Ai lettori. Scusateci, la manifestazione della Cgil l’abbiamo inventata noi, vista la censura dei media. Per fortuna che Scalfari c’è, spiega cosa significa rivoluzione, che Renzi è l’unico leader e l’ha istruito lui. Giornalismo straccione

Ai lettori. Scusateci, la manifestazione della Cgil l’abbiamo inventata noi, vista la censura dei media. Per fortuna che Scalfari c’è, spiega cosa significa rivoluzione, che Renzi è l’unico leader e l’ha istruito lui. Giornalismo straccione

Davvero, quando abbiamo letto i giornaloni, non parliamo dei tg e dei gr, online compresi, abbiamo avuto la sensazione di aver inventato noi la manifestazione della Cgil. Forse uno di quei sogni di cui ha parlato uno dei Modena City Ramblers dal grande palco allestito a piazza San Giovanni Bosco, Roma, quartiere Tuscolano. Forse  anche noi ci siamo resi protagonisti di una “fake news”, notizie false che vanno tanto di moda. Certo ha fatto bene la presidente della Camera, Laura Boldrini, a prendere  a cuore questo problema che inquina l’informazione. I media nostrani si sono buttati a tuffo, gridando allo scandalo, mai più “fake news” e giù annunci di convegni, dibattiti, dotti editorialisti, conduttori televisivi, tutti indignati, il giornalismo è altra cosa. Sì, siamo d’accordo, il giornalismo è altra cosa. Ci siamo dati un pizzicotto per essere certi delle nostre condizioni fisiche, di essere desti, di non sognare. Ancora, maggiori certezze sono venute dal nostro blocco di appunti. Non solo, c’è venuto a mente che sotto il palco normalmente quando si tratta di manifestazioni ci sono i giornalisti, anche quelli straccioni che parlano, intervistano, scambiano battute con i protagonisti politici, con chi salirà sul palco per parlare alla folla, quando c’è. C’è venuto a mente, per esempio, che questa volta erano assenti quasi tutti gli scriba che sui loro giornali, tg e radio, bacchettano la Cgil, danno lezioni di economia. La manifestazione c’è stata davvero. La realtà è che migliaia e migliaia di persone, di lavoratori, una grande manifestazione di popolo, turba il manovratore. Ma come, proprio alla vigilia della incoronazione di  Renzi Matteo, possibile che sulla prima pagina di un giornalone come  Repubblica, sempre attento a bacchettare Susanna Camusso e compagni, comparisse la notizia che da quella manifestazione erano venute critiche roventi al governo Gentiloni, succursale dei “mille giorni” di Renzi Matteo? Possibile parlare di una manifestazione dove sventolavano le bandiere del sindacato, rosse non a caso, dove a migliaia alzavano le braccia, pugni chiusi? Ma stiamo scherzando? È finita che solo noi insieme al Manifesto abbiamo raccontato questa splendida giornata di festa e di lotta dove si è parlato di lavoro, diritti dei lavoratori, eguaglianza, paperoni che devono pagare le tasse, una sana patrimoniale per trovare le risorse che mancano, pace, democrazia, libertà, sicurezza senza diventare un paese dove le armi circolano in tutte le case, si dorme con la pistola sotto il cuscino, si è parlato di accoglienza ai migranti. Addirittura la segretaria generale della Cgil ha annunciato la partecipazione della Confederazione il 20 maggio a Milano ad una manifestazione promossa da tante associazioni proprio sul tema dell’accoglienza ai migranti.

Il “Fatto” forse non voleva turbare Grillo tutto intento ad attaccare i sindacati

Anche il Fatto ha dato notizia, ma a pagina quindici, forse per non turbare troppo Grillo che vuole abbattere il sindacato, le forze intermedie, quelle sociali. Dimenticavamo la geniale trovata del Corriere della Sera che ha dedicato una foto a Susanna Camusso, accompagnata da cinque righe a pagina nove dove invece a tutta pagina compare l’intervista alla ministra della scuola, la signora Fedeli, e  nel titolo dice “Sbaglia la Cgil sull’articolo 18”. Certo, ci si può sempre ricredere ma, se ben ricordiamo, nella sua lunga carriera nella Cgil, la ministra cui studenti, insegnanti, mondo della scuola, non guardano con molta simpatia, ha sempre sostenuto l’articolo 18. È vero che cambiare si può, ma a volte il cambiamento non ha un buon odore. Insieme a Repubblica, se non andiamo errati, anche all’Huffington Post non hanno dato alcuna notizia, come Stampa e Messaggero e altre testate minori. Gli scriba straccioni si sono dimenticati non diciamo il presidio tenuto in mattinata a Palazzo Vidoni organizzato dai sindacati Flc, Fp, Nidil, tutti Cgil chiedendo alla ministra Madia di “tener fede agli impegni” e aggiungendo che “è assurdo che pezzi importanti del nostro Stato come la salute, la scuola, la ricerca, l’università siano affetti dalla piaga del precariato”. Potevano prendere  pretesto, se avevano il timore di turbare ministri e ministre, dell’annuncio che aveva dato dal palco la Camusso. Già, ma avrebbero dovuto parlare della manifestazione. E delle tante, centinaia e centinaia di bandiere rosse, di pugni alzati, delle canzoni del lavoro, di quelle che ricordano la battaglia per la democrazia, i morti di Reggio Emilia, luglio 1960, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, quando la polizia sparò sui manifestanti . O “Contessa”, scritta da  Paolo Pietrangeli, simbolo dell’autunno caldo, del 1968, delle lotte operaie e degli studenti. Tutto questo non si è voluto raccontare.

L’editoriale scalfariano chiama in causa anche papa Francesco  

Repubblica in particolare si è esibita in uno degli editoriali scalfariani che allietano, speriamo no, le domeniche dei lettori del quotidiano di Largo Fochetti. Leggiamo l’incipit: “Ho pensato e scritto più volte che è necessario sapere in che cosa consiste una sinistra moderna e perfino (udite udite ndr)  una sinistra rivoluzionaria”.  A Scalfari il solo pronunciare parole come sinistra e rivoluzionaria deve mettere i brividi. Ma andiamo oltre. “Credo di aver finalmente capito e comincio questo articolo chiarendo questo punto fondamentale”. Ci spiega, dall’alto della sua cattedra che quando si passa dal “tu” al “noi”, “allora comincia la rivoluzione”.  E poi ti spiega che le parole “sopra trascritte”, cioè le parole sinistra, rivoluzione, le ha dette papa Francesco. Insomma, non sono neppure farina del suo sacco. Non contento passa poi a riempire colonne di piombo, si diceva una volta, per spiegare che in Italia, ma anche in Europa e nel mondo,pensa, forse, l’Eugenio, ”leader  politici ce ne sono pochi, forse ce ne è uno solo ed è Matteo Renzi”. Ci viene un brivido al ricordo che anche tanti anni fa, ce ne era una solo che ci portò alla seconda guerra mondiale. Sappiamo tutti come andò a finire. Scalfari come è suo costume spiega tutto ciò che d’ora in poi deve fare Renzi Matteo, tornato segretario del Pd, che già ha fatto molto e bene quando era al governo. Alla fine gli viene un dubbio. “Qualcuno dei miei lettori ha la sensazione che io sia diventata renziano. È possibile, il tempo corre e cambia i pensieri e soprattutto la natura dei fatti”. Ma figuratevi. Scalfari conclude: “Posso rispondere con una battuta: se fosse Renzi a pensare come me?”. Una battuta o un’ipotesi? Si vedrà dai fatti,che sono la vera realtà. Grazie Scalfari, con l’editoriale ci spieghi perché Repubblica non ha dato notizia della manifestazione della Cgil, bandiere rosse, pugni chiusi. Lo avevamo già capito.

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