Voucher. Il primo passo, approvazione alla Camera del decreto che li cancella. Presidio Cgil a Montecitorio. Non smobilitiamo. Camusso: “Chi parla di ricatto mette a rischio la democrazia”

Voucher. Il primo passo, approvazione alla Camera del decreto che li cancella. Presidio Cgil a Montecitorio. Non smobilitiamo. Camusso: “Chi parla di ricatto mette a rischio la democrazia”

Via libera della Camera senza modifiche al decreto legge che ha abrogato i voucher e ha modificato alcune norme sulla responsabilità solidale negli appalti. Il decreto è stato approvato con 232 sì, 52 contrari e 68 astenuti. Il provvedimento, varato dal governo per evitare la consultazione referendaria promossa dalla Cgil prevista per il 28 maggio, passa ora all’esame del Senato. Dopo la discussione generale conclusa nella serata di ieri, nella mattina di giovedì 6 aprile sono stati respinti tutti gli emendamenti approdati in Aula, molti dei quali tendevano a mantenere lo strumento per alcune categorie di lavoratori, come studenti, pensionati ed invalidi, sulla scia del primo testo base emerso in commissione Lavoro di Montecitorio.

Il presidio della Cgil in piazza Montecitorio. Quando viene reso noto il passaggio della legge, scatta l’applauso

In piazza Montecitorio, intanto, con un presidio, la Cgil attendeva il risultato del voto nell’Aula della Camera. E quando è stato annunciato il verdetto, ovvero il primo importante passaggio, è scoppiato un applauso liberatorio, da parte delle centinaia di militanti e dirigenti della Cgil. In fondo, come poi ha voluto ribadire poco più tardi Susanna Camusso, si tratta di una prima vittoria importante per la confederazione sindacale che ha consegnato alla Cassazione più di tre milioni di firme. Ed è una vittoria dell’intero mondo del lavoro, che ha giudicato i voucher e continua a giudicare questo strumento come una forma di nuova schiavitù, senza tutele e senza diritti. Nella consapevolezza comune di quanti hanno partecipato al presidio a piazza Montecitorio vi è anche la speranza che così si possa aprire una nuova stagione per il lavoro in Italia, a partire proprio da quella Carta dei diritti universali, vera grande e attesa riforma strutturale.

L’intervento di Susanna Camusso al presidio: “Siamo contenti ma non smobilitiamo”

La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, dal piccolo palco del presidio in piazza Montecitorio, ha voluto subito mettere in chiaro che “il primo round l’abbiamo passato ma non finirà oggi. Siamo contenti ma non smobilitiamo”. Camusso ha naturalmente aggiunto che ora “dobbiamo arrivare al voto del Senato e per questo prosegue la mobilitazione per l’effettiva conversione in legge. Ma noi continuiamo perché vogliamo la Carta universale dei diritti del lavoro”. Insomma, non basta cancellare l’obbrobrio dei voucher e ripristinare la responsabilità solidale in materia di appalti, ha detto Camusso, riepilogando “le puntate prcedenti che descrivono il mondo del lavoro in Italia”. “Vogliamo la Carta – ha sottolineato in un altro passaggio – e continuiamo la mobilitazione per cancellare la precarietà”. La segretaria generale ha poi dato appuntamento all’attivo dei delegati della Cgil che avrà luogo sabato al teatro Brancaccio a Roma per decidere come festeggiare la legge. E una volta “conquistata”, la Cgil sarà “in marcia” per la Carta: “L’esperienza di questa campagna – ha concluso – ci ha spiegato che si può”.

Susanna Camusso ad Alfano: “La Cgil non ricatta nessuno. E se si pensa che raccogliere 3 milioni di firme significa ricattare, allora si mette a rischio il funzionamento della democrazia”

La segretaria generale della Cgil ha quindi fatto presente che eventuali interventi di riforma del lavoro accessorio dovranno tener conto della volontà abrogativa espressa da quanti hanno firmato per il referendum, nonché delle proposte messe in campo dal sindacato: nella proposta di legge popolare sulla Carta dei diritti del lavoro, viene affrontato il tema in due articoli (80 e 81, “ormai questi numeri li conoscono anche i bambini” ha ironizzato Camusso, “per quante volte l’abbiamo detto e lo stiamo dicendo”)), con l’obiettivo di contrastare il precariato e garantire diritti ai lavoratori. Secondo Camusso è una “tesi particolarmente ardita” affermare, come alcuni politici, che l’abrogazione dei voucher possa determinare nuovo lavoro nero, perché non si combatte il sommerso producendo altra precarietà. “Mi sembra una propaganda veramente eccessiva”, ha detto Camusso, secondo cui “sarebbe ora che il Paese contrasti il sommerso affermando il principio generale che se fai delle prestazioni sei un lavoratore e devi avere contratto, retribuzione e contributi”. Finalmente – ha concluso – i partiti politici e il Paese discutono di lavoro “anche se ogni tanto bisogna fare a qualcuno un corso di recupero”: l’impegno della Cgil è che il tema del lavoro resti vivo e non scompaia dal dibattito politico. Infine, Camusso non ha esitato a polemizzare con chi, come Alfano e il suo gruppo, ha voluto stigmatizzare il presunto “ricatto della Cgil”. “Bisogna fare attenzione alle parole – ha affermato Camusso – se qualcuno pensa che raccogliere tre milioni di firme significa ricattare, allora si mette a rischio il funzionamento della democrazia. Questo non è il modo di affrontare i problemi. Abbiamo apprezzato – aggiunge – la scelta del decreto, ma non avevamo paura di votare. Semmai, sono altri ad avere paura di votare. Non di certo noi”. Insomma, dalla Cgil una bella lezione di democrazia a chi pensava di poterla utilizzare per scopi propagandistici e di lotta politica.

Il dibattito politico. Sinistra Italiana vota il decreto e con Fratoianni, Airaudo e Placido presenta alcuni punti programmatici sul lavoro

Ma torniamo alle posizione politiche sui voucher, dentro e fuori il dibattito che ha avuto luogo nell’Aula della Camera. Sinistra Italiana aveva illustrato le sue posizioni con una conferenza stampa in anticipo rispetto all’orario del voto ribadendo il proprio voto favorevole al decreto che abolisce i voucher e reintroduce la responsabilità solidale negli appalti, “così come avrebbe fatto, ed eventualmente farà, nelle urne” ai referendum proposti dalla Cgil. Tuttavia, l’eliminazione tout court dei buoni lavoro “rappresenta un solo punto di un programma politico necessario a far uscire l’Italia da una logica di degrado del lavoro”, hanno sottolineato in conferenza stampa alla Camera Nicola Fratoianni,  Giorgio Airaudo e Antonio Placido, presentando anche alcune proposte per contrastare il fenomeno della precarietà. Ecco in sintesi, i punti qualificanti della proposta di Sinistra Italiana: ripristinare le tutele in caso di licenziamento illegittimo del lavoratore; superare le differenze retributive tra uomini e donne; limitare il lavoro occasionale accessorio al contesto familiare e nell’ambito di manifestazioni, solo per inoccupati, pensionati e disoccupati senza indennità; introdurre la flessibilità di accesso alla pensione di vecchiaia, in età compresa tra 63 e 70 anni con meccanismi di solidarietà; facilitare l’accesso alla giustizia dei lavoratori. Queste le proposte avanzate dal gruppo parlamentare. “La nostra proposta di legge è stata l’unica capace di rispondere allo spirito referendario. Vogliamo mettere al centro il tema del lavoro”, ha evidenziato Fratoianni.

La sorpresa: l’astensione dei 5Stelle

Tiziana Ciprini, deputata del Movimento 5 Stelle, ha annunciato in aula alla Camera l’astensione pentastellata sul decreto legge. Ciprini motiva così la decisione del Movimento 5 Stelle: “Voglio rendere omaggio a questo ‘decreto cancella Voucher’, figlio dell’isteria salta referendum, ripercorrendo brevemente la storia dei Voucher in Italia. Nel corso degli anni sono stati fatti ritocchi e ritocchini, ad esempio elevando i limiti economici di utilizzo, allargando ad altre tipologie di attività, come quando nel 2009 se ne è esteso l’utilizzo alle pubbliche amministrazioni per esigenze temporanee ed eccezionali. Ma il capolavoro del trasformismo si raggiunge in questa legislatura, dapprima con il decreto n.76 del 2013 che ha ampliato l’ambito di applicazione dei voucher escludendo che le prestazioni debbano avere natura meramente occasionale e poi con l’opera somma del Jobs Act che ha esteso l’utilizzo dei Voucher per tutte le attività lavorative in tutti i settori produttivi, alzando addirittura il limite dei compensi da 5 mila a 7 mila, per avere come committente tutti, compresi gli imprenditori professionisti, quindi non più solo le famiglie”. Ma quali sono le ragioni vere dell’astensione del gruppo dei 5Stelle? Solito atteggiamento di distanziamento dal Pd e dalle altre forze politiche di sinistra? Il timore di essere scavalcati dalla Cgil? L’evocazione della loro autonoma proposta di legge? La posizione grillina continua a non essere del tutto comprensibile.

Forza Italia: “operazione truffaldina”

“Come definire questa operazione, truffaldina? Un furbesco atteggiamento, un imbroglio, una finzione, un modo inquietante di considerare le istituzioni? Attraverso questo decreto si inventa un altro istituto, una sorta di decreto antagonista, di decreto gincana anti referendum”, ha detto l’onorevole di Forza Italia, Paolo Russo, intervenendo nell’Aula di Montecitorio in dichiarazione di voto finale sulla conversione del decreto legge che abolisce lo strumento dei Voucher, esprimendo il voto contrario di Forza Italia.

Gli alfaniani parlano di “ricatto della Cgil talebana”. Si preparano ad aprire la crisi?

Dulcis in fundo, la provocazione degli alfaniani, che forse potrebbe aprire una crisi di governo. “Non possiamo affidare la riforma del mercato del lavoro alla Cgil”, ha tuonato Sergio Pizzolante, capogruppo di Alternativa popolare in Commissione Lavoro, “e non cederemo ai suoi ricatti, siamo disponibili invece ad un confronto serio con le associazioni di categoria e con i sindacati che non stanno assumendo un atteggiamento talebano e strumentale di guerra al governo. Non neghiamo che ci siano stati utilizzi illegittimi dei voucher ma bisogna colpire gli abusi e non gli strumenti. Anzi, è quantomai necessario dare risposte concrete alle imprese, alle famiglie ed alle associazioni. Abbiamo fatto un accordo con Gentiloni che entro il 15 maggio andremo a colmare il vuoto normativo dato dall’abolizione dei voucher e lo faremo con la nostra proposta di legge”. Se è davvero questo l’impegno di Gentiloni, dal momento che la data finale per l’approvazione del decreto che li cancella è fissata al 16 maggio, sarebbe opportuno che il primo ministro sveli quali accordi ha preso con Alfano. Altrimenti, è solo pura inutile propaganda.

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