte rivolti a maestri quali il napoletano Luca Giordano, attivo in Spagna per un decennio. Ed è testimoniato infine dai viaggi in Italia di alcuni artisti spagnoli, come José de Ribera, che giunse a Roma nel 1606 e trascorse la maggior parte della sua vita a Napoli, o come Velázquez, il cui primo soggiorno in Italia (avvenuto tra il 1629 e il 1630) si rivelò fondamentale per la sua pittura, come dimostra l’eccezionale Tunica di Giuseppe, tra i maggiori raggiungimenti della sua intera opera.

Interessante ed emblematica la storia di una delle due opere di Guido Reni presenti in mostra: la “Conversione di Saulo”, realizzata intorno al 1620. In quest’opera l’artista riprende un tema già affrontato per ben due volte da Caravaggio. Dall’opera di Guido Reni emerge un linguaggio, un’aspirazione, una ricerca del bello ideale così forte e profonda da esprimere una sorta di contrapposizione e di critica postuma al linguaggio di Caravaggio, così esasperatamente realistico. Una contrasto che racchiude in sé un inquieto passaggio di consegne e, allo stesso tempo il tramonto di un’epoca.