Turchia. L’Ocse boccia il referendum “non in linea con gli standard europei”. Trucchi anche nel conteggio nelle schede non vidimate. Erdogan replica a muso duro contro l’Europa

Turchia. L’Ocse boccia il referendum “non in linea con gli standard europei”. Trucchi anche nel conteggio nelle schede non vidimate. Erdogan replica a muso duro contro l’Europa

Gli osservatori internazionali hanno espresso delle riserve sullo svolgimento del referendum costituzionale che ha sancito, nella giornata di ieri, il passaggio al presidenzialismo della Turchia. I rappresentanti dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e l’Osce hanno infatti dichiarato che la campagna elettorale è stata sbilanciata a favore del fronte del ‘si’. “Non c’è stata parità tra le parti in competizione, la campagna per il ‘si’ ha dominato il panorama mediatico. Le restrizioni attuate nei confronti dei media, i giornalisti arrestati e i media chiusi hanno impedito che gli elettori usufruissero di un’informazione equilibrata”, sono state le parole di Cezar Florin Preda, rappresentante della missione congiunta di Osce e Consiglio d’Europa. Segnalato anche uno squilibrio dell’utilizzo di fondi statali a favore del fronte del ‘si’, per poi far notare che lo svolgimento del referendum di ieri non è stato considerato in linea con gli standard europei. In un comunicato gli osservatori hanno dichiarato che “la base legislativa del Paese non è sufficiente a garantire un processo democratico”, per poi entrare nel merito delle schede conteggiate pur non essendo vidimate dall’Authority per le elezioni, secondo la delegazione “un cambiamento dell’ultimo minuto che ha fatto perdere fiducia nella procedura relativa al conteggio dei voti”. I due principali partiti di opposizione, i socialdemocratici del Chp e i filo-curdi del Hdp hanno denunciato la misura adottata dalla Commissioe lo stesso giorno del voto e hanno annunciato che avrebbero fatto ricorso. Ma il rappresentante dell’Osce, secondo l’agenzia France presse, ha detto che “Non parliamo di brogli, non abbiamo prove al riguardo” e “questo non è di nostra competenza”. Tuttavia, ha ribadito, “complessivamente il referendum non è stato all’altezza dei criteri del Consiglio d’Europa”.

Tana De Zulueta, capo missione Ocse in Turchia: “constatata più di una violazione della legge elettorale e della libertà di informazione”

“Un punto che noi solleviamo nel nostro rapporto è il cambiamento delle regole del gioco a gioco iniziato. Intorno alle 4 del pomeriggio, che è l’ora in cui lo spoglio era iniziato all’est del paese, la Commissione elettorale centrale YSK ha emanato una decisione secondo la quale le schede e le buste delle schede non ancora timbrate, che invece per legge devono essere timbrate al momento nel quale vengono controllate e contate nei seggi, sarebbero state valide lo stesso. Il che costituisce una violazione della legge stessa e cambia le regole del gioco a gioco iniziato. E noi sottolineiamo che la decisione dello YSK ha tolto un importante provvedimento di salvaguardia dell’integrità del voto”, ha detto a Radio Radicale Tana de Zulueta, a capo della missione Osce in Turchia, intervistata ad Ankara da Mariano Giustino sul referendum costituzionale. “Oggi abbiamo presentato le nostre conlusioni preliminari che sono eleborate congiuntamente con l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa- ha spiegato De Zulueta- Il primo punto che abbiamo voluto sottolineare è che questa è stata una competizione diseguale, nel senso che la campagna per il Sì ha avuto un ruolo dominante, sia sui media, sia nell’accesso alle piazze, sia per il sostegno molto ben pubblicizzato del capo dello Stato, del primo ministro e di tutti i membri del governo. E non esisteva alcun provvedimento che garantisse una informazione imparziale per il cittadino. Nessuna istituzione dello Stato è stata incaricata di fornire una informazione imparziale, nemmeno il servizio pubblico nazionale”. Al contrario, ha detto ancora de Zulueta, “è stato tolto all’organo che gestisce le elezioni, alla Commissione elettorale suprema, YSK, il potere di sanzioni che aveva. Lo YSK, essendo un organo dello stato costituito da magistrati e giudici in carica, aveva potere giurisdizionale e dunque poteva sanzionare le violazioni dell’equità sui media. Ebbene, questo potere che aveva lo YSK gli è stato tolto per decreto emergenziale”, ha detto ancora De Zulueta.

La reazione del presidente Erdogan contro gli osservatori internazionali: “state al vostro posto”. E rilancia sulla pena di morte

Gli osservatori elettorali internazionali dovrebbero “saper stare al loro posto”, ha detto il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, dopo che essi hanno criticato il referendum costituzionale affermando che non sia stato all’altezza degli standard internazionali. Erdogan ha parlato ai suoi sostenitori fuori dal palazzo presidenziale di Ankara. Per Erdogan, la consultazione mette fine al dibattito sul cambiamento della Costituzione e sull’istituzione del sistema presidenziale nel Paese. Il presidente turco ha evocato la possibilità di un referendum per decidere se continuare o meno il negoziato per l’adesione del paese all’Unione europea. “Ci fanno attendere alla porta da 54 anni. Potremmo rivolgerci al nostro popolo e rispetteremo la sua decisione”, ha detto Erdogan. Alla folla che lo acclamava Erdogan ha poi ripetuto la promessa di fare di tutto per reinstaurare la pena di morte, rispettando così il volere del popolo. “Se il parlamento approva la pena di morte io firmerò senza esitazione, altrimenti faremo un nuovo referendum”. Il presidente ha poi confermato che il nuovo sistema entrerà pienamente in vigore con la legislatura che avrà inizio con le elezioni del 3 novembre 2019.

Anche per il ministero degli esteri turco il giudizio Ocse è “inaccettabile e frutto di pregiudizi”

Il ministero degli Esteri turco ha rifiutato le critiche da parte degli osservatori internazionali in merito allo svolgimento del referendum costituzionale avvenuto ieri definendole “di parte” e “inaccettabili”. In comunicato stampa il ministero degli Esteri turco ha sottolineato che “le valutazioni da parte dell’Ocse sono il riflesso di un approccio parziale e pregiudizi”. Secondo Ankara è “inaccettabile” affermare che il referendum non è stato all’altezza delle norme internazionali.

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