Alla Camera il governo chiede la fiducia per ripristinare i voucher.Tace Mattarella cui la Cgil ha rivolto un appello con tante firme di popolo. Nel frattempo chi vuol comprare l’Ilva pretende 5.000 licenziamenti. Tace il ministro Calenda

Alla Camera il governo chiede la fiducia per ripristinare i voucher.Tace Mattarella cui la Cgil ha rivolto un appello con tante firme di popolo. Nel frattempo chi vuol comprare l’Ilva pretende 5.000 licenziamenti. Tace il ministro Calenda

Alla Camera il governo chiede la fiducia sulla “manovrina”, la legge di bilancio diventa l’occasione per rimettere in campo i voucher, una delle peggiori forme di sfruttamento del lavoro che erano stati aboliti  per evitare il referendum proposto dalla Cgil. Gentiloni porta per intero la responsabilità di questo sfregio alla Costituzione. È vero che l’attuale premier è del tutto dipendente da Renzi Matteo che gli ha dato quell’incarico e che ora ha deciso di riprenderselo. Ma un atto di autonomia, un sussulto di dignità, Gentiloni poteva permetterselo. Invece no, non solo ha fatto finta di rimanere estraneo alla vicenda, ma ha posto il problema della fiducia. A poche ore di distanza, se ce n’era bisogno, la riprova che la situazione economica del nostro Paese è ai limiti di guardia viene dall’annuncio dato dalle due cordate di imprenditori interessate all’acquisto dell’Ilva. Al ministro Calenda, ai sindacati, la cordata che ha vinto la gara, quella di cui fa parte una vecchia conoscenza, l’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha presentato un piano che prevede cinquemila “esuberi”, licenziamenti in parole crude. Anche l’altro concorrente, guarda caso, prevede i cinquemila esuberi. Ne parliamo in altra parte del giornale.

Manovrina, licenziamenti, due facce della stessa medaglia. I mille giorni di Renzi, un disastro

Manovrina ed esuberi Ilva sono due facce della stessa medaglia. Il fallimento della politica economica di cui il maggior responsabile è Renzi Matteo con i suoi “mille giorni” che hanno creato solo danni e la incapacità dell’attuale governo a  fare chiarezza, a intervenire in una situazione confusa, segnata dalla vicenda relativa alla legge elettorale, a vergognosi e segreti, si fa per dire, annunci di intese fra Renzi e Berlusconi per il futuro prossimo venturo. Uno scambio fra l’ex cavaliere che torna in campo, decide lui quale la legge elettorale che gli è più congeniale e l’ex premier che vive una sua ossessione, le elezioni al più presto, subito se possibile.  Legge elettorale e manovrina si muovono in parallelo, mentre il paese affonda. Tutti gli indicatori economici sono negativi, siamo il fanalino di coda, dopo di noi la Grecia, vittima della politica del Fondo monetario. Scotto (Articolo1-Mdp) e Fratoianni (Sinistra Italiana) annunciano battaglia alla Camera. Voto contrario anche di M5s. Pd, insieme a Forza Italia, Ap, Lega, Fdi, in Commissione Bilancio è riuscito a far inserire il ritorno dei voucher. Dovrebbe esserci una maggioranza assicurata nel quadro della ritrovata alleanza fra Renzi-Berlusconi, un nuovo patto del Nazareno. Al Senato la partita sarà difficile. Il decreto dovrebbe essere approvato entro il 23 giugno. Non c’è certezza, la maggioranza è in bilico.

Cresce la mobilitazione dei lavoratori, già tante adesioni alla manifestazione del 17 giugno

Da parte della Cgil la mobilitazione in tutta Italia sta crescendo. La manifestazione prevista per il 17 giugno a Roma sta raccogliendo sempre più adesioni. Oggi è partito un appello al Capo dello Stato Mattarella, la raccolta di firme, sui social in particolare, registra da subito tante adesioni. Dice Susanna Camusso, intervistata dal Manifesto, “a nostro parere si sta violando l’articolo 75 della Costituzione, perché si è aggirato – come non era mai accaduto prima nella storia della nostra Repubblica – un quesito referendario per cui era già stata indetta una consultazione popolare, poi annullata grazie a una legge. Se l’emendamento passato in Commissione Bilancio dovesse diventare legge, faremo ricorso alla Consulta. Aggiungo che è anomalo anche l’aver inserito questo tema in una manovra economica, senza soddisfare il requisito dell’urgenza e dell’unicità dell’argomento. Sono scivolamenti continui verso il non rispetto delle leggi, come è accaduto venerdì notte con un emendamento comparso improvvisamente, con l’obiettivo di sanare quanto il Tar aveva detto in una sua sentenza (quella relativa ai direttore dei musei nominati da Franceschini ndr). Vorrei che i nostri rappresentanti dimostrassero maggiore senso delle istituzioni”. Non c’è da meravigliarsi, nella “manovrina” che doveva rispondere alla richiesta della Commissione Ue di correggere i conti pubblici, 3,4 miliardi, c’è di tutto, di più.

Incredibile Padoan. “L’Italia sta andando nella direzione giusta”. Gentiloni: 47 miliardi da investire. Ma in 15 anni

Meraviglia, ma non troppo, che il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, affermi che l’Italia “sta andando nella direzione giusta per mantenere attraverso la manovra finanziaria l’equilibrio tra la sostenibilità della finanza pubblica e il sostegno alla crescita”. Lo vada a dire ai cinquemila dell’Ilva e vedrà cosa gli rispondono. Lui imperterrito, forse non si accorge neppure che sfiora il ridicolo afferma che “le misure di natura strutturale” dei tre anni passati “daranno frutti più visibili in futuro. Sono  convinto – ha proseguito – che le misure di natura strutturale che sono state introdotte nei tre anni passati daranno frutti più visibili in futuro di quello che hanno dato fino adesso”. Già il futuro, ma il presente? Anche Gentiloni parla di futuro, annuncia che è previsto un investimento di 47 miliardi per opere pubbliche e precisa che copriranno un periodo di 15 anni, dal 2017 al 2032. Appunto il futuro neppure prossimo. Che nessuno allo stato conosce. Bontà sua Padoan è costretto dai fatti ad ammettete che “sotto ciclo elettorale in Italia, ma anche negli altri Paesi è molto difficile fare dei cambiamenti”. E si entra così nel vivo dei problemi, ignorati dal relatore di maggioranza, Mauro Guerra, Pd, il quale  si è limitato a parlare di un “provvedimento ampio, ricco  di temi e di questioni”. Sui voucher ha sorvolato e per quanto riguarda la correzione dei conti pubblici era già prefigurata nel Documento di economia e Finanza 2017, un libro dei sogni, tante pagine di nulla.

Le date impossibili in cui chiamare alle urne i cittadini

Ciò che è più grave  è che nel bel mezzo di una situazione che sembra inestricabile, con un Paese che rischia di affondare, con le Borse giù pronte a cogliere la palla al balzo, speculazione in agguato, l’unica cosa che frulla nella testa di Renzi Matteo e del suo staff sono le elezioni anticipate. Si è partiti dal 24 settembre, data fatidica. Una data impossibile. Anche nello staff  del signorotto di Rignano c’è chi non ha perduto del tutto la testa. Si fa notare che per andare alle elezioni bisogna definire i collegi, indicare i candidati, raccogliere le firme, poi la campagna elettorale. Si fa sempre notare che forse  nel pieno del mese di agosto, sotto un ombrellone per chi può,  sarebbe meglio evitare campagne elettorali, diffusione in spiaggia di volantini, comizi e cose simili. Fior di economisti, non catalogabili in antirenziani, anzi, fanno notare che bisognerebbe sciogliere le Camere fra i 70 e i 45 giorni prima delle elezioni. A quel punto sarebbe in carica solo un governo dimissionario Gentiloni-Padoan per gestire l’ordinaria amministrazione. Mentre c’è bisogno di  avviare l’iter della legge di Bilancio con le scelte su Pil e debito. La nota di aggiornamento al Def deve arrivare entro il 27 settembre. Entro il 15 ottobre il Piano con la legge di bilancio, “Draft Budgetary Plan” con la legge di bilancio deve arrivare a Bruxelles. La legge di Bilancio deve arrivare alle Camere  entro il 20 ottobre. Altra data in discussione il voto il 22 ottobre. Ci sono precedenti, un governo dimissionario può varare un ddl di bilancio ma  molto ristretto. Un “low profile” dicono gli esperti.

Il rischio dell’esercizio provvisorio sarebbe una certezza. Un prezzo molto alto da pagare

Ma si troverebbe di fronte un Parlamento sciolto che non avrebbe i poteri di aprire la sessione di bilancio. Se va bene, se cioè  entro fine novembre ci fosse un governo con pieni poteri e un Parlamento funzionante, sarebbe necessario perlomeno un mese per l’esame della legge di bilancio. Il rischio dell’esercizio provvisorio sarebbe più che un rischio, una certezza. Tradotto in soldoni significa che scatterebbe l’Iva con un aumento di ben 17 miliardi dal primo gennaio 2018. Tutto questo senza considerare che l’intervento della Bce, il quantitave easing, l’acquisto di titoli, ci ha consentito di affrontare situazioni difficili andrà sempre più a rallentare. Dice Mario Draghi in vista della assemblea della Bce, 8 giugno, che “uno straordinario supporto di politica monetaria sia necessario”. Ma , sicuramente, diminuirà progressivamente la quantità di intervento della Bce ed allora per noi saranno guai.

Manzella: assurdo buttare la polvere dei conti pubblici sotto il tappeto delle elezioni

Uno che se ne intende, come il professor Andrea Manzella, costituzionalista,  ha affermato in una intervista a Repubblica: “La via migliore è quella di far scorrere la legislatura fino alla fine naturale: alcuni costituzionalisti hanno calcolato che potrebbe durare addirittura fino a maggio  del prossimo anno. Buttare la polvere dei conti pubblici sotto il tappeto delle elezioni sarebbe invece assurdo. Meglio che sia un governo come quello  di Gentiloni, non tecnico ma  neanche nella pienezza delle scelte elettorali, a gestire  il passaggio difficile della manovra di Bilancio”. Gli viene chiesto: “C’è lo spettro dell’esercizio provvisorio?” La risposta: “Si innescherebbe un’altra prospettiva: quella di scioglimento anche del nuovo Parlamento, una prospettiva nefasta per la Repubblica”. Non abbiamo dubbi che Manzella venga inserito da Renzi Matteo nella lista dei “gufi”. Non se ne faccia un cruccio. I gufi sono uccelli intelligenti, a volte più delle persone.

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